Italia, così piccola e fragile. Speriamo nei tiri Mancini alla Turchia
Male con il Belgio la prima di Nations League della Nazionale del redivivo "Mancio". Più ombre che luci, evitata la goleada grazie a Donnarumma. Lunedì sera c'è la sfida con i turchi di Montella

La prima del Mancini bis, Italia-Belgio 0-2, non giriamoci troppo intorno, è una serata da dimenticare. La Nazionale dell’ex Mancio d’Arabia è sembrata la sua Samp, quella delle ultime stagioni in B, confusa e infelice, e perdente seriale: la Marassi doriana è il nuovo Bengodi per tutta la cadetteria che sale a Genova e puntualmente fa razzie. Non ce ne vogliano i tifosi sampdoriani per l’accostamento con gli azzurri (confidiamo tutti nel cambio di rotta della Samp attuale sotto la guida di mister Benny Corradi), ma questa giovine Italia al debutto in Nations League contro il Belgio è apparsa ancora “così piccola e fragile”, proprio come canta Drupi.
Con tre allenamenti a Coverciano e qualche colpo di fon al ciuffo magico del Mancio, non c’era certo da aspettarsi la luna. Però, in cuor nostro, speravamo nell’accensione di qualche lucciola, qualche stellina emergente, vedi Romano o il centralone Diego “for” Coppola. Purtroppo negli occhi conserviamo ancora quel tiki-taka all’Italiana che Mancini era riuscito ad imbastire a Euro 2020 portandosi a casa un titolo insperato a Wembley 2021. Un trionfo condiviso con il compianto “gemello del gol” Luca Vialli, che poi si è rivelato l’inizio della fine. Inutile continuare con i tormenti perenni, «mancano i campioni», «troppi stranieri in Serie A, spazio ai giovani italiani», «scarso attaccamento alla maglia azzurra»… e chi ne sa più ne dica. Lo stato dell’arte è questo, molta miseria e pochi splendori per il gioco del calcio nostrano. E’ un’Italietta in costruzione che va per tentativi ed esperimenti e va aspettata, consapevoli che intanto è inevitabile che le altre selezioni, più strutturate e con rose piene di talenti veri, ci sorpassino a destra e anche a sinistra.
Il Belgio all’Olimpico per mezz’ora ha fatto quello che voleva grazie a stelle luminose come il vecchio napoletano De Bruyne, l’atalantino De Ketelaere, il milanista Moreira, il bomber del Benfica Lukebakio (il Milan ancora se lo ricorda per il gol nell’ultima sfida di Europa League), il capitano coraggioso Tielemans e soprattutto quel “10” pazzesco che risponde al nome di Mika Godts. Very Godts sul serio e complimenti al Psg che questo 21enne tutto fosforo e fantasia (ha mandato al manicomio l’intera difesa azzurra, specie Mancini e “for” Coppola) lo ha strappato all’Ajax pagandolo 55 milioni. Una bella somma, sicuro, ma da noi sono capaci di arrivare anche fino a 70 milioni per Gonçalo Ramos e poi in campo l’effetto che fa non è certo lo stesso delle giocate di fino del finissimo Godts. «Siamo a buon punto», ha detto orgoglioso a fine gara il ct dei belgi, l’olandese Van Bommel (anche lui danzò in campo una sola stagione al Milan). Noi invece siamo messi maluccio, mentre Mancini difende le sue scelte, ovviamente, e salva il secondo tempo degli azzurri, perché, pare, abbia visto qualcosa di buono. Noi abbiamo intravisto appena qualche timido affaccio in avanti. Ma della serata, ancora da azzurro tenebra, ricordiamo solo le parate da “piovra” di Gigio Donnarumma preso a pallonate dagli attacchi del Belgique.
I 60 milioni di ct in pectore il giorno dopo sono già all’opera con le loro tastiere tigrate che rinfacciano di tutto e di più alla scellerata gestione del gruppo Mancini. I commenti più gettonati dall’’orda balorda: difesa che fa acqua da tutte le parti (via Coppola, ridateci subito Bastoni). Calafiori sopravvalutato, un arsenale di svarioni. Basta scommettere su Tonali, fuori forma, uno straccio (manda fuori squadro anche Barella) e si capisce perché il Tottenham di De Zerbi rischia di retrocedere. Kean si marca da solo. Il “pulcino” Pio Esposito ci mette il cuore ma serve il piede giusto per fare gol. Frattesi doveva entrare prima, Zaniolo per un dolorino muscolare doveva andare in tribuna? Maldini bello, ma non balla, tranne che in discoteca, a Milano. I nostalgici, non solo di fede laziale, invocano il ritorno in azzurro di Zaccagni, ma l’Italia di Mancini prevede molto colored e under 25 post-tondelliani. Per questo ha lanciato Doumbia e Zoma e Kayode è in rampa di lancio per la prossima sfida.
Lunedì sera l’Italia è di scena in Turchia all’Ataturk Spor Kompleksi di Bursa. Mancini contro Vincenzino Montella, confermato alla guida della nazionale turca nonostante un Europeo incolore con eliminazione immediata. Una sfida alla pari? Forse sì, ma solo perché la Turchia dovrà fare a meno dello juventino Yildiz e dell’interista Calhanoglu, due che da soli già avrebbero fatto scattare l’allarme alla nostra difesa che va assolutamente registrata. Cosa aspettarci da questa seconda prova? Forse sarebbe meglio fare un bel pieno di fatalismo e sperare che ci siano dei segnali, anche piccoli, di miglioramento. L’importante sarebbe non eccedere nelle rivoluzioni, peraltro sempre sbandierate e mai realizzate, e non costringere Gigio Donnarumma a snaturarsi e diventare “ottomano” (battuta di Eraldo Pecci sui portieri turchi, «i più forti, perché sono ottomani») per salvare ancora l’Italia dalla goleada, come quella appena sventata contro il Belgio.
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