Lo strappo del Senato sui poteri di guerra di Trump: cosa succede ora

Approvata una risoluzione che sollecita il presidente a porre fine al conflitto contro Teheran o a chiedere l’autorizzazione del Congresso per proseguirlo. L'ira del tycoon: «Misura inopportuna e insignificante»
Google preferred source
June 24, 2026
Lo strappo del Senato sui poteri di guerra di Trump: cosa succede ora
I cartelli sulla guerra in Iran allestiti per la conferenza stampa dei democratici al Senato/ ANSA
Il Senato americano ha approvato una risoluzione che sollecita il presidente Donald Trump a porre fine alla guerra in Iran oppure a chiedere l’autorizzazione del Congresso per proseguirla. Ci aveva già provato altre nove volte ma invano. Questa volta il provvedimento è passato con 50 voti favorevoli e 48 contrari. La misura non ha forza di legge, ma possiede un forte valore politico. A farla passare è il sostegno di quattro senatori repubblicani: Rand Paul (Kentucky), Lisa Murkowski (Alaska), Susan Collins (Maine) e Bill Cassidy (Louisiana). Altri due esponenti del Grand Old Party, notoriamente favorevoli alla stretta, erano assenti. È l’esito del crescente disagio che la gestione trumpiana della guerra contro Teheran ha causato all’interno del partito. Trump non ha infatti mai richiesto l'autorizzazione del Congresso. Durissima è stata non a caso la sua reazione alla risoluzione. «Ho l'Iran alle corde, pronto a crollare, e il Senato degli Stati Uniti decide di tenere una votazione inopportuna e insignificante sul War Powers Act», ha scritto sul social Truth.
Si tratta della prima volta in 53 anni che entrambe le Camere del Parlamento americano approvano una risoluzione congiunta che impone a un presidente di interrompere un conflitto militare. La prima (e ultima) del genere risale al 1973 ovvero ai tempi dello scontro tra il Congresso e il presidente Richard Nixon sulla guerra del Vietnam. La risoluzione arriva sullo sfondo di negoziati per la conclusione del conflitto restano fragili e la stessa amministrazione continua a evocare la possibilità di nuove azioni armate. Lo scetticismo di una parte dei parlamentari è alimentato dai sondaggi, che registrano una crescente impopolarità del conflitto in vista delle elezioni di metà mandato. Diversi esponenti repubblicani hanno espresso preoccupazioni per i costi economici dell'operazione: l’Amministrazione Trump si prepara a chiedere almeno 80 miliardi di dollari aggiuntivi per finanziare il conflitto. Permangono inoltre dubbi sulla tenuta del cessate il fuoco raggiunto e sull’esito delle trattative in corso a Lucerna per normalizzare le relazioni tra Washington e Teheran con un accordo più ampio e duraturo. Il Congresso è rimasto sostanzialmente escluso dal processo che, la scorsa settimana, ha portato alla firma del Memorandum che sancisce l’intesa tra Usa e Iran. I principali leader parlamentari ne sono venuti a conoscenza soltanto dopo la sua ufficializzazione e, finora, hanno ricevuto pochissime informazioni sulle modalità della sua attuazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire