Il ritorno di Alemanno: «Ma quali conservatori, l'Italia va cambiata tutta»
L'ex sindaco di Roma, scarcerato dopo un anno e mezzo, e il progetto di una nuova destra con Vannacci. Stasera la cena con il generale da Sa Cardiga, a Roma Nord

Fuori da Rebibbia ci sono gli ex compagni di cella, camerati vecchi e nuovi, tanti giornalisti. Gianni Alemanno esce dal carcere attorno alle 10 di una torrida mattinata dopo un anno e mezzo di detenzione per corruzione e finanziamento illecito (filone dell'inchiesta Mondo di Mezzo). Era entrato la sera prima di Capodanno perché accusato di non aver rispettato gli obblighi imposti dal giudice. Capelli corti, un filo di barba, pantaloni neri e camicia blu, il fisico asciugato dalle ore passate nella sala pesi di Rebibbia. Il conte di Montecristo della destra oltre Giorgia Meloni si fa strada tra cori da stadio – «uno di noi, Gianni uno di noi» – e l’assalto dei cronisti. «Sul sovraffollamento il governo Meloni non ha fatto nulla», attacca annunciando una prossima richiesta di incontro con il Guardasigilli, Carlo Nordio.
Durante la detenzione, l’ex sindaco di Roma ha raccontato a lungo la situazione disastrosa delle carceri e oggi ricorda chi è rimasto dentro, come Fabio Falbo (con cui ha tenuto il diario dalla cella) e Antonio Russo, l’88enne ancora in galera nonostante la grazia ricevuta. «A Regina Coeli e in molti altri penitenziari gli italiani pagano agli stranieri il pizzo per andare a fare la doccia» denuncia Alemanno che sull’immigrazione è durissimo: «Deve essere finalizzata a far lavorare le persone e poi farle tornare a casa. Bisogna avere un’immigrazione rotazionale e questo è il significato vero della remigrazione».
Non è fuori da Rebibbia l’alleato in questa battaglia, Roberto Vannacci, a cui Alemanno ha dato il suo endorsement dalla cella. «Rappresenta il cambiamento» ripete l'ex sindaco, chiarendo però di non ambire a cariche politiche per sé. Poi ecco quello che sembra essere il manifesto di una nuova destra: «In Italia bisogna cambiare tutto, non c’è niente da conservare. Se Giorgia Meloni si impegna a fare questi cambiamenti faccia una telefonata a Vannacci e si vedrà cosa si può fare. Altrimenti con l’arroganza e con la prepotenza sarà sempre respinta perché non si va da nessuna parte».
Passano due ex compagni di detenzione. Valerio ha 40 anni e gli ultimi cinque li ha passati dentro per reati di droga. «Con Gianni non parlavamo di politica, giocavamo a carte, io però so’ di destra. Chi eravamo in cella? Tutti italiani, meglio così, co’ gli stranieri è più difficile, gli arabi hanno la loro mentalità». Poco dopo arriva Michele, 28 anni a breve («so’ nato l’8/8/’98»), capelli lunghi, faccia d’attore. Ma soprattutto una condanna pesante: estorsione aggravata dal metodo mafioso, spiega, che gli è costata quattro anni in cella. «So’ scivolato su una buccia di banana e ne sono uscito». Ora una nuova vita nel bar di famiglia a Nepi. «Com’era Gianni in cella? Alle 8.30 andava a meditare e magari lo faceva anche per un’oretta, ma non era robba per me. Però mi prendeva per le orecchie e mi portava a lezione all’università (dentro Rebibbia, ndr) se non ci andavo», dice ridendo. Prima di spostarsi c’è un saluto a Barbara Saltamartini, ex deputata vicinissima ad Alemanno, oggi ristoratrice a Rieti. A riportare il momento è l’agenzia Dire. «Scusa, non sono venuta…». «Non importa». Le fronti si appoggiano, poi l’abbraccio. Lei si allontana in lacrime. Pranzo al vicino ristorante Mozzico. Tavoli sparsi e un buffet, farro, supplì e croci celtiche. Nel centinaio di aficionados spunta il figlio Manfredi. In questo anno e mezzo, raccontano, è passato più volte a trovare il padre a Rebibbia. Discreto fino a confondersi con la folla, si mette in fila pure lui: quando il padre lo riconosce, i due si allontanano per un abbraccio e poche parole di commozione. Si fa notare parecchio invece l’ex soubrette Sylvie Lubamba, salviniana convertita al vannaccismo, di bianco vestita.
Massimo Arlechino (presidente del movimento di Alemanno “Indipendenza”, confluito in Fn), rimette al collo di Alemanno la croce celtica. È il momento del discorso. L’ex sindaco di Roma ringrazia «la classe dirigente che ha retto botta, discusso, dialogato e non è stato facile. Adesso con Vannacci è facile». Poi prosegue: «Intorno a Futuro Nazionale e Vannacci sta accadendo che il popolo parla. Dobbiamo delineare un progetto del sovranismo sociale. Se quando abbiamo cominciato non sapevamo dove andare a sbattere ora abbiamo una strada da percorrere: quella del cambiamento». Politica e umanità si mescolano: «Quanto siete e siamo fortunati ad avere principi per cui batterci». Partono canzoni di destra de La Compagnia dell’Anello e dei 270Bis. Poi, parlando con Avvenire, assicura: «Vannacci è meglio di quello che sembra» e racconta di averlo incontrato in carcere sei mesi dopo l’inizio della detenzione. «Se non avesse denunciato i danni dell’uranio impoverito tra i soldati oggi sarebbe Capo di stato maggiore». Sarà. I due si vedranno a cena, al ristorante sardo Sa Cardiga, a Roma nord. Per i futuristi, saranno presenti i parlamentari Rossano Sasso, Edoardo Ziello, Domenico Furgiuele ed Emanuele Pozzolo. Ma anche l'ex eurodeputato leghista Antonio Rinaldi, Lorenzo Gasperini, Andrea Occhipinti e Annamaria Frigo. Mentre per il movimento di Alemanno, oltre ad Arlechino, annunciati Francesco Bevilacqua, Beppe Lauria, Lele Petrucci, Chicco Costini, Domenico Di Mattia. Tra seadas e malloreddus, nel menu c'è soprattutto un progetto di nuova destra.

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