Rigopiano, appello bis: tre condanne e cinque assoluzioni
di Redazione
Sentenza sulla valanga del 18 gennaio 2017 sujll'albergo di Farindola, che causò 29 morti
A nove anni dalla tragedia dell'hotel Rigopiano, travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017 - evento in cui morirono 29 persone - è arrivato un nuovo capitolo, il quarto, del percorso giudiziario con la sentenza della Corte d'Appello di Perugia nel processo bis di secondo grado: dopo oltre otto ore di camera di consiglio sono arrivate tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni.
Condannati a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci; assolti l'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, l'ex tecnico comunale Colangeli, e i tre dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio e Emidio Primavera. Due prescrizioni per gli ex dirigenti della Provincia Di Blasio e D'Incecco.
Momenti di tensione al termine della lettura del dispositivo.
L'avvocato dell'ex sindaco di Farindola Lacchetta, Cristiana Valentini è scoppiata in lacrime per il pronunciamento di assoluzione. Una reazione che non è piaciuta ai parenti delle vittime, in particolare alla madre di Stefano Feniello che ha urlato: «Si piange per la morte di un figlio non per un'assoluzione». Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha così commentato la sentenza: «Per la prima volta si riconosce l'inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia. Sentenza per certi aspetti storica, certo si tratta di un riconoscimento parziale, ma dobbiamo attenerci alla volontà dei giudici».
Il pg aveva chiesto la condanna a tre anni e dieci mesi per i cinque dirigenti della Regione Abruzzo Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca, assolti in primo e secondo grado; la conferma di due anni e otto mesi per l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, condannato nei primi due gradi di giudizio, e per il tecnico comunale Enrico Colangeli, assolto in primo grado e condannato in appello a due anni e otto mesi; tre anni e quattro mesi per i due tecnici della Provincia di Pescara Mauro Di Biasio e Paolo D'Incecco, condannati alla stessa pena nei primi due gradi di giudizio. Per l'ex dirigente regionale Sabatino Belmaggio, assolto in primo e secondo grado, è stato chiesto il proscioglimento.
La prima sentenza del percorso giudiziario è del 23 febbraio del 2023 quando il Tribunale di Pescara emette cinque condanne, di cui tre per responsabilità legate alla sicurezza stradale e all'agibilità del resort, e 25 assoluzioni. A essere condannati sono due dirigenti della viabilità della Provincia di Pescara - Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno - responsabili di non avere trovato una turbina per sgomberare la strada dalla neve e di non avere chiuso un tratto della Sp 8. Condanna anche per l'allora sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (due anni e otto mesi), per non avere emesso un'ordinanza di inagibilità e di sgombero dell'Hotel Rigopiano. Gli altri due condannati sono il gestore dell'albergo Bruno Di Tommaso e Giuseppe Gatto - sei mesi di reclusione ciascuno - redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell'hotel, per l'accusa di falso.
In secondo grado, il 14 febbraio del 2024, la Corte d'Appello dell'Aquila riforma in parte il verdetto di primo grado condannando l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e il suo capo di gabinetto Leonardo Bianco - assolti in primo grado - accusati di falso e omissione con una pena rispettivamente di un anno e 8 mesi e di un anno e 4 mesi; condanna anche per il tecnico del comune di Farindola Enrico Colangeli (due anni e otto mesi). Sono confermate 22 assoluzioni e le cinque condanne inflitte in primo grado.
In terzo grado, il 3 dicembre 2024, diviene definitiva la condanna per quattro imputati: l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo (un anno e otto mesi) per i reati di omissione di atti d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico, il capo di gabinetto della stessa Prefettura, Leonardo Bianco (un anno, due mesi e 20 giorni), per falso ideologico in atto pubblico, il gestore dell'albergo, Bruno Di Tommaso (sei mesi) - nel frattempo deceduto - e il geometra, Giuseppe Gatto (cinque mesi e 10 giorni), per falso ideologico.
La Cassazione, secondo la quale «prevedere e prevenire il disastro era dovuto», accoglie parzialmente le richieste della procura generale disponendo un nuovo processo di secondo grado a Perugia per dieci persone: sei dirigenti della Regione Abruzzo che erano stati assolti nei primi due gradi di giudizio; nuovo processo anche per l'ex sindaco di Farindola Lacchetta, il tecnico comunale Colangeli, nonché i due funzionari della Provincia di Pescara, D'Incecco e Di Blasio - tutti e quattro condannati dalla Corte d'Appello dell'Aquila - per rivalutare le loro posizioni per le accuse di omicidio e lesioni colpose plurime.
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