La rivolta dei minorenni: bilancio di un weekend di saccheggi e guerriglia a Milano
di Redazione
Anche domenica centinaia di giovanissimi, molti incappucciati e vestiti di nero, hanno assaltato negozi e sfondato vetrine intorno a Piazza Duomo. Disordini anche in altre città italiane e Meloni convoca un vertice sull'ordine pubblico

Felpa nera, cappuccio calato sulla testa e – molto spesso – neanche 18 anni compiuti. È questo il ritratto dei protagonisti delle violenze che per due giorni hanno trasformato il centro di Milano in un campo di battaglia. Anche domenica, come già successo il giorno precedente, centinaia di giovanissimi, molti con il volto coperto, si sono dati appuntamento via social e hanno preso d’assalto le vie dello shopping, spaccato vetrine e saccheggiato negozi e supermercati. In gruppetti da dieci e venti persone ieri hanno fatto incursioni in via Torino, Corduso e corso Garibaldi e – in pochi minuti – lanciato sedie, tavolini e transenne contro le vetrine di Foot Locker e Champions, svaligiato un supermercato Carrefour, infranto Levi’s con il manubrio di un monopattino. Saccheggiati anche Under Armour e Decathlon mentre per le strade si rovesciavano cestini, biciclette e arredi urbani. Al lancio di oggetti la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni, mentre la Galleria Vittorio Emanuele è stata blinata e il Duomo chiuso in anticipo ai turisti. In serata il bilancio è stato di 200 persone fermate per accertamenti, di cui l’80% minorenni e molte delle quali già identificate dalle forze dell’ordine sabato.
Tutto era cominciato sabato con una manifestazione contro il carovita, promossa dal movimento «Italia in Piazza» e pubblicizzata soprattutto attraverso TikTok e Instagram. Oltre cinquemila persone si erano radunate in piazza Duomo per protestare contro il prezzo dei carburanti, gli stipendi troppo bassi, le tasse e le condizioni della scuola e della sanità pubblica. «Più soldi alle famiglie, meno alle guerre», recitava uno degli striscioni. Ma il corteo è presto degenerato e gruppi di ragazzi vestiti di nero hanno cominciato a bersagliare gli agenti con sassi, bottiglie, bombe carta e transenne, costringendoli ad arretrare. Gli scontri si sono spostati fino a piazza Duomo, dove sono state incendiate barricate, danneggiate pensiline degli autobus e infrante le vetrate di alcuni edifici storici.
Le violenze non hanno riguardato soltanto Milano. A Torino gruppi di manifestanti hanno lanciato bottiglie e pietre contro gli agenti, mentre alla stazione di Porta Nuova alcuni ragazzi hanno fatto irruzione nella libreria Feltrinelli, rovesciando libri e scaffali. A Bologna gli scontri si sono concentrati davanti alla stazione, tra lanci di sassi, fumogeni e biciclette scaraventate a terra. Tensioni anche a Bergamo e Brescia.
Le immagini della guerriglia hanno acceso lo scontro politico. «Manifestare è un diritto, ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è», ha dichiarato la premier Giorgia Meloni, chiedendo alle opposizioni di condannare le violenze senza ambiguità e convocando per oggi un vertice a Palazzo Chigi sull’ordine pubblico. Il vicepremier Matteo Salvini propone maggiore libertà d’azione per gli agenti e una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori dei cortei: «Chi rompe paga». È scontro anche tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala, secondo cui «le forze dell’ordine non erano sufficienti», e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che lo accusa di voler spostare l’attenzione dalle violenze. Dall’opposizione Elly Schlein replica: «Non c’entriamo niente con i delinquenti. Usano i violenti per coprire la voce di chi pacificamente protesta contro il carovita». E Giuseppe Conte, leader del M5S, avverte: «Violenze da condannare ma non può negare il dissenso».
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