Napoli dice addio a Lorenzo. «Ora basta!» sparatorie

La città si è stretta alla famiglia del giovane ucciso con un colpo di pistola. «Ogni volta che muore un giovane in modo violento, muore una speranza per il futuro», dice l'arcivescovo cardinale Battaglia.
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June 27, 2026
«Basta!». Una sola parola pronunciata da don Salvatore Cinque, ma che nella chiesa di Sant'Alfonso e San Gerardo, a Miano, è risuonata come il grido di un'intera comunità. Un appello netto: basta omicidi, basta vittime innocenti, basta famiglie costrette a piangere i propri cari.
L'applauso che ha fatto seguito all'omelia è stato lungo e intenso, riempiendo la chiesa e raggiungendo le centinaia di persone anche all'esterno, assiepate e piegate dal caldo, accorse per l'ultimo saluto a Lorenzo Spasiano, il giovane di 21 anni ucciso a Napoli la notte tra il 22 ed il 23 giugno davanti alla sua abitazione, mentre si accingeva ad andare al lavoro. Un omicidio segnato da un solo colpo di pistola al torace, esploso a distanza ravvicinata da uno sconosciuto, per il quale gli investigatori seguono la pista della vendetta maturata dopo una lite scoppiata durante una partita di calcetto.
Durante l'omelia, don Salvatore ha ricordato Lorenzo come «un ragazzo di pace, come tanti ragazzi onesti e lavoratori, cresciuti in un rione popolare dove il sangue ha bagnato troppe volte le strade. Questa volta si è trattato di sangue innocente». Poi l'appello: «Se volete onorare Lorenzo non bastano gli striscioni e le magliette, bisogna cambiare mentalità».
All'esterno della chiesa uno striscione recitava: «Ci hai lasciato un dolore che non passerà mai del tutto, perché eri una parte importante delle nostre vite e dei nostri cuori», mentre le magliette bianche con il volto del giovane e la scritta: «L.S. 19 - Per sempre con noi» sembravano unire tutti, compresi i ragazzi che aspettavano fuori con in mano i palloncini bianchi pronti a volare per l'ultimo saluto. Quello per Lorenzo, però, non è stato soltanto il dolore di una famiglia o degli amici. Ma di un intero quartiere, sospeso tra la rassegnazione e il desiderio di ribellarsi a una violenza che continua a mietere vittime. Ed è anche per questo che una volta uscita dalla chiesa la bara bianca un lungo applauso si è levato non solo tra chi è sceso lungo via Teano, ma anche tra i tanti affacciati ai balconi.
«Ogni volta che muore un giovane in modo violento, muore una speranza per il futuro. Questa città continua a piangere i suoi figli», ha scritto l'arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, nel messaggio letto durante il funerale. Un dolore che Daniela di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo, il musicista ucciso nell'agosto del 2023, conosce bene. «Sono passati quasi tre anni - ha raccontato - ma per me sono sempre tre secondi. Sto girando le scuole in tutta Italia per sensibilizzare i ragazzi alla non violenza. Poi succede una tragedia come questa e ti chiedi se questi ragazzi siano ancora recuperabili».

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