Petrowskaja, quando รจ la foto che ci guarda. E ci scuote
La scrittrice tedesca di origine ucraina raccoglie in un libro delle miniature straordinarie. Storie nate da immagini che hanno rapito la sua attenzione. In una mostra, un libro o un mercatino

E se fosse la foto a guardarci? A interrogarci? A chiederci cosa pensiamo e di darle voce? ยซUna donna รจ alla finestra. Nella sua stanza. ร sprofondata in se stessa. Dโuna bellezza magica. Attende il futuro, ricorda il passato? Gli occhi sono puntati su qualcosa, tranquilli e un poโ diffidenti. Le mani toccano il vetro โ un confine nettamente percepibile, che appare tuttavia confuso e fragile. Il mondo esterno si fonde con il suo mondo interioreยป. La scrittrice tedesca di origine ucraina, Katja Petrowskaja, descrive cosรฌ lโimmagine di copertina del suo ultimo libro: La foto mi guardava (Adelphi, pagine 270, euro 24). ร uno scatto che cattura la sua attenzione. Sรฌ, la guarda. E con lei, ci guarda. Ci invita a scoprire di piรน su questa donna che ricorda il Rinascimento e ยซlโintero tumultoยป che scatena una Monna Lisa. La foto รจ โrubataโ dal primo e piรน famoso film della danzatrice, teorica del cinema e regista Maya Deren, Meshes of the Afternoon, girato nel 1943, insieme ad Alexander Hammid, lโemigrante ceco che era allora suo marito. ยซIl film si sviluppa girando su se stesso come una trottola, in una variazione di scene ripetute dove sogno e realtร si intrecciano. (โฆ) Non capiamo esattamente se si tratta di un risveglio dal mondo reale nel sogno oppure una caduta dal sogno nel mondo reale. (โฆ) Nel film la donna alla finestra vede se stessa passare di corsa davanti a quella stessa finestra. Maya Deren diventa il proprio riflessoยป. Ma chi รจ Maya Deren? ยซNasce come Eleonora Derenkowskaja a Kiev in una famiglia ebraica benestante nel 1917, lโanno della Rivoluzione. Suo padre รจ un celebre psichiatra. La famiglia abbandona Kiev nel 1922 per sfuggire agli arbitri del potere e ai pogrom, ed emigra negli Stati Uniti dove il cognome viene accorciato in Deren. Eleonora studia scienze politiche, giornalismo e letteratura inglese. La sua passione per la danza, per i ritmi rituali e la dissoluzione estatica di sรฉ si esprimerร in seguito nel cinema. Persino al mondo del cinema accede grazie a una sorta di โiniziazioneโ mitologica. Perciรฒ assume il nome di โMayaโ โ un nome che โcondensaโ significati rituali e religiosi: per i buddhisti โMayaโ รจ lโโillusioneโ, nella mitologia greca la โmadreโยป.

Una storia affascinante. Una delle tante che Katja Petrowskaja racconta fra il 2015 e il 2021 sulla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung e poi raccolte in volume nel 2002 (ora in italiano per Adelphi). Storie senza tempo di immagini che ci guardano. E ci parlano. La Petrowskaja, che si era affermata con Forse Esther (2014) sulla Seconda guerra mondiale e la genealogia della sua famiglia ebreo-polacca, si รจ cimentata in un genere tanto antico, quanto arduo: lโecfrasi. Non di dipinti, ma di fotografie, appunto. Fotografie che lโhanno colpita e in cui si รจ imbattuta: in una mostra, un libro, un mercato delle pulci. Cosรฌ avviene con la foto risalente al novembre del 1989, ยซcomprata al Mauerpark di Berlino nel punto in cui il Muro proveniente da Bernauer Strasse piegava bruscamente verso Nordยป: ยซLร dove prima cโera lโampia striscia della morte, troviamo oggi uno fra i piรน grandi mercati delle pulci di Berlino. Qui da due decenni viene venuta la Storia, frantumata in piccoli oggetti e cianfrusaglie varie. Cosรฌ anchโio ho comprato un pezzo di storia privata dei giorni n cui cadde il Muro, quasi fosse una parte della mia storia personaleยป. La foto che โguardavaโ Katja Petrowskaja raffigura ยซun uomo che si sta voltando verso una donna. Ha gli occhi chiusi. Sta ammiccando o รจ il sole che lo abbaglia in quella giornata di novembre? La donna รจ il vero punto vocale. Ha la bocca socchiusa, quasi fosse sorpresa, quai fosse di fretta. Gli occhiali da sole le nascondono gli occhi. Vuole forse sentirsi doppiamente protetta? Chi dei due รจ dellโEst e chi dellโOvest? I miei amici ritengono che allโOvest, in quegli anni, quasi nessuno portasse i baffi. La donna assomiglia moltissimo a una mia conoscente. Nemmeno per un secondo ho creduto di averla potuta โcomprareโ per caso. Preferivo fantasticare su di lei, sulla sua vita, sulla sua professione, e anche su quel fuggevole istante accanto al Muro. Tra i due volti distinguo sul Muro la parola โCaos!โยป. Dopo la pubblicazione dellโarticolo una lettera da Roma dร un nome e un volto a quella donna, Anna Maria. Per lei รจ lโunica foto di quel momento sotto il Muro, appena dopo la caduta.
Lโilluminazione di Petrowskaja nasce da unโaltra foto: quella di un minatore del Donbass avvolto dal fumo della sua sigaretta. I minatori andavano caparbiamente al lavoro, anche senza salario, nel pieno della guerra ucraina (รจ di queste ore la nuova avanzata russa nella regione). ยซPerchรฉ il lavoro era pace e la guerra assurdaยป. ยซLa foto mi guardava โ scrive Petrowskaja โ. Quella vicinanza mi ipnotizzava, ne ero addirittura spaventata. Non sapevo nemmeno dove si trovasse Krasnoarmijsโk, eppure quellโuomo era lรฌ davanti a me, fin troppo vicino e mi soffiava in faccia il fumo della sua sigaretta. Attendevo che il fumo si diradasse per scoprire se lโuomo stesse sorridendo oppure sghignazzando. Niente da fare, lui mi guardava attraverso il fumo della sigaretta e restava lรฌ, come avvolto in un mistero. Cosa rappresentava lo sguardo di quel minatore nero con gli occhi bianchi? Disperazione? Rimprovero? Saggezza? Rabbia? Fede? Sembrava cieco. Invece la cieca ero io, nella mia insipienza, nella mia ignoranza riguardo a questa regione. Quella foto mi guardava la mia stessa cecitร , la mia stessa impotenzaยป.
Foto e parole, in un libro che ยซnon parla di guerra, ma รจ stretto nella morsa della guerraยป scrive alla fine Petrowskaja, mentre lo sguardo va inevitabilmente a quello che avviene nella sua terra dโorigine e nel mondo. ยซE la guerra uccide, nega il senso, la normalitร , e la varietร , tutto ciรฒ che noi amiamo. La guerra potrebbe giungere a cancellare le nostre parole sussurrateยป. Alla guerra Katja oppone questi sguardi. Queste immagini, questi frammenti senza voce. Che ci guardano. Cercano i nostri occhi. E la nostra voce, per parlare.
Una foto, un libro e 990 parole.
ยฉ RIPRODUZIONE RISERVATA
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