Noi, popolo «ettorico» di difensori anche eroici
venerdì 10 agosto 2018

Siamo un popolo di difensori. L’Italia, con la fondazione di Roma, “nasce” da Enea, un esule, fuggito da una città aggredita e incendiata, dove è caduto l’eroe dei difensori e dei resistenti, Ettore. I grandi momenti epici dell’Italia sono ettorici, difensivi, non aggressivi: uno è il Risorgimento, che significa etimologicamente risorgere da uno stato di soggezione o sottomissione. Risorgimento non è un atto di aggressione a qualcuno, come il colonialismo, ma di riscatto, non nasce dal nulla. L’altro alto momento epico è la Resistenza, la cui etimologia non necessita di spiegazioni.

La natura e spirito di un popolo si manifestano in forme differenti nelle diverse sfere dell’agire umano, ma sono evidenti: gli inglesi sono combattenti formidabili, leali e indefessi, e lo sono anche nel calcio, dove, trascinati dall’indole cavalleresca e guerriera, utile in altre circostanze, attaccano sempre e quindi non vincono mai un mondiale o un europeo. Nel calcio anche noi italiani abbiamo grandi attaccanti, Meazza, Piola, Rivera, Riva, Mazzola (padre e figlio), Bettega, Paolo Rossi, Vialli (Baggio, Del Piero e Totti sono qualcosa di diverso dall’attaccante puro), ma non quanto altri Paesi. Mentre, se esistesse un campionato mondiale di squadre di soli difensori, il nostro sarebbe, è, uno squadrone ineguagliabile: Buffon, il più grande di sempre, Zoff, Facchetti-Burgnich-Picchi, Gentile-Cabrini-Scirea, Maldini-Costacurta-Baresi, e poi Bergomi, Ferrara, Cannavaro, Chiellini-Barzagli...

Anche tra i nostri eroi prevale la natura del difensore. Riccardo Muci, il poliziotto che ha eroicamente salvato vite umane nella tragedia dell’autostrada bolognese, è un tipico eroe italiano, un difensore. In quattro minuti di tempo sospeso ha capito prima di ogni altro che cosa stava accadendo: riflessi e intuizione pitagorica da Gigi Buffon. È sceso dalla sua auto, aiutando subito le persone ferite sull’autostrada, difesa che protegge, Gentile, Bergomi e gli altri Nostri. Contemporaneamente urlava ai passanti fermi nella via sottostante di fuggire, avvertendoli della tragedia ultraincombente. Rilancio, Cabrini, Maldini. Poi, compiuta la sua azione perfetta, lucidissima offerta di se stesso, è stato colpito dall’esplosione, l’onda d’urto lo ha fatto volare per venti metri: italiano, ferito gravemente, ha salvato tutti quanti poteva, dicono che ce l’ha fatta e ce la farà. Non era nei suoi piani, farcela. Riccardo Muci, poliziotto. Italiano. Come Salvo D’Acquisto, carabiniere, Medaglia d’Oro al valor Militare, alla memoria: il 23 settembre 1943, a 23 anni si sacrificava, autoaccusandosi davanti ai nazisti, di un attentato non compiuto da lui, salvando tutte le vittime della rappresaglia già costrette a scavarsi la fossa. Come Nicola Calipari, poliziotto, funzionario e agente segreto italiano, ucciso dai soldati statunitensi a Baghdad, nel 2005, facendo scudo alla giornalista italiana di cui aveva procurato la liberazione. Citavo il calcio, che è come ogni sport esorcismo della guerra, trasmutazione in gioco del tragico agone di vita e morte. Il nostro Dna di discendenti del resistente e aggredito Ettore e del profugo Enea. D’Acquisto, Calipari, Muci. Tre eroi italiani, tre difensori formidabili.

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