Resistenza: addio al partigiano "Italiano", aveva 99 anni
di Redazione
È morto Renato Romagnoli, tra gli ultimi protagonisti viventi della Liberazione di Bologna
È morto Renato Romagnoli, il partigiano "Italiano", tra gli ultimi protagonisti viventi della Liberazione di Bologna. Nato nel capoluogo emiliano il 20 dicembre 1926, quest'anno avrebbe compiuto 100 anni. Ne dà notizia il sindaco Matteo Lepore che piange "un pezzo della storia" della città e uno "degli ultimi testimoni viventi della Resistenza". Romagnoli, scrive Lepore, fu "l'ultimo presidente di Anpi Bologna che ha partecipato direttamente alla Resistenza. Componente della 7ª Brigata Garibaldi Gap fu protagonista della Resistenza in città, partecipando alle azioni più importanti: dalla liberazione dei detenuti politici e di altri duecento detenuti comuni nel carcere di San Giovanni in Monte alle battaglie di Porta Lame e della Bolognina". Per questi suoi principali contributi Romagnoli fu decorato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare. "Insieme a Romagnoli ho partecipato da giovane alle mie prime iniziative sulla memoria nelle scuole e nelle biblioteche della città - lo ricorda Lepore - Di lui servo un ricordo personale ricco di emozioni e gratitudine".
Dopo la licenza all'Istituto d'avviamento professionale, Romagnoli diviene operaio alle Officine Civolani della Bolognina. Entrato in rapporto con militanti comunisti, sul finire del 1942 aderisce al Pci svolgendo attività clandestina per l'organizzazione degli scioperi per la pace. Dopo la caduta del fascismo - ricostruisce l'Anpi nella sua biografia - la notte del 27 luglio 1943 viene arrestato e resterà in carcere fino al 17 settembre. Nel periodo immediatamente successivo, con un nutrito gruppo di bolognesi contribuisce alla formazione dei primi gruppi partigiani sulle montagne venete, assumendo il nome di battaglia "Italiano". Rientrato a Bologna il 7 aprile 1944, diviene componente della 7/ma Brigata Garibaldi Gap. Protagonista della Resistenza in città, il 9 agosto partecipa con altri 12 gappisti all'azione per la liberazione dei detenuti politici e di altri duecento detenuti comuni nel carcere di San Giovanni in Monte in pieno centro storico; partecipa alle battaglie di Porta Lame (7 novembre) e della Bolognina (15 novembre), entrambe contro preponderanti forze nazifasciste. A novembre, quando comincia una vasta e sanguinosa offensiva anti partigiana, la 7/ma Gal, al comando di Italiano, ha il compito di selezionare un gruppo ristretto ma affidabile per costituire un corpo di polizia partigiana, proteggere i combattenti e le loro famiglie.
Il 21 aprile 1945, giorno della Liberazione di Bologna, Italiano con i suoi compagni partecipa alla presa del centro cittadino e degli uffici pubblici. Nell'immediato dopoguerra insieme ad altri partigiani, Romagnoli entra a far parte della Pubblica Sicurezza, al Commissariato Due Torri della Questura. Ma già in dicembre i partigiani saranno licenziati per discriminazione politica e nel luglio 1946, Romagnoli torna a fare l'operaio alla Ducati di Borgo Panigale. Anche in fabbrica è vittima della persecuzione anti partigiana e anticomunista: costretto all'espatrio, viene più volte imprigionato con inconsistenti accuse prefabbricate, e infine assolto nel processo. Assunto in Comune, dove lavorerà per diciannove anni, nel 1953 viene nuovamente licenziato per discriminazione politica da parte dell'allora prefetto e poi reintegrato. Negli anni seguenti ha ricoperto incarichi nel Pci. Dal 1975 è stato nella dirigenza dell'Anpi provinciale di Bologna, anche con il ruolo di amministratore e nel 2014 è eletto presidente. Nel 2005 con il libro "Repressione nazifascista e polizia partigiana", Romagnoli ha raccontato il particolare aspetto della guerriglia patriottica in città.
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