sabato 14 gennaio 2017
Centro Astalli: alcuni vengono usati come baby scafisti
Soli, in fuga e senza protezione: il dramma dei 25mila minori
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Mai così tanti. Mai così soli. Nel 2016 i minori non accompagnati sono stati il 92% del totale dei ragazzini sbarcati. In totale 25.846 bambini e adolescenti arrivati senza alcun adulto di riferimento, il doppio rispetto agli anni precedenti. Nel 2014 essi costituivano il 49% del totale, nel 2015 il 75% (su 16.500) mentre nell’anno appena concluso sono stati il 92% degli oltre 28mila minori sbarcati. I dati li ha elaborati la fondazione Ismu in vista della Giornata mondiale del Migrante che verrà celebrata domani. Cifre a cui bisognerebbe poi aggiungere quelli che arrivano attraverso i valichi terrestri, un numero anche questo in continuo aumento, anche se non conosciuto, come ha riferito Maria Caprara, responsabile della struttura di missione per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, nel corso di un’audizione alla Commissione d’inchiesta sui migranti. Poi c’è il nodo dell’età: proprio ieri un cartello di associazioni (tra le sigle anche Caritas, Acnur, Asgi, Acli, Save the Children e Fondazione Migrantes) ha chiesto chiarezza, ricordando che il 6 gennaio è entrato in vigore un regolamento che definisce i meccanismi per la determinazione dell’età dei minori non accompagnati vittime di tratta.

«Se erroneamente identificati come maggiorenni, infatti, questi adolescenti non vengono accolti in strutture per minori e spesso vengono lasciati per strada, con l’elevato rischio di essere vittime di sfruttamento a scopo sessuale o di altro tipo ». Da qui la necessità di rendere omogenea la normativa per tutti i profughi under 18. I minori non accompagnati, informa l’Ismu, hanno rappresentato nel 2016 il 14,2% dei 181mila migranti giunti via mare, mentre costituivano l’8% nel 2015 e il 7,7% nel 2014. Al contrario sono diminuiti i minori arrivati in Italia con i genitori: 13mila nel 2014 (molte le famiglie siriane), mentre nel 2016 sono stati 2.400. «È evidente – ha sottolineato nei giorni scorsi Caprara – la nostra difficoltà a costruire un sistema d’accoglienza quando il numero dei beneficiari è in crescita tanto forte. I sindaci hanno problemi a gestire la situazione». Alla Commissione europea è stato così chiesto un aiuto finanziario e Bruxelles ha stanziato 13 milioni di euro. Per l’accoglienza di ciascun minore straniero non accompagnato lo Stato prevede una spesa di 45 euro al giorno. Della maggior parte di essi, però, si perdono le tracce. E questo nonostante i dati riferiti ai ragazzi segnalati alle autorità e che risultano presenti e censiti nelle strutture di accoglienza, evidenzino un aumento nel triennio 2014-2016: se al 31 dicembre del 2015 erano presenti 12mila minori non accompagnati, il 13% in più rispetto all’anno precedente, a fine novembre 2016 si contavano oltre 17mila giovani ospitati presso famiglie e strutture di accoglienza su tutto il territorio nazionale, di cui il 40% nella sola Sicilia, principale regione di sbarco. A spanne, vuol dire che di oltre 8mila si sono perse le tracce, forse in viaggio verso altri Paesi oppure inghiottiti dai business criminali.

«Sebbene la presenza di minori stranieri nel nostro Paese appaia ormai consolidata, in crescita e supportata da interventi indirizzati a facilitare processi di integrazione sempre maggiori, merita particolare attenzione – insiste l’Ismu – il segmento di minori che vivono nel nostro Paese senza genitori e che negli ultimi anni ha registrato un significativo aumento e a cui va data speciale considerazione ». Un maggiore aiuto era atteso dagli altri Paesi Ue, ma il piano di ricollocamento è finora risultato fallimentare. I dati disponibili al 30 dicembre 2016, spiega la Fondazione Ismu, indicano che complessivamente dall’Italia sono stati ricollocati in Europa 2.654 richiedenti asilo (su un totale di 39.600 previsti entro il 2017) e 6.212 dalla Grecia al 6 dicembre (su 66.400). Tra questi, quasi nessun minore non accompagnato. Sempre più spesso i ragazzini vengono mandati allo sbaraglio dai trafficanti. È sempre più drammatico, denuncia il Centro Astalli, il fenomeno dei 'baby-scafisti', minori reclutati dalle organizzazioni criminali «e che dunque si trovano in un ruolo di apparente responsabilità – spiegano dal servizio per i rifugiati dei Gesuiti - in situazioni di violenza estrema come quelle delle traversate attraverso il Canale di Sicilia».

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