E luce fu

La Creazione come racconto di solitudine, improvvisazione e capacità di correggersi: anche la luce divina diventa un invito a cambiare strada e lasciarsi aiutare
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September 27, 2026
Il primo racconto della Creazione colpisce per l’asciuttezza con cui è descritta l’opera grandiosa del Signore Iddio. Una performance da Sommo Artista che resta impressa persino nell’immaginario degli agnostici. Due aspetti me lo rendono più prossimo e gradito: la solitudine e l’apparente assenza di un progetto. Il creativo agisce meglio da solo, si sa.
Essendo addirittura il Creatore, Egli escluse di ricorrere a un lavoro d’equipe, nessun possibile collaboratore era ancora in giro. Sopperì con il soliloquio, forse vincendo l’imbarazzo di parlare ad alta voce con sé stesso. Ogni volta che leggo di Lui che contempla l’abisso e sussurra “Sia la luce” mi commuovo. L’altra questione riguarda le Sue carenze in fatto di planning. Viene in soccorso un antico commento rabbinico che si interroga sul ripensamento dell’Altissimo proprio in tema di luce.
Quella accesa al primo fu nascosta al quarto giorno per far posto a sole, luna e stelle. Potente com’era, però, fece esplodere il contenitore in cui era riposta sparpagliandosi in miliardi di fiammelle sulla Terra. Compito di uomini e donne è dunque riportarla al proprietario attraverso le buone azioni, scintille della luce di Dio. Doppia lezione. Riparare a un errore cambiando in corsa. Farsi dare una mano. Alla faccia della solitudine.

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