"Movimento 17 ottobre": così la rivolta dei ragazzini corre sui social

Dietro i saccheggi di domenica gli appelli rimbalzati sugli smartphone. Un mese fa i precedenti (sottovalutati) di Modena e Padova. E ora spunta una nuova sigla che dà consigli sul caos urbano: "Siamo noi quelli delle piazze"
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October 19, 2026
"Movimento 17 ottobre": così la rivolta dei ragazzini corre sui social
Un manifestante sfida la polizia nel centro di Milano / ANSA
La rivolta, se così la si può definire, corre sui social. Prima, durante e dopo. I saccheggi di Milano, ripresi e diffusi tramite reel su Instagram e TikTok, hanno infatti un prologo. Sottovalutato. Il 22 settembre, in coincidenza con l’avvio delle scuole, un gruppo di giovani si raduna improvvisamente fuori da un supermercato di Modena. Sono quasi tutti minorenni, molti sono di origine nordafricana, i cosiddetti “maranza”. Fanno irruzione e arraffano merce tra le corsie, terrorizzando clienti e cassiere. Il sindaco Massimo Mezzetti condanna l’accaduto e parla di «logica del branco e senso di impunità». A Vicenza, il 3 ottobre, circa 1.000-2.000 ragazzini si sono radunati a Campo Marzo e vicino alla stazione ferroviaria rispondendo alla chiamata social del tiktoker Hamza Messaf (conosciuto come "Ilvucumpra" o "Vucumpra"), che aveva promesso vestiti gratis. L'evento è degenerato in spintoni, fughe e danni alle strutture e al Parcheggio Verdi. Episodi che adesso, riletti a posteriori, assomigliano molto a prove generali. Nulla di orchestrato, ma una dimostrazione che la mobilitazione via social funziona bene e in tempi rapidissimi. E anche a Milano, domenica pomeriggio, il tam tam è partito dagli smartphone, improvvisamente. «Oggi 18 ottobre tutti in piazza Duomo, come ieri!», si leggeva con caratteri bianchi su sfondo nero. Poi, tra domenica sera e lunedì mattina è spuntato anche un sedicente, e finora misterioso, Movimento 17 ottobre.
«Siamo quelli delle piazze», hanno proclamato i gestori della pagina Instagram, prima di rimandare i follower a un canale Telegram (ma è già pronta la migrazione sul più riservato Signal) in cui hanno iniziato a diffondersi consigli pratici per oscurare i profili e di conseguenza le identità. L’obiettivo è sfuggire agli occhi degli investigatori, in primis la Digos, più volte chiamata in causa e sfidata. Bellicosi i propositi: tra i primissimi documenti inoltrati c’è il libro in pdf “Ricette per il caos - Manuale di resistenza urbana”, uscito nel 2004, che promette “62 ricette per tutti i gusti e attitudini all’azione diretta redatte e illustrate con il contributo di 30 collettivi”. Una panoramica che comprende istruzioni per attaccare manifesti, organizzare eventi di “critical mass” ma anche pratiche di sabotaggio alle multinazionali. Tattiche non nuove, che però ora rimbalzano di schermo in schermo. C’è anche la “Guida tascabile non esaustiva alle manifestazioni di piazza (per principianti), Safer in the street”, pensata per dare dritte “utili su repressione e reazione collettiva", da leggere per “vivere al meglio questi momenti di conflitto, a prescindere da quale forma assumano". Tra i consigli: «Evita di arrivare o lasciare la manifestazione 'in tenuta', non puoi sapere chi ti circonda fuori dagli spazi sicuri», oppure «Spesso capita che la polizia monitori vie, stazioni ferroviarie, uscite autostradali per identificare o perquisire chi vuole partecipare o lasciare la mobilitazione. Arriva in anticipo ed evita le uscite autostradali o le stazioni più vicine ai punti d'incontro". E via dicendo.
Chi gestisce il canale mostra di avere idee chiare, persino una bozza di strategia. Per confondere chi indaga, qualcuno propone di adottare simboli contradditori: il fascio littorio, la A di anarchia e la bandiera arcobaleno della pace. Tutti insieme, in un mix inedito pensato per alzare una cortina fumogena. Poi ci sono gli slogan: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro”. Oppure: “Gli unici stranieri i fascisti nei quartieri”. Scorre anche un video in cui si vedono alcuni saccheggiatori donare felpe e altri indumenti a un senzatetto, accompagnato da una didascalia. “Si chiama esproprio proletario”. Ma circolano da subito anche informazioni pratiche, come un indirizzo mail cui scrivere per avere assistenza legale in caso di fermo da parte della polizia. Infine, la nuova sfida: “Mobilitazione permanente, ogni sabato alle 15”. Seguono i luoghi di ritrovo: ancora piazza Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna, il Circo Massimo a Roma, piazza Castello a Torino. Ma la “chiamata” include anche Bari, Firenze, Genova e Padova. Chiaro l’obiettivo di allargare l’incendio sociale. L’autunno rischia di rivelarsi più caldo che mai.

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