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Giovedì Santo: il Papa lava i piedi ai profughi
 
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Il 2 aprile 2015 il Papa aveva lavato i piedi a 12 detenuti nel carcere romano di Rebibbia.

Giovedì Santo fuori Roma per Papa Francesco, con i profughi del Cara di Castelnuovo di Porto. Laverà i piedi a 12 dei circa 900 immigrati che abitano la cittadella dei richiedenti asilo, che era balzata alle cronache con l'inchiesta su Mafia Capitale. Il rito si celebrerà nel pomeriggio.

Un operatrice italiana cattolica della cooperativa sociale Auxilium, che gestisce il Centro, e 11 migranti: quattro giovani nigeriani cattolici, tre donne eritree cristiano copte, tre musulmani (un siriano, un pakistano e un maliano), un giovane indiano di religione indù. Sono queste le dodici persone, dodici come il numero degli apostoli, alle quali papa Francesco laverà i piedi nella Messa in “Coena Domini”.

Il Papa dunque si muoverà da Roma (il centro è ad una trentina di chilometri dalla capitale) per celebrare uno dei momenti salienti della Settimana Santa. Ad annunciarlo è stato il presidente del Pontificio consiglio per la Nuova Evangelizzazione, monsignor Rino Fisichella. "Su dodici profughi il Papa si inchinerà e laverà loro i piedi come segno di servizio e attenzione alla loro condizione", sottolinea Fisichella che è il coordinatore dei grandi eventi del Giubileo.

E questa visita del Papa ai profughi si inserisce infatti nelle uscite della  Misericordia che hanno visto Francesco, gli scorsi mesi, tra i poveri della Caritas, in un centro anziani parrocchiale, e con gli ex tossicodipendenti del Ceis.

"Molti di questi giovani - spiega Fisichella riferendosi agli ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto - non sono cattolici. Il segno di Papa Francesco pertanto diventa ancora più eloquente. Indica la via del rispetto come strada maestra per la pace. Lavando i piedi ai profughi, Papa Francesco chiede rispetto per ognuno di loro".

La maggior parte degli ospiti del Cara alle porte di Roma sono musulmani. È una struttura di undicimila metri quadrati e 177 stanze che ospita oggi poco meno di 900 profughi. Circa venticinque le nazionalità degli immigrati: in testa i migranti giunti da Eritrea, Mali e Nigeria. Il rapporto che lega questo Centro al Papa è molto forte. Il 17 gennaio scorso 300 tra ospiti e operatori del Cara, cristiani e musulmani, portarono in Piazza San Pietro una grande bandiera che avevano realizzato cucendo assieme le 25 bandiere delle nazioni presenti nel Centro per ringraziare il Pontefice e invocare la pace in occasione del Giubileo dei Migranti e dei rifugiati.

Da aprile 2014 il centro è gestito da Auxilium.
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