Mattarella sui femminicidi: serve anche la scuola
di Redazione
Il Presidente ha visitato la "Stanza Rosa" del pronto Soccorso dell'Ospedale Misericordia di Grosseto
Il femminicidio di Lorena Isceri è vicino. Non solo perché è di poche settimane fa, ma perché si è consumato proprio in questa parte di Toscana dove il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato per ribadire che "il fenomeno della violenza nei confronti delle donne, che prima non era neppure considerato con attenzione adeguata, è un'emergenza di primaria importanza della vita del nostro Paese, come ovunque". E per combatterlo - ha aggiunto - serve anche la scuola. Il Capo dello Stato ha visitato la "Stanza Rosa" del pronto Soccorso dell'Ospedale Misericordia di Grosseto. Un'esperienza nata come pilota nel 2010: là le vittime di abusi vengono accompagnate in un percorso non solo sanitario, ma anche sociale, psicologico, legale. Ma prima, Mattarella ha fatto tappa al Poligono militare di Monte Romano, per assistere all'esercitazione 'Aegis 26' dell'esercito: "La difesa, allo scopo di garantire la pace, deve necessariamente fondarsi su uno strumento militare che sia avanzato tecnologicamente - ha sottolineato - che sia coeso e integrato in ambito di interforze a livello nazionale, come ha ricordato il Capo dello Stato Maggiore, che sia interoperabile con i nostri alleati e partner.
In un quadro europeo che consenta sinergie, economie di scala e migliori capacità". Insomma, appunti per il dibattito su riarmo e temi collegati. Come appunti sono stati quelli sulla lotta elle violenze sulle donne. Mentre forze politiche come quelle del generale Vannacci mettono in discussione il reato di femminicidio, numeri alla mano Mattarella ha parlato di un "allarme che continua a essere presente. L'anno passato 97 femminicidi, quest'anno nel primo semestre già 34. E' un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità, quello non soltanto di impedire, di reprimere, ma quello di prevenire, cancellando, rimuovendo questa sorta di ritardo, di deficit, di carenza culturale". E qua è arrivato un altro passaggio delicato: serve "educazione nelle scuole, nell'università, sul lavoro professionale, per trasmettere un senso dei rapporti umani, che ha sempre caratterizzato il modo di crescere della civiltà". Il richiamo alla scuola ha sfiorato un tasto divisivo nella politica italiana. L'ultimo caso sono stati gli scontri attorno al ddl Valditara che, per l'educazione sessuo-affettiva, stabilisce l'obbligo del consenso informato dei genitori. E' stato il presidente della Toscana Eugenio Giani a tratteggiare lo stato d'animo della platea locale: "Abbiamo vissuto con un'intensità senza fine il dolore per quello che, a Barberino del Mugello, ha visto la povera Lorena" gettata da un cavalcavia "dopo essere stata legata e messa in un bagagliaio" dall'ex, che poi si è ucciso. Ecco, le parole di Mattarella sono suonate come una risposta all'appello del padre di Lorena, che aveva chiesto "a tutta la politica" interventi per le scuole, per i centri anti-violenza "affinché non succeda più". Quello che lo Stato già fa lo ha raccontato la voce spezzata della responsabile della rete regionale del Codice Rosa in Toscana, Vittoria Doretti: "Col primo caso, nel 2010, si è aperto un mondo. Le denuncia sono salite tantissimo, perché avevamo trovato un modo per evidenziare un fenomeno che fino a quel momento era rimasto nascosto. Allora ci siamo impegnati. Abbiamo continuato a farlo, ma è difficile Presidente, estremamente difficile. La più grande alleata della violenza è la solitudine della vittima, glielo leggi negli occhi. Se una donna muore è una sconfitta dello Stato". E' a lei che Mattarella si è rivolto quando ha ringraziato gli operatori: "Immagino cosa deve essere stato all'inizio: l'impegno, la fatica, la dedizione, i sacrifici. Il ringraziamento è anche per l'intuizione della coralità dell'impegno contro la violenza sulle donne".
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