martedì 6 giugno 2023
Il promotore di Giustizia vaticano, audito al Senato in merito all'organismo parlamentare d'inchiesta sulla scomparsa dichiara la sua contrarietà. "Irrituale - aggiunge - la mia convocazione".
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"Ritengo che in questo momento aprire una terza indagine che segue logiche e forme diverse dall'autorità giudiziaria, sarebbe una intromissione anche perniciosa per la genuinità delle indagini in corso". Lo ha detto questa mattina, martedì 6 giugno, il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, audito informalmente in Senato in vista del voto sulla commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. "Purtroppo - ha aggiunto - un eccesso di interesse dell'opinione pubblica può costituire un inquinamento della genuinità del lavoro che stiamo svolgendo in collaborazione con la procura di Roma". Le dichiarazioni del pm vaticano hanno suscitato immediata eco, con vari commenti politici. Ma il caso riguarda anche i rapporti tra Italia e Santa Sede, poiché la convocazione di Diddi è stata fatta non seguendo i canali stabiliti dal diritto internazionale, ma in modo giudicato irrituale da Oltretevere e questo è stato fatto notare anche con una lettera del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, letta da Diddi durante la sua audizione.

"La convocazione non è stata corretta sia dal punto di vista della forma che della sostanza", scrive infatti il porporato nella missiva rivolta alla I Commissione del Senato. L'audizione era "finalizzata ad avere informazioni da un pubblico ufficiale di uno Stato estero". Tuttavia, il via libera all'audizione di Diddi è stato dato dal Vaticano nella "speranza di arrivare a un definitivo chiarimento sul caso", osserva il cardinale Parolin nella lettera, sottolineando che la presenza di Diddi "non può essere considerato un precedente" e "in futuro, quando le autorità italiane vogliono avere informazioni, dovranno essere osservate tutte le formalità previste dal diritto internazionale". Diddi ha infatti riferito "che ci sono regole istituzionali sempre seguite fino ad oggi e che avrebbero imposto la convocazione con altre forme, non con una mail e una telefonata alla mia segreteria privata. La Segreteria di Stato inizialmente era contraria perché non ero stato convocato per vie ufficiali, io ho espresso la mia personale opinione rimarcando l'irritualità della convocazione" ma ho sottolineato che "era opportuno che fossi presente".

"Sbalordimento e forte rammarico per le considerazione di Diddi" in merito all'opportunità di istituire la Commissione parlamentare, sono state espresse senatore Dario Parrini (Pd), intervenuto in I Commissione al Senato. Secondo l'esponente dem, si va sindacando "non sul modo in cui dovrebbe lavorare la Commissione, ma su uno strumento legislativo che l'ordinamento italiano prevede. Sono affermazioni pesantissime che toccano il parlamento. Spero che la Commissione si faccia, sarebbe un clamoroso boomerang se non si facesse".

Di diverso avviso il senatore Maurizio Gasparri (Fi), secondo cui occorre "massima cautela non perché non si vuole la verità" ma per il rischio che "si aprano dei conflitti". Comunque, ha aggiunto, "se questa Commissione si farà, chiederò di farne parte per vigilare che non diventi un ventilatore mediatico".

Ascoltato anche il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, che, pur non entrando nel merito della necessità di istituire la commissione, ("non può che essere una scelta del parlamento"), ha invitato alla prudenza al fine non "non offrire palcoscenici a chi già in passato ne ha fatto uso". Lo Voi ha inoltre detto che con la magistratura vaticana c'è "collaborazione e reciproco impegno a condividere il riserbo più assoluto". L'obiettivo, secondo il procuratore, "è fare il possibile tenendo conto che sono passati 40 anni" e "si sono svolte indagini a 360 gradi su tutti i temi venuti fuori". L'indagine, infatti, è stata ripresa "pur rendendoci conto della pesantezza del tempo trascorso" e che "non è facile".

Analogamente anche Diddi ha spiegato che da parte vaticana c'è "tutto l'interesse a contribuire, ove possibile, alla ricerca della verità. In questi anni sono stati scritti e sono state dette tante cose. Il mandato che ho ricevuto è quello di dare ampia e totale incondizionata assistenza all'autorità giudiziaria italiana".

Ascoltato anche Giuseppe Pignatore, che però ha fatto notare: "Non so con quale qualifica sono stato invitato, come presidente del Tribunale vaticano faccio mie le osservazioni del promotore Diddi, io non c'entro nulla, le indagini le sta facendo il promotore di giustizia, è un ufficio del tutto autonomo, e il segreto è anche nei miei confronti. Sotto il profilo del già procuratore di Roma dal 2012 al 2019, ho trovato le varie sentenze di non luogo a procedere e ho vistato, non ero io il titolare dell'inchiesta, il procedimento di archiviazione che ha concluso anche per la scadenza dei tempi, la richiesta di archiviazione poi è stata accolta dal gip, e confermata anche dalla Cassazione". Pignatone ha quindi aggiunto: "Alla domanda a cui tutti stiamo rispondendo senza che sia stata fatta, mi limito a sottoscrivere quanto ha detto Lo Voi e aggiungo una postilla. Una perplessità sul testo. Qua il problema è la ricostruzione veritiera dei fatti, è chiaro che se non se non abbiamo la ricostruzione dei fatti, diventa affidata all'arbitrio o impossibile, perché i fatti secondo tizio sono andati in un modo, e secondo caio in un altro. Auspico una stesura migliore, per il resto faccio mie le parole con sofferenza pronunciate da Lo Voi".

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