Tajani sul Board of Peace: «Non c'è alternativa a questo piano»
Il ministro degli Esteri conferma la partecipazione (come osservatore) dell'Italia al nuovo organismo. No compatto delle opposizioni. Rosato (Azione): «È un comitato d'affari»

Mentre monta la polemica sulla presenza (sia pur come "osservatore") dell'Italia nel Board of Peace, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si presenta alla Camera (poi andrà al Senato) per le comunicazioni sul tema in vista della prima riunione dell'organismo, in programma giovedì. E il voto nei due rami del Parlamento serve proprio a legittimare la scelta dell'esecutivo. Il ministro e vicepremier difende a spada tratta la scelta della premier Giorgia Meloni, arrivata dopo qualche tentennamento, soprattutto rispetto ai profili costituzionali di questo nuovo organismo messo in piedi da Trump che punta, nei fatti, ad aggirare le Nazioni Uniti. «Il governo italiano, con la tradizione di convinto sostegno al multilateralismo, ha sostenuto dall'inizio il piano - dichiara -. Se qualcuno ritenesse che esistono alternative serie a questo piano, dimostrerebbe di non sapere fare i conti con la realtà. Ogni vuoto politico alimenta l'instabilità, ogni rinvio indebolisce la prospettiva di stabilizzazione».
La crisi di Gaza, continua Tajani, «incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato, sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40% attraverso il Mar Rosso». Ma soprattutto è «una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi. E che ha visto l'Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi». Per il ministro, Gaza «è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari». Poi la richiesta di Tajani al governo di Israele «di porre un freno all'azione dei coloni» in Cisgiordania.
Le opposizioni (per una volta compatte contro il Board of Peace) negli scorsi giorni hanno contestato anche la legittimità di aderire come "osservatore", sulla base dell'assunto che l'articolo 11 della Costituzione consente di limitare la propria sovranità «in condizioni di parità con gli altri Stati» (mentre l'articolo 9 dello statuto del Board di fatto mette il presidente Trump in posizione preminente). Non la pensa così Tajani: per il ministro di Forza Italia non esserci sarebbe «non solo politicamente incomprensibile ma anche contrario allo spirito dell'articolo 11 della Costituzione, secondo cui "l'Italia ripudia la guerra"».
E proprio le opposizioni attaccano in Aula: il Board of Peace «non è altro che un comitato d'affari in cui si parla di rendering, di come saranno le spiagge o la nuova città, non pensata per chi abita lì», dichiara Ettore Rosato (Azione). «Non c'è un piano su quello che accade in Cisgiordania, dove il governo israeliano ha spostato le tensioni», prosegue il deputato. Infine, l'attacco di Rosato alla composizione dell'organismo: «In questo board ci sono quei Paesi che non possono dire di no agli Usa e quelli che intendono allocare lì delle risorse». Inoltre, «se dovevamo mandare un osservatore, bastava quello dell'Unione europea», conclude Rosato citando la presenza della commissaria Ue Dubravka Suica per Bruxelles.
Durissimo anche Riccardo Magi (+Europa) che parla di «consesso osceno». Il deputato si rivolge direttamente a Tajani: «Ministro, lei non ci ha detto nulla su quest'organismo», definito dal parlamentare «un'emanazione di Trump». Tanto che lo stesso presidente statunitense «ha ritirato l'invito al Canada che si era permesso di ritirarlo», conclude Magi.
«Fino a che punto siete disposti a spingere l'Italia pur di compiacere Donald Trump?», chiede Peppe Provenzano (Pd), ricordando come l'Italia «anche durante la Guerra Fredda non abbia mai messo in discussione due coordinate fondamentali: essere tra i protagonisti dell'integrazione europea e difendere il multilateralismo e le sue istituzioni. Fino a oggi». Provenzano parla di «truffa» perché in quest'organismo «non viene mai citata Gaza, né nello statuto né nella lettera di invito ai Paesi».
Mentre per Angelo Bonelli (Avs) “iI Governo Meloni, di fronte al neofeudalesimo trumpiano, ha dichiarato fedeltà al sovrano. Vi siete assunti la responsabilità di demolire quel poco del diritto internazionale che rimaneva, di indebolire l'Onu. Avete gettato un'onta sull'Italia, sulla sua storia, ne avete umiliato la storia».
Centrodestra invece compatto. D'accordo sulla presenza nel Board anche i "vannacciani", sulla base dell'assunto che «se non sei al tavolo, sei sul menu», dichiara Edoardo Ziello (Futuro Nazionale). Ma poi arriva quella che appare come l'ennesima provocazione "da destra" alla maggioranza: «In quell'organismo ci deve essere anche la Russia, perché è necessario sfruttare le conoscenze storiche che certe potenze hanno», aggiunge il deputato.
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