«Ero morta e sono rinata»: la corsa da record di Silvia Zanichelli

La campionessa paralimpica sui 100 e 200 metri è sopravvissuta a un ictus e lunedì gareggerà agli Assoluti Nazionali di Arezzo. Con ironia racconta: «Tenterò il primato anche sui 400 metri, il cosiddetto giro della morte... »
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July 5, 2026
«Ero morta e sono rinata»: la corsa da record di Silvia Zanichelli
La campionessa paralimpica Silvia Zanichelli
oggi Silvia Zanichelli sarà agli Assoluti Nazionali di Grosseto per difendere il titolo di campionessa italiana paralimpica sui 100 e 200 metri (categoria T38). «Quest’anno inoltre tenterò il primato anche sui 400 metri: è il cosiddetto giro della morte», dice Silvia sorridendo e sfoggiando una buona dose di ironia. Già, perché lei è una di quelle persone che la morte l’ha realmente vista in faccia. «Era il primo ottobre 1999 ed ero sola nella mia abitazione di Sestri Ponente – racconta ad Avvenire – quando sono stata colpita da un ictus ischemico che mi ha lasciato giusto il tempo di aprire il portone di casa prima di entrare in coma». Allora Silvia aveva appena 22 anni ed era una promessa nazionale del salto in alto, oltre ad essere una studentessa in Ingegneria elettronica. «Sono rimasta in coma per due settimane e, quando i medici avevano già comunicato ai miei cari che non ce l’avrei fatta, mi sono risvegliata. Era proprio il giorno del compleanno di mio padre».
Si trovava nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Martino di Genova, piena di tubi e totalmente inerme. Del periodo del coma non aveva alcun ricordo, solo in seguito è venuta a sapere che un’amica di sua madre era andata a pregare sulla tomba di San Pio, portando un suo oggetto personale. «Un calzino con l’immagine del canarino Titti che indossavo proprio il giorno dell’ictus – racconta –. Fu in quel preciso momento che sono tornata alla vita». Silvia però non riesce più a parlare né a muovere il braccio e la gamba destri. Poi avviene un fatto inspiegabile. «Mia mamma mi ha dato un santino di Padre Pio e sono riuscita a leggere ad alta voce, e in maniera fluente, la preghiera riportata sul retro. Giunta al termine le mie parole si sono improvvisamente fermate e da quel momento più nulla. Da allora ho promesso a Padre Pio di recarmi sulla sua tomba, cosa che faccio tutt’oggi».
Quando entra nel centro di riabilitazione “La Colletta” di Arenzano, per iniziare il lungo e faticoso iter di recupero, pesa appena 30 chili. Poco per volta riconquista la parola e la mobilità della gamba ma soprattutto si riappropria della sua giovane vita. Trova un impiego in banca, si laurea in Scienze dell’educazione e nel 2011 diventa mamma di Elia, nonostante il timore dei medici. Nel 2022, a 45 anni, ritrova anche la giusta motivazione per riprendere la sua attività nell’atletica grazie ad Antonio Sollazzo, un preparatore del comitato paralimpico italiano. Ora Silvia porta il suo messaggio ai tanti giovani colpiti ogni anno da ictus cerebrale, che rimane la prima causa di morte e disabilità al mondo. Per questo ha scritto un libro dal titolo emblematico: “Silvia e … ancora Silvia” (Edizioni Europa). Pagine in cui racconta la propria determinazione e l’entusiasmo che le hanno consentito di superare ostacoli insormontabili.
Vederla correre a perdifiato sulle piste di atletica è un autentico inno alla vita. «Ero morta e sono rinata – dice –. Oggi vedo tutto positivo anche nelle difficoltà e vorrei dire agli altri che ogni malattia si può affrontare».

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