E giĆ  nel 1942 Guido Calogero smontava Heidegger

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January 11, 2018
Buone notizie, secondo me, dal numero di ā€œMicroMegaā€ intitolato ā€œGli intellettuali giudicano la religioneā€. La sezione su tale tema richiederebbe un resoconto critico per il quale non basterebbero una ventina di pagine. Vi ĆØ riportato un questionario del 1950 che l'americana ā€œPartisan reviewā€ propose a scrittori, filosofi, critici e studiosi. ā€œMicroMegaā€ pubblica le risposte del grande poeta e saggista Auden (credente) e del filosofo analitico Ayer (non credente): due punti di vista opposti sui quali si potrebbe ragionare a lungo. Ma quella che in particolare ho considerato subito la buona, ottima notizia ĆØ un'altra. ƈ un saggio di Guido Calogero (1904-1986), studioso di storia della logica e della dialettica dai Presocratici al Novecento, filosofo del dialogo come strumento insuperabile del pensiero, teorico e animatore con Aldo Capitini del movimento liberal-socialista e tra i fondatori del Partito d'Azione. In questo scritto del 1942, Calogero offriva una tempestiva, precoce analisi critica del pensiero e del linguaggio di Martin Heidegger, filosofo vicino al nazismo (mai esplicitamente rinnegato) che ha esercitato un'influenza magnetica su filosofi francesi e italiani di fine Novecento tuttora in attivitĆ . BenchĆ© Heidegger sia stato notoriamente discusso, criticato, demolito giĆ  da Adorno, Lƶwith e Anders, i nostri heideggeriani, per evitarsi dei fastidi, non hanno mai voluto prendere in considerazione i loro argomenti. Calogero (filosofo a sua volta oggi ciecamente trascurato) in questo scritto di settant'anni fa notava subito il punto debole della filosofia di Heidegger: la sovrapposizione, l'identificazione impropria e arbitraria fra il problema della conoscenza (gnoseologia) e il problema dell'essere (ontologia). Heidegger usa un linguaggio metafisico lƬ dove dovrebbe usare un linguaggio logico e metodologico. Dire ā€œessereā€ e dire ā€œenteā€, ripetere queste parole come una giaculatoria o un mantra, non significa dire qualcosa della cui realtĆ  si possa dare conoscenza e discorso, poichĆ© si tratta di una terminologia arcaica ormai priva di contenuto determinato e determinabile, un ā€œmodo di direā€ generico e vuoto la cui pensabilitĆ  ĆØ nulla. Provate a pensare l'essere e vedrete che equivale a pensare il nulla, cosa altrettanto impensabile. Il linguaggio di Heidegger ĆØ una disonesta parodia verbalistica dell'esperienza mistica. Teologizza la filosofia, evitando il problema della religione.

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