Flotilla a Gaza, per la Procura di Roma gli attivisti furono sequestrati e torturati
di Redazione
Si aggrava l'impianto accusatorio contro ignoti dei pm di piazzale Clodio che indagano sulle sorti dei 36 italiani che hanno preso parte alla spedizione umanitaria
Si aggrava l'impianto accusatorio della Procura di Roma nell'indagine relativa alle sorti di 36 attivisti italiani che tra settembre e ottobre scorso hanno preso parte alla Global Sumud Flottila, una spedizione a cui hanno preso parte decine di imbarcazioni per portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. I pm di piazzale Clodio, in un fascicolo rubricato ancora contro ignoti, contestano ora anche il reato di tortura. Una grave fattispecie, che prevede condanne fino a 10 anni carcere, che si affianca ai reati già ipotizzati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Alla luce di queste accuse i magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, sono pronti a formalizzare una richiesta di rogatoria alle autorità israeliane.
Nel fascicolo sono presenti i verbali delle audizioni effettuate nei mesi scorsi dagli inquirenti ai connazionali che erano presenti sulle imbarcazioni al momento dell'abbordaggio da parte delle autorità israeliane. L'indagine era stata avviata dopo una serie di esposti trasmessi a piazzale Clodio dal team legale che assiste gli attivisti - di cui facevano parte almeno quattro parlamentari - in cui già si ipotizzava il reato di tortura oltre al tentato omicidio. «Quando fummo ascoltati dai pm - commenta Arturo Scotto del Pd che era a bordo di una delle imbarcazioni - spiegammo in maniera approfondita il trattamento che fu riservato da parte delle autorità israeliane completamente fuori da qualsiasi idea dello stato di diritto nel carcere di Keziot. Il fatto che si vada avanti nella ricerca di verità e giustizia è un fatto davvero rilevante».
Nella ricostruzione fornita da Antonio La Piccirella, anch'egli presente nella missione, si afferma che le autorità israeliane hanno compiuto atti di tortura dopo il loro intervento e il trasferimento anche di tutti i 36 italiani partecipanti nel porto di Ashold. «Al porto si è perpetrata una completa violazione dei diritti umani - si legge nella sua denuncia redatta dall'avvocato Flavio Rossi Albertini -. I militari, armati, hanno identificato gli attivisti, circa 300, poi li hanno privati di tutti gli effetti personali, dopodiché li hanno perquisiti imprimendo gratuita violenza fisica, motivo per cui ad alcuni attivisti è stato rotto un braccio». Negli incartamenti finiti all'attenzione dei magistrati si afferma, inoltre, che «l'operazione della marina israeliana è priva di ogni base legale. Israele non ha alcuna giurisdizione o autorità legale sulle acque internazionali in cui navigava l'imbarcazione» mentre la missione della Flotilla è stata «perfettamente conforme al diritto internazionale e non ha violato alcuna norma. L'attacco e il sequestro delle navi - aggiungono i denuncianti - costituiscono una grave violazione del diritto internazionale umanitario, che vieta in maniera assoluta l'uso della forza sproporzionata contro imbarcazioni civili che trasportano beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile».
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