Almeno 26 morti in Messico nell'ondata di violenze dopo l'uccisione del boss "El Mencho"
di Redazione
Strade bloccate, auto incendiate, scuole chiuse per ragioni di sicurezza: in Messico esplode la violenza
Un'ondata di violenza si è scatenata in venti Stati Messicani dopo l'uccisione di Nemesio Oseguera, "El Mencho", boss del narcotraffico e capo del cartello di Jalisco nueva generacion, considerato oggi il più potente nel Paese. C'è un primo bilancio delle vittime: si contano 26 morti. Tra loro una donna al terzo mese di gravidanza e 17 agenti delle forze dell'ordine: quindici membri della Guardia Nazionale, un agente della Procura e una guardia carceraria. Otto tra le vittime apparterrebbero a gruppi criminali. Le forze dell'ordine hanno inoltre arrestato 27 persone: undici per gli episodi di violenza e 14 per i saccheggi ai danni di attività commerciali e istituti di credito. Nello Stato di Jalisco, decine di uomini armati hanno bloccato diverse strade; automobili e camion sono stati incendiati. In otto Stati, almeno per la giornata di oggi, le scuole e alcuni uffici rimarranno chiusi. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha invitato la popolazione a rimanere "informata e calma". Gli Stati Uniti hanno esortato i cittadini di diverse zone del Messico, tra cui città e regioni turistiche come Cancún, Guadalajara e Oaxaca, a "rifugiarsi fino a nuovo avviso". Diverse compagnie aeree statunitensi e canadesi hanno cancellato decine di voli verso il Messico.
Il boss è stato ucciso domenica 22 febbraio. Secondo Reuters, all'operazione delle autorità messicane ha collaborato una task force statunitense, che ha fornito informazioni rilevanti su "El Mencho".
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