L'Aja, si apre il processo alla Libia. Alla sbarra il socio di Almasri
di Nello Scavo
El Hishri è stato indicato dall'accusa come l'uomo di vertice della struttura di comando del generale estradato dall'Italia. Su di lui pendono 17 capi di imputazione per crimini contro l’umanità e crimini di guerra
Si apre oggi davanti alla Corte penale internazionale l’udienza di conferma delle accuse contro il libico Khaled Mohamed Ali El Hishri, indicato dall’accusa come figura di vertice della stessa struttura di comando del generale Almasri. Approda così davanti a un tribunale internazionale la sequenza di crimini commessi in Libia anche potendo contare anche su coperture estere.
Il procedimento riporta all’Aja il nome di Mitiga, il carcere di Tripoli già al centro del caso Almasri, il comandante libico arrestato a Torino nel gennaio 2025 su mandato internazionale, poi scarcerato e rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano. Per l’accusa, il generale Njeem, detto Almasri, era il direttore di Mitiga. El Hishri non sarebbe stato un semplice sottoposto: il documento dei capi d’accusa lo indica come almeno pari grado nella gerarchia della milizia “Rada” e componente della leadership del carcere.
La procura attribuisce a El Hishri 17 capi per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, commessi tra maggio 2014 e giugno 2020. Le accuse comprendono detenzione illegale, tortura, trattamenti crudeli, atti inumani, stupro e violenze sessuali, omicidio, tentato omicidio, schiavitù e persecuzione. A Mitiga furono detenute migliaia di persone, tra cui donne, bambini, migranti e altri stranieri. El Hishri è indicato tra i direttori della prigione e sotto il suo controllo diretto c’era la sezione femminile.
La difesa giocherà l’ultima carta per bloccare il processo. Contesta la giurisdizione: la Libia non è Paese aderente allo Statuto di Roma, atto fondativo della Corte, e i fatti contestati non sarebbero collegati al deferimento Onu del 2011. Gli argomenti saranno affrontati in aula, dove sono state ammesse 64 vittime. Decine di altre hanno scelto di non denunciare. Molte sarebbero ancora in Libia e, secondo fonti della procura, temono ritorsioni. I migranti compaiono in modo esplicito nella ricostruzione dell’accusa, soprattutto tra le vittime della riduzione in schiavitù, sottoposti a violenze, lavori forzati e stupri di gruppo.
Il parallelismo con Almasri è anche politico. Dopo l’arresto a Torino, la Corte d’appello di Roma ordinò la scarcerazione per vizi procedurali e il ministro dell’Interno dispose l’espulsione per sicurezza nazionale. La Cpi ha poi stabilito di deferire l’Italia davanti alle Nazioni Unite.
El Hishri venne arrestato in Germania nel luglio delscorso anno e, dopo la procedura interna per la consegna alla Cpi, è stato trasferito all’Aja a dicembre. L’indagato è accreditato di interessi economici in Europa, alcuni sovrapponibili a quelli dello stesso Almasri, a cui le autorità di Londra hanno congelato oltre venti milioni di euro e altri conti.
Ma il riflesso più grave del procedimento sulla Libia sarà il capitolo delle coperture estere ottenute dalle milizie.
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