Sicurezza sul lavoro, incidente sull'A1: sono morti tre operai
Lo schianto ad Arce, nel Frusinate. La Cgil: è ora di dire basta. L'Anmil: mobilitazione permanente
Stavano andando al lavoro ma in cantiere non sono mai arrivati. Valentino Perinelli di 24 anni, Mauro Agostini (42) ed Emiliano Martucci (45) - tutti residenti ad Acuto, in provincia di Frosinone e dipendenti della ditta Metal Art - sono morti in un incidente stradale sull'autostrada A1 nel territorio di Arce. Il furgone su cui viaggiavano si è scontrato con un'auto e, a causa dell'impatto devastante, i tre sono rimasti incastrati tra le lamiere contorte, mentre il conducente della vettura è stato ricoverato in codice rosso all'ospedale Santa Scolastica di Cassino. Le tre vittime non erano sposate e non avevano figli; uno dei due quarantenni lascia la compagna. Profondo dolore è stato manifestato dalla comunità di Acuto e dall'intera provincia di Frosinone. «Siamo sconvolti e vicini al dolore delle famiglie e non saranno lasciate sole», ha detto il sindaco di Acuto, Augusto Agostini. L'ex deputato Nazzareno Pilozzi abita a pochi passi dalle case dei tre operai deceduti: «Abbiamo perso tre insuperabili artigiani che svolgevano il loro lavoro in maniera nobile e nobilitavano l'intera comunità».
Secondo il report mensile dell'Inail, relativo a gennaio 2026, gli infortuni in itinere denunciati sono stati 5.836, in aumento del 7,6% rispetto ai 5.424 del 2025. L'incidenza di questa tipologia di infortuni sul totale dei casi è passata dal 15% del 2019 al 16,5% del 2026, in aumento rispetto al 15,3% del 2025.
«Credo che sia arrivato il momento di dire basta: non è possibile sopportare altre morti sul lavoro», sbotta il segretario della Cgil Roma e Lazio, Fabrizio Potetti.
«In un Lazio già in lutto per il decisivo aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, che nel solo mese di gennaio hanno segnato un incremento del 26,17% rispetto al 2025, piangiamo anche oggi, nella più completa marginalizzazione dal dibattito pubblico e politico, la morte di tre operai», tuona il presidente Anmil Lazio, Alberto Verzulli. «Una strage non solo assente dall’informazione ma che sembra ogni giorno di più essere depoliticizzata - continua Verzulli -. La nostra regione è maglia nera per infortuni occorsi ad operai over 65 - principalmente impiegati nell’edilizia - e non si tratta assolutamente di un dato nuovo, tra l’altro confermato anche al femminile dal recentissimo Dossier Donne di Inail. Cosa si sta facendo nel merito?. Non possiamo assistere alla più grande emergenza del Paese, oltretutto aggravata dal continuo insabbiamento nel dibattito pubblico, senza mobilitarci come cittadinanza - aggiunge Vderzulli -. Lo scorso febbraio eravamo nelle prime fila di una grande manifestazione contro le morti di lavoro a Colleferro. Tengo a sottolineare che la mobilitazione, per noi, deve essere permanente. È l’immobilismo a chiedercelo e con lui il silenzio. La sicurezza non può continuare ad essere ridotta a slogan e marketing legislativo», conclude il presidente di Anmil Lazio.
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