Tajani: «Dal referendum contraccolpi, ma niente voto anticipato»
di Redazione romana
Il ministro degli Esteri: «Dobbiamo lavorare sui temi economici e la crisi energetica». Ma il dem Claudio Mancini ipotizza un voto a giugno

Nel centrodestra si continua a smentire ogni ipotesi di voto anticipato. «Si stanno perdendo ore importanti nei dibattiti sul dopovoto - ha detto da ultimo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in videocollegamento da Bruno Vespa durante nella masseria Li Reni a Manduria -. Quando c'è un risultato negativo ci sono dei contraccolpi, ma adesso dobbiamo lavorare sulle questioni soprattutto economiche, come far crescere l'economia, impedire che la crisi energetica possa interferire con le imprese, ridurre la pressione fiscale e continuare a aumentare il Pil ed evitare contraccolpi».
Smentite che però non fermano la ridda di voci in questi frenetici giorni post referendum. C'è chi, come il deputato dem Claudio Mancini, in un'intervista con il Fatto Quotidiano ipotizza addirittura la data, dicendo che si potrebbe andare a votare domenica 7 giugno, con la premier Meloni che presenterà le dimissioni dopo il giro di nomine nelle grandi aziende statali (al via a breve). Altri osservatori parlano invece di ottobre, con il rischio però che in caso di pareggio elettorale diventi molto complicato varare la legge di bilancio. Mentre prima del referendum l'ipotesi più probabile era quella di accorpare la grande tornata di elezioni amministrative (si vota ad esempio a Roma e Milano) con le politiche, andando così a marzo 2027.
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