Sayed, Talarico, Ossoff, Jeffries: chi sono i volti nuovi dem che la vittoria può spingere in avanti

Sono giovani ed emergenti. Ora vogliono incidere sul futuro. Con un occhio alle presidenziali del 2028
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November 4, 2026
La festa dopo la vittoria ad Atlanta
La festa dopo la vittoria ad Atlanta/ ANSA
Sono i volti “nuovi”. Giovani. Emergenti. Hanno portato a casa la vittoria e ora vogliono incidere, forti dell’onda blu che ha consegnato entrambe le camere ai Democratici, sul futuro, immediato e non, del Paese.
"A tutti i genitori che hanno faticato a spiegare perché il presidente prenda apertamente in giro qualcuno per il suo nome o per il modo in cui prega: domani dite ai vostri figli che i cattivi hanno perso", ha esordito così il democratico Abdul El-Sayed nel suo discorso per la vittoria del seggio del Michigan per il Senato. Medico, accademico e attivista, classe 1984, figlio di immigrati egiziani, supportato dall'ala progressista (da Bernie Sanders ad Alexandria Ocasio-Cortez) del partito, appoggiato da Springsteen, El-Sayed ha condensato nella sua figura tutte le polarizzazioni di un’America sempre più sfilacciata, disunita e rancorosa. Al tempo stesso, sua vittoria rilancia la retorica dell’altra America, quella inclusiva e cosmopolita. La stessa che si riconosce nel sindaco di New York.
Abdul El-Sayed/ Ansa
Abdul El-Sayed/ Ansa
Ha vinto in quello che è da sempre un feudo dei repubblicani. James Talarico, 37 anni, ex insegnante di scuola media e seminarista presbiteriano, ha sconfitto sfida Ken Paxton, procuratore generale dello Stato, accusato di corruzione e sostenuto da Trump. È considerato un astro nascente della galassia dem. "Abbiamo sconfitto Golia, abbiamo appena riconquistato il Texas e abbiamo appena dimostrato che tutto il denaro del mondo non può nulla contro il popolo del Texas", ha esultato dopo la vittoria. "Il Texas non è in vendita", è stato il motto che ha scandito la sua campagna elettorale, sventagliato anche contro Elon Musk.
James Talarico/ Ansa
James Talarico/ Ansa
"Con vittorie schiaccianti e decisive, il popolo americano ha respinto la depravazione, la corruzione e l'incompetenza dell'uomo che risponde al nome di Presidente Donald J. Trump", ha dichiarato ai sostenitori, durante i festeggiamenti per la vittoria, il senatore democratico in carica per lo Stato della Georgia, Jon Ossoff. Nato ad Atlanta, Georgia, nel 1987, è uno dei volti simbolo del rinnovamento generazionale del Partito Democratico e una figura chiave per gli equilibri politici del Sud. Durante la campagna elettorale che lo ha visto conquistare uno Stato che per decenni ha votato saldamente per i repubblicani, ha “martellato” lo sfidante Mike Collins su un tema caldo: il costo della vita. Durante la corsa per il voto, Ossoff ha minimizzato le voci che circolavano su una sua possibile candidatura alla presidenza nel 2028. Una scelta tattica?
Jon Ossoff/ Reuters
Jon Ossoff/ Reuters
“Gli elettori hanno dimostrato che l'America non è in vendita”, è stato il primo commento del leader dei democratici alla Camera Hackeem Jeffries. Classe 1979, considerato una figura centrale dell'establishment di Washington, si avvia a diventare il primo speaker afroamericano della Camera, una posizione, scrive la Cnn, che di fatto gli conferirebbe “il controllo di un Partito Democratico in piena rinascita negli ultimi due anni di presidenza di Donald Trump”. Ex avvocato d'affari “dal carattere riflessivo” è però considerato anche dai suoi “per la sua eccessiva esitazione” e per la sua “posizione più moderata su temi come l'assistenza sanitaria universale e Israele”. Il suo compito sarà duplice: “da un lato, dovrà accontentare un elettorato inquieto che desidera che i Democratici prendano provvedimenti importanti e realizzino un vero cambiamento, dall'altro, dovrà evitare eccessi politici che potrebbero costare loro dei seggi tra due anni”.
Hakeem Jeffries/ Ansa
Hakeem Jeffries/ Ansa

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