mercoledì 28 giugno 2017
Già fatto qui l'elenco delle cose che non si possono dire, tipo: l'erba è verde, il cielo è blu, ecc. Devo aggiungerne un'altra. Nella rubrica del 9 giugno, titolo “Kerosene”, avevo scritto che forse la solitudine non è la soluzione ottimale per un essere umano, benché la relazione con l'altro comporti fatiche e conflitti, prodotti, junghianamente, dalla differenza tra Anima e Animus. Dicevo anche che «ai nostri figli oltre al lavoro fisso auguro un amore fisso». Bene, questo non si può dire. Reazioni furibonde. Dal catalaniano «meglio soli che male accompagnati» all'estrema offesa di chi mi accusa di invitare le donne a subire le violenze del marito. Guai ad augurare una simile disgrazia — l'amore fisso. Una mi oppone il suo «sgomento»: solo per il fatto di aver auspicato che si reimpari la virtù forte della pazienza. Un altro scrive che lui è molto più felice così, solitudine + trombamici (felicità? trombamici? siamo in terza media?). Oltre a trolling e insulti seriali. Una rabbia inconsulta. «Hai toccato un nervo scoperto», mi dice una. Be', vi dirò: lieta che sia ancora scoperto. Vuole dire che certe anti-verità — per esempio il fatto che la donna e l'uomo siano animali a-sociali e individui autosufficienti — non sono ancora del tutto consolidate. Che sotto la cenere della correctness c'è ancora un fuoco che brucia. Farà male, ma tiene vivi.
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