Si dimette il ministro dei Trasporti spagnolo per l'incidente ferroviario a Toledo

Oscar Puente lascia. L'incidente ferroviario a Urda è costato almeno 69 vittime
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November 3, 2026
«Voglio annunciarvi che mi dimetto non solo dall'incarico di ministro dei Trasporti, ma anche da quello di capolista socialista per Valladolid alle elezioni generali del 29 novembre». Con queste parole Oscar Puente, titolare dei Trasporti spagnolo, ha annunciato un passo indietro al termine di un'audizione durata quattro ore alla Deputazione Permanente del Congresso dei deputati spagnolo sull'incidente ferroviario a Urda, in provincia di Toledo, costato almeno 69 vittime lo scorso 28 ottobre.
«La decisione sul mio futuro l'avevo presa nei primi minuti dopo la tragedia. Un ministro dei Trasporti di un Paese come Spagna non può continuare a occupare il suo incarico dopo due incidenti in meno di un anno», ha spiegato Oscar Puente nella sua replica ai portavoce delle forze politiche, che avevano sollecitato le sue dimissioni in blocco, tranne i rappresentanti del Partito socialista e della forza della sinistra radicale basca EH Bildu.
Puente era finito al centro della bufera dopo il disastro ferroviario di Urda, nove mesi dopo lo scontro avvenuto il 18 gennaio ad Adamuz (Cordoba) tra un treno Alvia e un Frecciarossa di Iryo, sulla stessa linea ad alta velocità Madrid-Siviglia, costata la vita a 46 persone.
Esponente del Psoe e già sindaco di Valladolid dal 2015 al 2023 e ministro dei Trasporti del 2023, Puente ha difeso il proprio operato, fra le accuse incrociate delle opposizioni.
Aveva dedicato la prima parte dell'audizione, durata oltre 4 ore, a spiegare gli interventi realizzati sulla linea Madrid-Siviglia e le misure approvate oggi dal governo per migliorare la sicurezza ferroviaria, con il potenziamento dei protocolli di sicurezza, fra le misure varate, una modifica dei protocolli di sicurezza, con "l'introduzione di una doppia validazione umana" delle decisioni assunte dai centri di controllo quando, dopo la caduta del sistema di segnalazione, la circolazione ferroviaria viene autorizzata a riprendere. E, come aveva già fatto oggi dopo il Consiglio dei ministri, ha illustrato le iniziative adottate dal governo - tra cui la riduzione delle frequenze ferroviarie sulla linea Madrid-Siviglia - promettendo: «Lavoreremo senza sosta per recuperare la fiducia» dei cittadini.
Ma non è bastato a placare le critiche. Durissimo il Partito popolare, con la portavoce Ester Munoz, che ha accusato Puente di anteporre la comunicazione alla gestione. «Le riesce benissimo spiegare perché la gente muore e malissimo evitare che muoia», ha accusato. Vox, attraverso la portavoce Pepa Millan, ha incalzato il ministro: «Riesce a dormire con 116 morti sulla coscienza?», ha interrogato, nel riferirsi alle vittime degli incidenti di Adamuz e di Urda e chiedendo responsabilità anche giudiziarie.
Critiche anche dalla maggioranza e dai suoi alleati. Sumar ha chiesto un sistema ferroviario interamente pubblico. Erc ha denunciato una "roulette russa" sulla rete e ha invocato un piano straordinario di manutenzione. Podemos ha contestato la liberalizzazione e le esternalizzazioni della manutenzione.
Mentre la forza catalanista Junts ha attribuito le responsabilità ai governi succedutisi alla guida in Spagna e il partito nazionalista basco Pnv ha chiesto al ministro di assumersi le responsabilità.
Dall'incidente ferroviario di Urda, il premier Pedro Sanchez aveva difeso la gestione del titolare dei Trasporti, pur sottolineando che "un Paese come la Spagna non può registrare die incidenti di questa gravità in meno di un anno". Una difesa divenuta sempre più insostenibile a tre settimane dalle elezioni anticipate del 29 novembre.
Nel gettare la spugna, il ministro ha pronunciato le stesse parole: «Un ministro dei Trasporti di un Paese come la Spagna non può restare in carica» ha detto, «indipendentemente dal fatto che io abbia o meno una responsabilità diretta. È una questione di dignità politica, coerenza ed empatia verso le vittime», ha concluso, suscitando applausi fra i deputati socialisti e di Sumar.

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