Magnifica umanità
di Redazione Agorà
Magnifica humanitas di papa Leone XIV attraversa la trasformazione dell’umano che la tecnologia rende sempre più evidente e instabile

Magnifica umanità
Magnifica humanitas di papa Leone XIV attraversa la trasformazione dell’umano che la tecnologia rende sempre più evidente e instabile. Non è la macchina il centro, quanto ciò che essa rende leggibile e ciò che, al contrario, tende a rendere invisibile: le forme del lavoro, le disuguaglianze, le vite che restano ai margini dei processi. La “cultura dello scarto”, già emersa con forza nel magistero di Francesco, qui si espande dentro i meccanismi stessi della modernità tecnologica. Ciò che veniva escluso ora si sposta dentro sistemi produttivi e decisionali, attraversa il mondo del lavoro e raggiunge ambiti che sembravano protetti, ridisegnando gerarchie e fragilità. Scriveva Alessandro Leogrande a proposito del luogo dove si consumano migrazioni e respingimenti, là dove si combatte per vivere o per morire, che «di là c’è il mondo di prima, di là quello che deve ancora venire, e che forse non arriverà mai». Pur su temi diversi, questa frase racconta uno scenario che proietta verso un punto decisivo al di là dei tempi della tecnica - rapidi, imprevedibili -, ovvero il riconoscere quale idea di umano stia emergendo nel nostro mondo, tra visibilità e cancellazione, progresso e perdita. Sta tutto qui il filo rosso di questo numero di "Gut!", avvolto attorno a una domanda aperta e perciò lasciata senza punto interrogativo finale, senza punto fermo, proprio come una vertiginosa frase di Lobo Antunes: come restare umani mentre tutto si ridefinisce.
Oltre il mito dell’automa: le immagini che cercano l’uomo nascosto dentro la IA
di Cristiana Perrella
Mentre l’enciclica di papa Leone XIV sull’intelligenza artificiale richiama a una profonda riflessione sulle implicazioni antropologiche, etiche e sociali delle tecnologie emergenti, una mostra in corso al Macro di Roma entra in dialogo da una prospettiva laica su alcune delle questioni affrontate da Magnifica humanitas. Pone infatti una domanda che risuona anche nelle parole del Papa: cosa resta invisibile dentro le tecnologie che promettono di rendere il mondo più efficiente e intelligente? Dietro l’apparente immaterialità degli algoritmi si nascondono infatti enormi quantità di lavoro umano, spesso precario e invisibile, insieme a una complessa geografia di estrazione di dati, energia e risorse. È una prospettiva che non offre risposte consolatorie, ma che restituisce complessità a un dibattito spesso ridotto a slogan.
Mentre l’enciclica di papa Leone XIV sull’intelligenza artificiale richiama a una profonda riflessione sulle implicazioni antropologiche, etiche e sociali delle tecnologie emergenti, una mostra in corso al Macro di Roma entra in dialogo da una prospettiva laica su alcune delle questioni affrontate da Magnifica humanitas. Pone infatti una domanda che risuona anche nelle parole del Papa: cosa resta invisibile dentro le tecnologie che promettono di rendere il mondo più efficiente e intelligente? Dietro l’apparente immaterialità degli algoritmi si nascondono infatti enormi quantità di lavoro umano, spesso precario e invisibile, insieme a una complessa geografia di estrazione di dati, energia e risorse. È una prospettiva che non offre risposte consolatorie, ma che restituisce complessità a un dibattito spesso ridotto a slogan.
Gli specchi tristi della società, tra bias e illusioni di neutralità
di Cristina Pasqualini
Bastano due domande rivolte a un chatbot per aprire una riflessione che riguarda non soltanto la tecnologia, ma la società in cui viviamo. Gli algoritmi apprendono dai contenuti prodotti dagli esseri umani e, per questo, non inventano i pregiudizi: li assorbono e li restituiscono. Forse il contributo più importante dell’intelligenza artificiale non consiste nelle risposte che fornisce, ma nelle domande che ci costringe a porci.
Bastano due domande rivolte a un chatbot per aprire una riflessione che riguarda non soltanto la tecnologia, ma la società in cui viviamo. Gli algoritmi apprendono dai contenuti prodotti dagli esseri umani e, per questo, non inventano i pregiudizi: li assorbono e li restituiscono. Forse il contributo più importante dell’intelligenza artificiale non consiste nelle risposte che fornisce, ma nelle domande che ci costringe a porci.
PERCORSI

Prove di maturità
Nei meandri del quotidiano male di vivere di anime in cerca di identità in una società prevedibile che omologa le coscienze schiacciandole in una routine metropolitana.
Gutenberg 75

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Agorà
Filosofia nei licei: perché serve un metodo nuovo
di Andrea Lavazza
Se vogliamo che resti viva, non può essere insegnata solo come successione di voci del passato. Qualche osservazione sul il dibattito sulle nuove Indicazioni nazionali sull’insegnamento della filosofia. Leggi l'articolo
Luoghi dell'Infinito
Pane bianco, pane nero
di Alessandro Deho’
Il pane sanguina una parte oscura, indispensabile alla comprensione del mistero. Siamo come il pane: il dolore, nell’esperienza di Cristo, viene trasfigurato in possibilità. Leggi l'articolo
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TikTok e Lego, la Sagrada Família cresce
di Eugenio Giannetta
Nel monografico di "Gutenberg" della scorsa settimana abbiamo raccontato il cantiere di Gaudí come un’opera che attraversa il tempo, capace di coinvolgere generazioni diverse in un progetto che non appartiene a un singolo ma a una comunità. Una costruzione che sembra non finire mai e che proprio nella sua incompiutezza trova una parte del suo significato. E così, dopo aver chiuso quelle pagine, abbiamo capito che la storia continua ad aggiungere nuovi capitoli. Uno arriva dal mondo digitale. Per celebrare una tappa storica del cantiere, TikTok ha infatti dedicato alla Sagrada una serie di contenuti esclusivi, tra dirette, visite guidate e incontri con architetti e creator (@sagradafamiliagaudi). La community di TikTok ha potuto entrare virtualmente nel cantiere, ascoltare le voci di chi oggi porta avanti l’eredità di Gaudí e scoprire aspetti storici, artistici e tecnici dell’opera. È un segno dei tempi: un edificio nato nell’Ottocento trova nelle piattaforme digitali un nuovo modo per raccontarsi e raggiungere nuovi pubblici. L’altra notizia arriva dal mondo del gioco e della costruzione. Lego ha presentato in queste settimane un nuovo set dedicato alla basilica, il più grande mai realizzato, con oltre 12.000 mattoncini per ricrearla nel dettaglio. Dall’abside alle facciate, dalle navate alle torri. Forse è proprio questo che continua ad affascinare della Sagrada Família. Non solo ciò che è stata, ma ciò che continua a essere e diventare. Un edificio che non smette di essere costruito e che, mentre cresce nella pietra, continua a generare nuove interpretazioni, nuove forme di racconto e nuovi modi di partecipare alla sua storia.
👋 Alla prossima settimana!
— La redazione culturale di Avvenire con Edoardo Castagna, Alessandro Beltrami, Davide Re, Massimo Iondini, Gianni Santamaria, Antonio Giuliano ed Eugenio Giannetta
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