Ore calde ai vertici della Lega: perché Salvini "chiama" Zaia

Parlamentari che escono, sondaggi che piangono. E il fantasma di Vannacci. Mercoledì il consiglio federale: l'idea è il modello bavarese
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June 8, 2026
Ore calde ai vertici della Lega: perché Salvini "chiama" Zaia
Salvini e Zaia, una vita insieme nella Lega, in un'immagine di anni fa
Sono ore calde ai vertici della Lega. È stato un fine settimana di fitti contatti, in vista del Consiglio federale convocato per mercoledì a Roma, che potrebbe segnare un'accelerazione nel processo di riforma del partito. Uno scenario concreto è da tempo quello del modello bavarese, con un partito nazionale e una costola nordista. E Matteo Salvini avrebbe proposto a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga di affiancarlo come vicesegretari, assieme a Claudio Durigon che manterrebbe il ruolo nell'organigramma, come referente per il Centro-Sud. Dalla Lega nessuna conferma su queste ipotesi di riorganizzazione. Ma la convinzione diffusa tra i big è che il Federale sarà un primo momento di confronto concreto, poi il momento cruciale sarà il ritiro a porte chiuse del 4 e 5 a Treviso, voluto da Salvini. C'è chi lo considera un appuntamento importante come un congresso. Anche se poi solo un congresso vero e proprio, modificando lo statuto, potrebbe sancire una riforma drastica come l'adozione del modello confederale o la scissione tra una Lega Nord e una Sud. Zaia, ai tanti che lo hanno chiamato nelle ultime ore, avrebbe sottolineato che in questa fase "serve coraggio", che bisogna tornare a un modello di Lega "fortemente radicato sul territorio", ma impostando un lavoro di lungo periodo, "anche senza guardare troppo ai sondaggi". Il processo è ormai avviato, soprattutto secondo quei leghisti per i quali lo status quo porterebbe solo a una "lenta emorragia". Ed è difficile pensare che sulle evoluzioni non abbia pesato l'uscita di Roberto Vannacci e l'avvento di Futuro nazionale. Anche se Salvini ha liquidato il tema degli ultimi addii con un post scriptum alla consueta newsletter domenicale: «Non ruberemo nemmeno venti secondi del vostro tempo per parlare di chi ha deciso di tradire la fiducia del partito, dei militanti e degli elettori per inseguire poltrone e interessi personali. La Lega guarda avanti. Con serietà, coerenza e determinazione. Come dal primo giorno». Di certo da mesi nel centrodestra studiano attentamente i sondaggi della nuova forza politica. Vannacci è riuscito rapidamente a conquistare attenzione, a condizionare qualche scelta strategica dei suoi ex alleati. «È fondamentale - nota dall'opposizione il leader di Azione Carlo Calenda - che il centrodestra chiarisca da subito che in nessun caso aprirà la coalizione a questo soggetto. In questo senso consiglio a Forza Italia di valutare con grande attenzione la riforma elettorale che rischia di obbligare la coalizione ad aprire le porte ai fascioputiniani». Se Vannacci voleva creare nervosismo, a sentire varie fonti parlamentari di centrodestra, pare proprio esserci riuscito con il suo affondo dell'altro giorno su Marina Berlusconi: «Non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico». Eppure da Arcore dopo il passaggio di due parlamentari azzurri (Attilio Pierro e Davide Bergamini) in Futuro nazionale, più che la preoccupazione per gli addii è filtrata la convinzione che siano il frutto di "scelte sbagliate" dei vecchi capigruppo, sostituiti nelle scorse settimane proprio su input della famiglia Berlusconi. Un'ennesima stoccata da parte della presidente di Fininvest, che a tutti assicura di non voler interferire sulla linea politica di FI ma di avere a cuore la svolta liberal del partito fondato dal padre. 

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