L'appello: l'Ue non chiuda gli occhi sulle violazioni di Israele
Venti personalità europee sottoscrivono un documento per chiedere provvedimenti concreti per il governo di Tel Aviv

Venti firmatari: ex primi ministri e presidenti del Consiglio - come gli italiani Romano Prodi e Massimo D’Alema -, europarlamentari, funzionari e diplomatici. Un unico appello: che l’Europa si svegli dal lungo sonno in cui è rimasta impantanata negli ultimi anni e agisca per fermare Israele.
L'Unione europea si fonda sullo Stato di diritto e le sue leggi e gli accordi internazionali sono vincolanti per gli Stati membri.
È allarmante che oggi la credibilità dell’Ue agli occhi dei propri cittadini ed elettori – e della maggior parte del mondo – sia minata dalla sua incapacità di dimostrare leadership morale e politica nel sostenere il diritto internazionale e, in particolare, nell’applicare i termini giuridici dell’Accordo di associazione Ue-Israele.
L'articolo 2 di tale accordo di associazione richiede che le relazioni tra l'UE e Israele, così come tutte le disposizioni dell'accordo stesso, si basino sull'elemento essenziale del trattato, ovvero il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.
Chiaramente questo requisito non è soddisfatto.
Gli attacchi efferati del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas e di altri gruppi armati contro cittadini israeliani e di altre nazionalità non possono giustificare le azioni del governo israeliano nel decimare Gaza e violare sistematicamente i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Gli attacchi militari di Israele a Gaza hanno ucciso almeno 73.000 persone, tra cui oltre 21.500 bambini, dall’ottobre 2023. Oltre 900 palestinesi sono stati uccisi dal “cessate il fuoco” dell’ottobre 2025.
La Corte internazionale di giustizia (Icj) ha già stabilito che esiste un rischio reale di danni irreparabili ai diritti dei palestinesi ai sensi della Convenzione sul genocidio, mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto nei confronti di leader israeliani per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Ciononostante, il governo israeliano continua a ostacolare la fornitura degli aiuti umanitari necessari ai palestinesi di Gaza, compresi quelli dell’Unrwa e delle Ong internazionali, mentre allo stesso tempo annienta i mezzi di produzione di cibo e acqua dei palestinesi, devastando i loro terreni agricoli e distruggendo bacini idrici e impianti di desalinizzazione. Dopo aver costretto i palestinesi a vivere in condizioni squallide e disumane, il governo israeliano intende ora comprimere ulteriormente l’intera popolazione di Gaza in appena il 30% del loro territorio, già gravemente sovraffollato, esercitando ulteriori pressioni sui residenti palestinesi, già in difficoltà, affinché abbandonino definitivamente la loro patria.
Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato che tutti gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, che attualmente ospitano almeno 750.000 persone, sono illegali e devono essere smantellati. Il governo israeliano ha ignorato questo parere e continua invece a promuovere attivamente l’ulteriore annessione di terre palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme est, tra l’altro alimentando e sostenendo l’aumento della violenza da parte di estremisti impegnati a sottrarre ulteriori terre e a sfrattare i palestinesi dalle loro case. A peggiorare le cose, il governo israeliano sta preparando ulteriori espropri di terreni nel distretto E1 e nell’Area C con l’obiettivo di dividere in due la Cisgiordania e minare la soluzione dei due Stati, sostenuta dall’Ue e dalla stragrande maggioranza dei membri dell’Onu.
Le prove sono schiaccianti: il governo israeliano agisce in totale impunità nel perseguire gli sfollamenti forzati per far posto a insediamenti illegali, oltre ad altre politiche discriminatorie contro i palestinesi.
L’Unione europea non può restare a guardare. Deve ora agire con urgenza per attuare raccomandazioni come quelle formulate ripetutamente dal luglio 2025 in una serie di dichiarazioni pubbliche da parte di un gruppo composto ormai da oltre 460 ex ministri, ambasciatori e alti funzionari europei. Nello specifico, l’Ue deve sospendere l’accesso commerciale preferenziale di Israele previsto dall’Accordo di associazione Ue-Israele, incidendo così su un terzo del commercio totale di merci di Israele con il resto del mondo. Ciò richiede la leadership della Commissione europea e del Servizio europeo per l’azione esterna che, in linea con la prassi passata, dovrebbero proporre che queste misure siano adottate con voto a maggioranza qualificata degli Stati membri dell’Ue. Nel frattempo l’Ue deve agire immediatamente per impedire che tutte le esportazioni provenienti dagli insediamenti illegali in Cisgiordania entrino nell’Ue. Parallelamente, dovrebbe essere esteso l’elenco dei ministri, funzionari, individui ed entità israeliani sanzionati, associati agli insediamenti e soggetti a divieti di visto e congelamento dei beni. L’Ue dovrebbe inoltre sospendere la partecipazione di Israele ai programmi di ricerca e ad altri programmi dell’Ue qualora enti pubblici e privati israeliani violino il diritto internazionale e interrompere il commercio di beni militari e a duplice uso.
Affinché l’Ue possa adottare queste misure, il piccolo numero di Stati membri dell’Ue che ha costantemente bloccato le azioni contro il governo israeliano dovrebbe allinearsi all’opinione della maggioranza e consentire l’adozione delle misure.
In breve, l’Ue deve smettere di chiudere gli occhi di fronte agli orrori che il governo israeliano sta infliggendo ai palestinesi, in chiara violazione dell’Accordo di associazione Ue-Israele. La mancata azione ora non farà altro che indebolire ulteriormente la posizione e l’influenza dell’Ue a livello globale, in un momento in cui è necessaria un’Unione forte e unita per difendere l’ordine multilaterale, nonché i valori e gli interessi europei.
Firmato:
1. Massimo D'Alema – già presidente del Consiglio dei ministri d'Italia
2. Robert Golob – già primo ministro della Slovenia
3. Stefan Löfven – già primo ministro della Svezia
4. Romano Prodi – già presidente del Consiglio dei ministri d'Italia e già presidente della Commissione europea
5. Leo Varadkar – già Taoiseach (primo ministro) dell'Irlanda
6. Joaquín Almunia – già vicepresidente della Commissione europea e già ministro del governo spagnolo
7. Enrique Barón Crespo – già presidente del Parlamento europeo e già ministro del governo spagnolo
8. Josep Borrell – già presidente del Parlamento europeo, già alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e già ministro degli Esteri della Spagna
9. Laurens-Jan Brinkhorst – già vice primo ministro e ministro (con diversi incarichi) dei Paesi Bassi
10. Willy Claes – ministro di Stato e già vice primo ministro e ministro degli Esteri del Belgio
11. Pat Cox – già presidente del Parlamento europeo e già leader del gruppo liberale democratico e riformatore al Parlamento europeo
12. Herta Däubler-Gmelin – già ministra della Giustizia della Germania
13. Sigmar Gabriel – già vicecancelliere della Germania e già ministro degli Esteri
14. Slavko Gaber – già ministro del governo sloveno (con diversi incarichi)
15. Eamon Gilmore – già Tánaiste (vice primo ministro) e ministro degli Esteri dell'Irlanda; già rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani
16. Erato Kozakou-Marcoullis – già ministra degli Esteri di Cipro
17. Mogens Lykketoft – già ministro degli Esteri della Danimarca e già presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
18. Poul Nielson – già commissario europeo e già ministro del governo danese
19. Emilija Stojmenova Duh – già ministra del governo sloveno
20. Margot Wallström – già prima vicepresidente della Commissione europea e già ministra degli Esteri della Svezia
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