domenica 14 gennaio 2018
I programmi delle diverse formazioni politiche sui migranti, il tema più scottante delle prossime elezioni di marzo
Il salvataggio in mare di alcuni migranti (Reuters)

Il salvataggio in mare di alcuni migranti (Reuters)

Cociancich (Pd): «Urge ripristinare le quote d'ingresso e i flussi regolari»

di Vincenzo R. Spagnolo

«Tutelare la dignità dei migranti significa tutelare la nostra stessa dignità. Le logiche di chi propugna una visione di chiusura delle frontiere non sono in grado di governare i flussi». Senatore del Pd, avvocato ed educatore scout, nella legislatura appena conclusa Roberto Cociancich ha seguito con attenzione temi inerenti ai diritti umani e alle politiche migratorie.

Nella prossima legislatura, quali saranno le vostre priorità rispetto alla questione migratoria?
Per parte mia, ritengo che, col suo accorato appello, Papa Francesco abbia messo a fuoco i punti cruciali di una agenda politica: accoglienza, protezione, promozione umana e integrazione. E ancora il Santo Padre e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ricordano come, nella gestione di un problema complesso come i flussi migratori, si misuri il grado di civiltà della nostra società.

Ma nella stessa Ue, mentre l’Italia è in prima linea nei salvataggi in mare, altri Stati alzano muri...
È necessario riaffermare i principi fondativi dell’Ue, fissati nei Trattati di Lisbona: accoglienza, tolleranza e valorizzazione delle differenze. L’obbligo di solidarietà verso i migranti è inderogabile, chi si mette al di fuori di questa logica va sanzionato.

I corridoi umanitari evitano ai richiedenti asilo di finire in mano ai trafficanti. Andrebbero potenziati?
Sono uno strumento efficace, ma per piccoli gruppi e in situazioni eccezionali. La via maestra resta la riattivazione dei flussi regolari e delle quote d’ingresso dai vari Paesi. Lo Stato deve poter governare i flussi, non lasciarli nel disordine e nel caos, per assicurare il controllo e la sicurezza delle frontiere. Ciò garantirebbe anche la possibilità, a chi aspira a contribuire col lavoro alla crescita del nostro sistema economico, di farlo alla luce del sole. In modo che possa pagare le tasse, formarsi ed eventualmente anche decidere di rientrare in patria, se l’esigenza lavorativa è conclusa.

È la logica che ispira il progetto della Cei «Liberi di partire, liberi di restare».

Ed è una visione essenziale, rispetto al nodo immigrazione. Chi lavora per costruire una società aperta, la fortifica, mentre le società chiuse sono inevitabilmente più fragili. In una tale ottica, diventa essenziale incentivare la cooperazione a livello europeo con l’Africa, in termini di investimenti ma anche di contrasto comune al traffico di esseri umani e di lotta al terrorismo.

Sono gli obiettivi, secondo il premier Gentiloni, della missione militare in Niger, su cui il Parlamento sta per votare. Lei la sosterrà?

È un impegno oneroso, ma necessario. È un’area strategica dove alcuni Stati, come Francia e Germania, sono già presenti. E l’ingresso dell’Italia rafforza la dimensione europea dell’intervento.


Brescia (M5S): «Bene i corridoi umanitari. No alla missione in Niger»

di Luca Mazza

«Non siamo per accogliere tutti, ma neppure per respingere tutti. Coloro che hanno diritto a essere accolti, secondo quanto stabiliscono le commissioni territoriali, devono essere inseriti in percorsi che siano davvero di integrazione». Giuseppe Brescia – parlamentare del M5S (e in corsa per un secondo mandato) nonché vice presidente della commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione – sintetizza così la linea dei Cinque Stelle sull’immigrazione.
Nel messaggio per la Giornata, il Papa invita i governanti ad affrontare la questione migratoria raccomandando 4 azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Il M5S come risponde a tale richiamo?

Premetto che sono ateo, ma nel messaggio del Papa trovo indicazioni sagge. Si tratta di inviti chiari e specifici che possono essere seguiti con politiche razionali su questo fronte.
I corridoi umanitari si sono rivelati un meccanismo efficace? Qual è il suo giudizio sull’iniziativa lanciata dai vescovi italiani: "Liberi di partire, liberi di restare"?
Come M5S siamo assolutamente favorevoli ai corridoi umanitari: permettono di far arrivare in Italia le persone che hanno davvero necessità e in totale sicurezza. Sul progetto della Cei non si può che condividerne l’approccio, basato sui valori di solidarietà, giustizia, democrazia e pace. Attraverso il lavoro di persone competenti possono essere innescate dinamiche virtuose e in grado di raggiungere il difficile obiettivo dell’integrazione.
La prossima settimana il Parlamento sarà chiamato a esprimersi sulla missione in Niger. Il M5S che cosa farà?
Stiamo ancora elaborando una posizione definitiva, ma credo proprio che voteremo contro perché riteniamo che gli interventi militari non siano la soluzione per contrastare i trafficanti. Semmai occorre lavorare con consolati e ambasciate e mettere in campo una delicata azione diplomatica. Bisogna trattare con i capi di stato, partendo ovviamente da chi rispetta i diritti umani. Una priorità europea è il reale superamento del regolamento di Dublino, mentre a livello nazionale vanno riformati i centri di accoglienza. Come? Con un’accoglienza diffusa, che significa "no" ai grandi centri nelle metropoli e "sì" a strutture nei piccoli comuni gestite da coop e personale adeguati.
Dall’abrogazione del reato di clandestinità nel 2013, fino allo Ius soli e ius culturae: spesso in 5 anni di legislatura vi siete divisi sui temi migratori. Come fa ora M5S a garantire una posizione compatta?
Le divergenze ci sono state e ci saranno ancora. Sull’eliminazione del reato di clandestinità l’ultima parola spettò agli iscritti. A cui possiamo rivolgerci anche in futuro.


Gasparri (Fi): «Intervenire in Africa e la Ue faccia il suo. Sì a piano Marshall»

di Angelo Picariello

C’è tanto da salvare in questa gestione ultima del tema immigrazione del governo Gentiloni. «Anzi. Noi abbiamo contribuito in modo decisivo a questo cambio di rotta», rivendica il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia. «Io e Paolo Romani - ricorda - abbiamo chiesto e ottenuto dal presidente della commissione Difesa Nicola Latorre un’indagine conoscitiva sulle Ong, ancora prima delle indagini dei magistrati siciliani».

Ma non si rischia così di criminalizzare le Ong?

Il soccorso in mare va assicurato, in base alla Convenzione di Amburgo, il portarsi fin nei pressi delle coste libiche invece diventa, di fatto, un incoraggiamento al traffico di persone. Bisogna evitare insomma che l’attività umanitaria sconfini nell’aiuto di fatto ad attività lucrative criminali. Abbiamo fatto le audizioni, abbiamo ipotizzato un regolamento, che poi è stato votato all’unanimità. Quella è stata la svolta che ha fatto diminuire gli sbarchi, ma tutto è nato da una nostra iniziativa, di cui si è fatto garante ed attuatore Minniti.
Come si sta procedendo, a suo avviso?
Bene, con alti e bassi. Si dice ora che ci sono problemi nei campi in Libia. Ma vigilare è compito dell’Onu, che deve intervenire già nei luoghi di partenza dei migranti. Ora ci vorrebbe un’azione più incalzante, accordi bilaterali, rilanciando quello che Berlusconi ha chiamato Piano Marshall per l’Africa. Tocca all’Unione europea intervenire con robusti finanziamenti. L’Italia ha speso per l’accoglienza 5 miliardi. Se ridicessimo le spese a un solo miliardo potremmo arrivare a risparmiarne 2 e altri 2 investirli lì, in Africa, moltiplicando gli effetti positivi.
Questo patto con la Francia come la giudica?
La Francia ha grandi responsabilità sull’implosione della Libia, poi chiude le sue frontiere a Ventimiglia. Bene ora questo asse, ma occhi aperti, perché la Francia cura molto bene i suoi interessi in Nord Africa dove siamo presenti storicamente anche noi.
Come giudica, ora, la missione in Niger?
Forza Italia ha già chiarito che ne condividiamo la filosofia e in Parlamento daremo il nostro contributo, come sempre. Naturalmente vorremo vedere i dettagli. Le missioni umanitarie lavorano spesso più con i mestoli che con i mitra, ma bisogna aver chiaro che non sempre anche gli altri lavorano con i mestoli.
La politica dei corridoi umanitari andrà implementata?
Se ci sono rifugiati veri è giusto accoglierli. Debbono però essere interventi mirati, in numeri limitati e costi sopportabili. Ci debbono essere delle quote concordate con l’Europa, e debbono essere riservate ai veri rifugiati.


Simoni (Leu): «La Bossi-Fini è deleteria, ora va abolita»

di Roberta d’Angelo

Ci sta un punto di partenza inderogabile per ripensare la politica sui migranti: «Abolire la Bossi-Fini, che di fatto ha reso l’immigrazione regolare impossibile creando masse di "fuorilegge", colpevoli solo di spostarsi da un Paese all’altro». Elisa Simoni, Leu, illustra le proposte del partito di Grasso e promuove la campagna della Cei: «Parte da un’idea giusta: favorire la possibilità dei migranti di rimanere nel loro Paese, dotandoli di strumenti di crescita; fare in modo che chi è costretto a partire non patisca un’odissea di violenza; e, infine, facilitare l’integrazione.

Le vostre proposte sono simili?
Le nostre proposte non sono diverse. La realtà pura e semplice è che fermare l’immigrazione è impossibile e, alla lunga, dannoso per la nostra economia. Quindi, governarla, favorire l’integrazione e creare comunità di origine straniera ben radicate nella nostra democrazia è essenziale per un’Italia moderna e plurale.
Quindi la Bossi-Fini ha fallito?
È una legge deleteria. Noi dobbiamo costruire un sistema di immigrazione in cui un migrante debba pagare poche centinaia di euro per un biglietto alle compagnie aeree e non migliaia di euro alle mafie di tutto il mondo; un sistema in cui i migranti siano visibili e legali, che ci aiuti a cancellare per sempre la vergogna delle tragedie in mare e della schiavitù nel nostro Paese, frutto entrambe dell’illegalità e dell’invisibilità. I rifugiati, chi scappa da una guerra, è invece in mano alla criminalità.
I corridoi umanitari sono la soluzione?
Certo. È necessario creare dei corridoi umanitari veri e convincere l’Europa a riconoscere l’impatto di queste migrazioni sui Paesi di confine dell’Unione. Chiederemo che venga rivisto il sistema di asilo che ora obbliga a chiedere lo status di rifugiato nel primo Paese di accoglienza. E, insieme, vogliamo fare tesoro e stabilizzare il modello decentrato di accoglienza del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Solo in futuro sapremo valutare quanto sia stato importante questo modello di accoglienza e integrazione.
La prossima settimana il Parlamento voterà la missione in Niger. Leu come si schiera?
È sbagliato, tatticamente e in linea di principio, confondere la lotta ai gruppi terroristici attivi nel Sahel con la lotta contro il traffico di esseri umani. Si rischia di far passare come attività anti-terrorismo quello che è un tentativo di bloccare i flussi verso la Libia.


Molteni (Lega): «Ok alla protezione ma solo a quella adottata dall'Acnur»

di Davide Re

La Lega apre all’aiuto alle persone in fuga dalla guerra ma all’interno di un contesto di regole nuove e più rigide rispetto a quelle attuali. Mentre chiude in modo netto all’immigrazione di carattere economico in quanto «in questo momento storico – spiega Nicola Molteni, parlamentare uscente del Carroccio –, non ci sono le condizioni per offrire condizioni dignitose, come casa e lavoro, a chi arriva qui. È inutile e dannoso per tutti illudere le persone che arrivano da altri Paesi...». Non solo, secondo Molteni la legge Bossi Fini è da aggiornare e potenziare, per esempio con l’estensione del permesso di "soggiorno a punti" a tutti i migranti, e non come adesso, «dove questo documento è riservato ai soli lavoratori stagionali, agli sportivi e agli studenti universitari».

La Conferenza episcopale italiana ha appena lanciato una campagna di protezione a favore dei migranti chiamata "Liberi di partire, liberi di restare". Voi siete favorevoli ai corridoi umanitari?

Sì e lo siamo sempre stati ma solo sotto determinate condizioni. Non siamo per l’accoglienza a "scatola chiusa".

Si spieghi meglio...

Noi siamo per la cancellazione di quella che ad oggi in Italia è definita come "protezione umanitaria". Questo perché non è una forma di protezione internazionale. È una forma di protezione residuale poco incidente nei fatti ma molto incidente nei numeri, introdotta dal governo Prodi nel 2006. Ecco se il modello che si vuole usare è questo diciamo no. Se invece si rispettano i parametri adottati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) allora il discorso è molto diverso, perché si tratta di situazioni come la tutela dei minori, delle donne incinta, delle persone che fuggono per davvero dalla guerra. E ovvio che queste persone vanno distribuite in tutta Europa in modo vero e non come avviene oggi. Gli accordi di Dublino vanno rivisti.

Il fenomeno delle migrazioni è ben più ampio, non si può ridurre tutto a protocolli e norme, ci sono anche situazioni contingenti da valutare...

Solo il 10% dei richiedenti asilo ottiene davvero lo status di protezione. Ciò significa che i restanti che non hanno i requisiti sono migranti economici. Ecco noi pensiamo che il Paese non abbia bisogno di nuovi migranti economici. I regolari in Italia sono attualmente 5 milioni, non siamo certo un Paese razzista. Anzi. Tuttavia ci sono anche almeno 500mila irregolari ed è per questo che siamo per norme precise da rispettare e per la promozione di rimpatri volontari assisti o rimpatri forzosi.


Binetti (Noi con l'Italia): «Per creare un'accoglienza diffusa stop a cultura dei Centri di espulsione»

di Angelo Picariello

Paola Binetti, deputata dell’Udc, confluita nel progetto "Noi con l’Italia", assicura che la sua componente farà sentire il suo peso nel centrodestra per una gestione equilibrata del tema migranti, che non faccia mancare il valore dell’accoglienza. «Intendiamo lavorare in due direzioni, uno volto a garantire l’integrazione per chi è già con noi, un altro a dare accoglienza a chi è in fuga dalla sua terra».

Sarà possibile conciliare la vostra visione con quelle degli alleati?
Questa è la grande sfida che ci poniamo come quarto polo del centrodestra. Noi condividiamo molti dei punti programmatici degli alleati, ma conserviamo alcuni punti identitari nostri, che guardano a quella cultura dell’accoglienza che che ci raccomanda il Papa. Per noi vale lo slogan del Giubileo del 2000: «Ero straniero e mi avete accolto». È una cultura che intendiamo portare in tutta la coalizione attraverso il metodo del dialogo e della gradualità.
Ci sarà spazio per implementare la politica dei corridoi umanitari?
I corridoi umanitari sono un’ottima iniziativa a patto che una volta condotti in porto si sappia chi si occupa di queste persone, che non possono essere condannate all’inattività. Ma occorre anche creare condizioni di sviluppo e occasioni di lavoro già nei Paesi di provenienza. L’Africa, quanto a risorse energetiche e materie prime, è infinitamente più ricca dell’Italia, dobbiamo impegnarci a insegnare a queste popolazioni come sfruttare le loro risorse, evitando tentazioni neo-colonialiste. Nel frattempo, però, non possiamo permettere che questa gente muoia in mare. Non esiste "la" soluzione. Si deve ripartire da quanto di buono è stato avviato e superare la cultura dei centri di accoglienza o - peggio - dei centri di identificazione ed espulsione.
Che alternative indica?
Parlavo con suor Eugenia Bonetti, del movimento No more slave (non più schiave), che sta mettendo in atto tutt’una serie di iniziative anche di rimpatrio qualificato e assistito di queste nigeriane che arrivano in Italia e finiscono vittime della prostituzione, aiutate a dar vita a micro-imprese. Ci sono tante comunità religiose all’opera che vanno aiutate nella loro opera meritoria. L’obiettivo cui puntare deve essere un’accoglienza diffusa, evitando di implementare non-luoghi in cui queste persone "scompaiono" deluse per un’accoglienza che non c’è stata.
La missione in Niger sarà continuata da un governo di centrodestra?
Non sono soluzioni di destra o di sinistra, ma di tutti. Ognuno deve dare il suo contributo, su questi temi.


Dellai (Civica Popolare): «Non calare progetti dall'alto, bisogna saper coinvolgere le comunità locali»

di Diego Motta

Alla «cattiva politica» che si nutre di paure e che tanto si agita in questa campagna elettorale, è necessario rispondere in modo quasi pedagogico. «Le nostre comunità vanno prese per mano e ricondotte sul sentiero di un nuovo umanesimo, a maggior ragione quando ci troviamo di fronte a temi epocali come quello delle migrazioni» osserva Lorenzo Dellai, presidente di Democrazia Solidale e tra i promotori di Civica Popolare.

Nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, Francesco indica quattro azioni fondamentali da seguire: quelle dell’accoglienza, della protezione, della promozione e dell’integrazione di chi è straniero rispetto alle nostre comunità. La politica come può farsi carico di tutto questo?

I quattro verbi usati dal Papa costituiscono una filiera di valori e di pensiero, sono i segnali da seguire su un percorso impegnativo. La politica è stata inventata dall’uomo per superare le paure che attraversano i grandi momenti di trasformazione della storia. Questo è uno di quei momenti. A noi tocca interpretare un fenomeno che si presenta oggi con particolare intensità. Credo debba diventare un tema strutturale per le nostre comunità, al punto da richiedere un grande investimento culturale e di formazione.

In realtà l’arrivo dei profughi è diventato nell’ultima legislatura uno strumento di bassa propaganda politica.

È vero, il rischio disinformazione è grande. L’Italia non è affatto oggetto di un’invasione e il fenomeno è gestibile secondo principi di civiltà e di serietà. Però nessun Paese può pensare di farcela da solo. Da questo punto di vista, vedo segnali di risveglio da parte dell’Europa.

Corridoi umanitari, progetti di cooperazione, accoglienza diffusa: la Chiesa e il mondo del terzo settore sono in campo da tempo.

Non solo l’Italia, ma anche l’Europa dovrà spingere sempre di più sul modello dei corridoi umanitari, intesi come forma sicura e garantita di accesso al Vecchio continente. L’obiettivo resta la stabilizzazione dei Paesi africani: serve un grande piano Marshall per il Mediterraneo. Poi dovrà scattare il processo di accoglienza e integrazione a valle: ci sono tante zone dell’Italia in cui sarebbe possibile garantire l’ospitalità, basti pensare a tanti paesi in via di spopolamento.

Come impedire che tanti continuino a speculare sulla pelle dei migranti?

Esiste un problema di qualità dell’accoglienza: spesso non c’è alcun rapporto tra chi arriva e le comunità locali, quando invece sarebbe fondamentale un coinvolgimento immediato. Sindaci e cittadini vanno responsabilizzati e non devono essere solo destinatari di progetti. Va recuperata una visione, l’unica in grado di distruggere tante mistificazioni e di costruire consenso sociale.

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