Magnate del petrolio indiano insegnerà “Sostenibilità” all’università di Newcastle
di Fabio Carminati
L’ateneo del nord dell’Inghilterra ha nominato l’erede della più grande compagnia di idrocarburi “professore” di una delle materie chiave dell’ecologia. Sollevando polemiche nel Regno Unito e in India

Recentemente, gli atenei del Regno Unito ci hanno abituato a qualsiasi strappo alle regole e alla decenza in nome del denaro. Figli di dittatori acclarati e ricercati tranquillamente immatricolati, o trafficanti internazionali noti a tutti accomunati in qualche maniera a prestigiose scuole. Ma il primato dell’ultima “stravaganza” tocca all’Università di Newcastle: ha nominato l’erede della più grande compagnia petrolifera e del gas indiana “professore di Sostenibilità”. Scatenando l’indignata e immediata reazione dei gruppi ecologisti dell’isola e di New Delhi.
L'università ha annunciato, senza imbarazzi, che ad Anant Ambani è stata conferita la cattedra per "il lavoro nel campo della conservazione, della protezione della biodiversità, del benessere degli animali e della gestione ambientale" e per "il significativo contributo alla promozione di un futuro più sostenibile".
Ambani è figlio dell'uomo più ricco dell'India, Mukesh Ambani, che ha costruito la sua fortuna principalmente nel settore petrolifero e del gas, possiede la più grande raffineria al mondo e ha stretti legami con il partito induista al governo, il Bharatiya Janata Party, Bjp. Il magnate, anche recentemente, ha elogiato con esagerato entusiasmo le politiche del Bjp e del primo ministro Narendra Modi. Così come le aziende legate al suo conglomerato Reliance hanno fatto ingenti donazioni al partito. Anche per questo Modi ha partecipato, nel 2024 a Mumbai, al sontuoso matrimonio dell’attuale docente a Newcastle ovvero Anant Ambani. Il professore 31enne è a capo del settore delle energie rinnovabili di Reliance Group e ha un patrimonio stimato di 90 miliardi di sterline.
Ha fatto scalpore e sollevato proteste anche la sua ultima creazione: Vantara (che in sanscrito significa “Il protettore della foresta”), uno zoo privato di 1.400 ettari vicino agli impianti di raffinazione petrolifera di famiglia nel Gujarat: un gigantesco recinto che ospita più di 150.000 animali, tra cui 200 leoni, 250 leopardi e 900 coccodrilli. Là, due anni fa, Anant Ambani ha organizzato i suoi sontuosi festeggiamenti prematrimoniali a cui hanno partecipato celebrità e politici. I dubbi sulla provenienza degli animali, sollevati dalle associazioni ambientaliste, non sono mai sfociati in inchieste o processi nonostante fossero state fornite prove documentali che testimoniavano il rischio di estinzione di alcune specie rinchiuse a Vantara.
Non sorprende, dunque, che l’annuncio dell'università del North East England abbia suscitato critiche da parte di accademici e ambientalisti indiani e internazionali. Riaprendo l’annosa problematica in Gran Bretagna della «credibilità istituzionale e il prestigio intellettuale dell'università». Ancora più accese le polemiche rimbalzate dall’ex colonia. Ramachandra Guha, uno dei principali intellettuali indiani e noto ecologista, è stato tra i primi a reagire: «Devo dire che si tratta di una scelta piuttosto inquietante - ha detto ai media -. Come studioso di ambientalismo indiano e globale, posso citare almeno 50, forse cento, persone che sarebbero di gran lunga più qualificate per ricevere tale onorificenza. Tra queste figurano scienziati del suolo o dell'energia, esperti di conservazione delle risorse idriche o di riduzione dell'inquinamento, operatori forestali comunitari, ecologisti che hanno dato un contributo reale e tangibile a un futuro più sostenibile per l'India e gli indiani». In perfetto inglese, che a Newcastle devono aver compreso chiaramente, ha aggiunto: «Mi chiedo su consiglio di chi abbia agito l'Università di Newcastle e se abbia svolto le dovute verifiche su ciò che è stato fatto e non fatto in questi ambiti. La nomina del signor Ambani è estremamente sconcertante».
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