venerdì 14 aprile 2023
Esce il nuovo album “Una sola giornata”, fra jazz e poesia. «Ho composto la colonna sonora del nuovo film di Pupi. E sarò nel disco della Tigre di Cremona»
Il cantautore Sergio Cammariere pubblica il nuovo album "Un asola giornata"

Il cantautore Sergio Cammariere pubblica il nuovo album "Un asola giornata" - Foto di Stefano Schirato

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Un nuovo album ricco di eleganza e poesia, la colonna sonora per il prossimo film di Pupi Avati, un suo brano nel prossimo album di Mina e un tour al via. E’ un periodo fecondo per Sergio Cammariere, compositore e autore di classe come si riconferma anche in questo album Una sola giornata , in uscita oggi per Parco della Musica Records, che contiene 13 tracce inedite nate dal felice sodalizio tra il pianoforte del cantautore e la penna di Roberto Kunstler.

E’ sempre l’amore a dominare, ma inserito in una riflessione più ampia sui nostri destini, fra jazz, bossa nova e ritmi latini. Un disco, come quello di molti altri artisti, in cui si riflette l’eco del tempo sospeso della pandemia. « La nascita di questi brani risale a otto anni fa, c’è voluto tanto tempo per discernere la scaletta. Ma la pandemia ha dato quel momento in più per potere riflettere» ci racconta Cammariere mentre accenna al piano per noi I fiori parlano, brano nato durante il lockdown che si interroga sul rapporto dell’uomo col nostro pianeta malato. « La parola suggerisce la musica – aggiunge il cantautore -. Roberto Kunstler aveva questo testo bellissimo, mi è venuto spontaneo di fare un tango su una melodia un po’ francese. Oltre ai miei musicisti di sempre ho voluto coinvolgere in questo brano il grande fisarmonicista Luciano Biondini. Il succo sta tutto in una frase, “il corpo cade e lo spirito si eleva”. Occorre rispetto per ciò che ci sta intorno, come possiamo pretendere un mondo pacifico se non rispettiamo la natura?». Riflessioni inquiete anche nella poetica Valzer di chimere sulle note intime del violoncello di Giovanna Famulari, altra ospite di pregio come il grande trombettista Fabrizio Bosso che appare in 5 brani.

C’è grande varieta musicale in questo disco che è, ci spiega Cammariere, «diviso in tre parti, una prima parte più orchestrale, la parte di mezzo latina, con cha cha cha, tango e bossa nova, e la parte finale più intima, con brani più legati al trio con cui mi esibisco di solito come Colorado o Di te che ho bisogno » . Brani che hanno il sapore dell’evergreen, perché «questo è sempre stato il nostro tentativo, comporre una canzone che rimane nella memoria, questo è il ruolo della musica». A dare il titolo all’album Una sola giornata che, come spiega l’autore, «è il racconto dell’arco temporale che ognuno di noi passa attraverso la sua esistenza. I momenti eterni di una vita possono essere racchiusi in una a sola giornata. Quali sono stati i miei? Su tutti il Premio Tenco nel 1997 e il Sanremo del 2003 che mi ha fatto conoscere al grande pubblico». E proprio il suo successo sanremese Tutto quello che un uomo verrà inserito nel prossimo album di Mina, in uscita il 21 aprile. «Con lei non ho avuto mai nessun tipo contatto, ancora non ci credo – aggiunge emozionato Cammariere -. E’ un sogno che si avvera, qualcosa che non avrei mai immaginato. Una sorta di premio alla carriera. Festeggio 30 anni di cantautorato e 50 anni di lavoro: a 13 anni suonavo nei villaggi turistici, ho lasciato Crotone per fare musica. Che oggi la più grande cantante italiana abbia scelto di interpretare un mio brano mi rende felice».

Un altro bel colpo messo a segno da Cammariere è la colonna sonora del nuovo film di Pupi Avati, in uscita a maggio, La quattordicesima domenica del tempo ordinario. L’omonimo brano portante, che nel film viene cantato da Lodo Guenzi e Gabriele Lavia, è stato scritto a quattro mani con lo stesso Avati. «Con Pupi ci siamo incontrati anni fa per caso in via Margutta a Roma – ricorda Cammariere -. Sapeva che io componevo colonne sonore e aveva letto una mia intervista in cui avevo dichiarato che mi sarebbe piaciuto collaborare con lui. C’è stato subito un senso di fratellanza. Aveva un’idea da sviluppare e due anni fa l’ho risentito. Mi ha mandato un endecasillabo con cui inizia la canzone, ”Ovunque nella stanza ci son sogni non realizzati”. Da lì ci siamo sentiti tutti i giorni per sviluppare il brano, lui è un musicista, parlava mio linguaggio. Poi il brano stato orchestrato in diversi stili da Lucio Gregoretti, suo compositore di fiducia». Pupi Avati cercava una canzone fruibile, alla Tenco, che viene ripetuta più volte nel film dagli attori che interpretano dei musicisti. « Lodo Guenzi e Lavia, che lo interpreta da adulto, sono bravissimi – aggiunge Cammariere –. Il film narra la storia di una giovane coppia: si amano, si sposano, si lasciano e si ritrovano dopo 35 anni. E’ un film bellissimo, sono entusiasta. Io ho scritto una ventina di colonne sonore, ma questa è una delle più belle che abbia mai fatto accanto ad un maestro assoluto come Avati».

Nell’attesa del tour di cui per ora è confermata la data del 17 giugno alla casa del jazz di Roma, viene ripreso a teatro Teresa la ladra di Dacia Maraini con Mariangela D’Abbraccio – con musiche e canzoni originali scritte dal cantautore insieme alla stessa Maraini. «Con Dacia abbiamo passato giorni molto dolci, se penso a quando entravo a casa sua... Intorno c’era profumo di pagine, le foto di Moravia e Pasolini, c’era la storia in quel soggiorno» ricorda ancora rapito il cantautore. Insomma, Cammariere è artista dalle mille risorse, che si definisce “duttile”: «Io sono una sorta di prete, vivo col mio piano e il mio gatto, è tutto un work in progress. Mi piace lavorare per il cinema e poi è arrivato Sanremo che ha lanciato la mia figura nel “mainstream”. Ma sono arrivato al successo a 43 anni. Sono un outsider in tutti i sensi» sorride Cammariere.

Ma tornerebbe in gara al Festival di Sanremo? «Oggi devi avere quei requisiti che cerca Amadeus. C’è stato un contatto con Amadeus per Sanremo e abbiamo aspettato: a lui l'album è piaciuto tantissimo, aveva scelto due canzoni da prendere per il festival. Invece c'è stato una sorta di blackout e per me, come per almeno altri cinque che conosco, all'Ariston non c'è stato spazio. Ma sono contento così: prima o poi arriverà un'altra occasione. Intanto vado avanti per la mia strada: c'è uno zoccolo duro che riempie i teatri e riconosce la mia sincerità di artista ». Insomma il cantautorato è «resistenza» per Cammariere che è fiducioso: «Si sta aprendo una nuova breccia dal punto di vista spirituale, un avvicinamento. Non ci sono segni di umiltà in chi è più giovane, però noi dobbiamo insegnare che ci sono anche delle vie più profonde, della fede, del cuore… Più riusciamo ad aprire e più condividiamo l’amore».

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