ADOTTATI, SERIE B


Marina Terragni domenica 18 giugno 2017
Su un social network si sta discutendo di adozione aperta a tutti. Sorprendentemente al commentatore arcobaleno e pro-Gpa l'idea non piace affatto: «Fare un figlio non vuole dire prendersi carico delle problematiche sociali e culturali di questo mondo, non significa voler diventare eroi e salvare bambini abbandonati o fare del bene per la società. Fare un figlio significa voler fare una famiglia, e ognuno deve avere la possibilità di decidere come costruire la sua famiglia, indipendentemente dalle piaghe sociali che affliggono il pianeta. Cerchiamo di non essere ipocriti: se a tutti i biondi si dicesse che non possono più fare figli, ma che devono necessariamente adottarli o altrimenti s'attaccano, temo che in molti non sarebbero d'accordo. Perché chiedere un simile sforzo ai biondi non è giusto, ma chiederlo alle famiglie arcobaleno invece lo è?».
In sintesi: i figli adottati sono un ripiego. Serie B. Perché dovrebbero toccare proprio a noi? E chi siamo, i benefattori dell'umanità? È tutto talmente storto. C'è da mettersi le mani nei capelli. Non ce la faccio a essere compassionevole. Fare un figlio è accettare di essere per sempre secondi. Ogni bambino è abbandonato, se non fai questo. I figli adottati sono i più figli di tutti. Beato chi adotta e accoglie. E pietà per quell'eventuale figlio – genetico – che nascerà via contratto da un uomo che pensa e dice cose come queste.
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