Un amore più grande di ogni mio tradimento
Domenica delle Palme – Anno A
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. [...]
Un bacio e un gallo, Giuda e Pietro: due uomini, due fragilità, due tradimenti. Il tradimento è per chi è vicino: i nemici non tradiscono, piuttosto colpiscono, sorprendono, assaltano. Tradisce invece l’amico, l’amante, chi ci è affettivamente vicino. Nella stessa notte, a poche ore di distanza l’una dall’altra si consuma l’amicizia, si disperde nei rivoli di un calcolo e di una paura. Giuda era un discepolo, un chiamato, non un infiltrato, non una spia che si era intrufolata, ma uno che con Gesù aveva scommesso la sua vita, che aveva camminato con lui sulla polvere delle strade, che aveva ascoltato le sue parole di tenerezza. E tradisce con un bacio.
Perché proprio un bacio? poteva indicare Gesù con un dito, gridare a voce alta il suo nome, prenderlo per un braccio: ha scelto un bacio, ha scelto un gesto di affetto, di vicinanza. Pietro invece prende le distanze: “Non lo conosco”, mentre Giuda si avvicina, Pietro si allontana. Due uomini, due libertà, due modi diversi di spezzare un legame.
L’uno per calcolo, l’altro per paura. L’uno perché convinto di sapere meglio di Gesù come dovevano andare le cose, l’altro per il terrore di finire anche lui arrestato. L’uno presuntuoso, l’altro codardo.
Entrambi nostro specchio. Ma se Pietro, dopo aver incrociato lo sguardo di Gesù, piange amaramente, Giuda si dispera e si nasconde, con la certezza di non poter più essere amato, con la cruda convinzione della irreparabilità del suo peccato. Ma il peccato, e ce lo dimostrerà Pietro, non è mai l’ultima parola in una storia d’amore come quella tra Dio e i suoi amici. È piuttosto la disperazione a chiudere definitivamente, è il presupporre che non ci sarà perdono, che non ci sarà abbastanza amore per superare quel bacio del tradimento. Pietro piange e resta, Giuda butta via quelle trenta monete e fugge, non riuscendo più ad immaginare un futuro. Il punto di snodo allora non è il tradimento, ma il dopo, è nel come vivo la mia fragilità, è nella fiducia che ripongo in un amore più grande di ogni mio tradimento. Mi piace credere che quel bacio non sia stato solo il segnale convenuto, ma un frammento di affetto, un saluto, un arrivederci.
(Letture: Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mt 26,14- 27,66)
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