Delmastro sarà ascoltato in Antimafia: cosa succede
di Redazione romana
L'ex sottosegretario è stato chiamato sulla vicenda della Bisteccheria aperta con la figlia di un prestanome dei Senese. La Camera pronta a valutare violazioni del codice etico

Il caso Delmastro arriva in Parlamento. La commissione parlamentare Antimafia l'ex sottosegretario alla Giustizia (e non solo) sul caso della Bisteccheria d'Italia all'origine delle sue dimissioni post referendum. La commissione ha infatti approvato l’avvio di un ciclo di audizioni sul clan Senese e «procederà alla richiesta di ascolto della Procura di Roma, delle forze dell’ordine, polizia e Guardia di finanza, Dap, l’Ucis, della scorta e dello stesso ex sottosegretario». A confermarlo all’Ansa sono state fonti della presidenza della commissione parlamentare Antimafia, secondo cui «la decisione è stata assunta con piena condivisione da parte della maggioranza, in particolare modo da FdI». Tutto nasce dal locale aperto al Tuscolano da Delmastro, altri soci e Miriam Caroccia, figlia di un prestanome del clan Senese e all'epoca dei fatti 18enne, con lo stesso sottosegretario che ha poi venduto le quote del locale.
Nelle ore scorse, il senatore del Pd e capogruppo in Commissione Antimafia, Walter Verini, aveva chiesto l'audizione di Delmastro «perché potrebbe darci elementi di quadro sulla vicenda che non interferiscono con le indagini». Ma i guai per l'ex sottosegretario potrebbero non essere finiti. È stato convocato per mercoledì primo aprile il Comitato consultivo sulla condotta dei deputati che si occuperà della vicenda per valutare eventuali profili disciplinari. Il rischio per Delmastro è quello della censura. Il Comitato è presieduto da Riccardo Zucconi (FdI) ed è composto dai deputati in rappresentanza dei Gruppi parlamentari. Era stato il Pd, con una lettera a prima firma del deputato Nico Stumpo, a chiedere la convocazione dell'organismo interno di Montecitorio per verificare «la sussistenza di eventuali violazioni» del codice di comportamento sugli «obblighi di trasparenza e di dichiarazione delle proprie partecipazioni societarie, delle attività imprenditoriali e delle cariche ricoperte». Il riferimento è alla mancata indicazione delle quote della Bisteccheria, da parte di Delmastro, nella dichiarazione che i parlamentari devono pubblicare. Il vuoto, nel frattempo, è stato riempito: nella casella online di Delmastro si trova ora un documento, datato 28 marzo 2026, nel quale viene elencata la comproprietà di una serie di fabbricati. Ma ci sono anche tutti i passaggi, fino alla cessione, delle quote detenute della società "Le 5 Forchette srl" sulla quale è puntato il faro degli inquirenti. Il caso comunque sembra destinato a proseguire nei prossimi giorni, con le altre forze di opposizione che tirano in ballo la stessa premier. Per Riccardo Magi (+Europa) infatti «è necessario che il Governo riferisca in aula». La stessa richiesta arriva da Angelo Bonelli (Avs) e dai dem. Mentre il M5s chiede le dimissioni da tutte le cariche di Elena Chiorino, esponente di FdI dimessasi da vicepresidente del Piemonte dopo essere stata coinvolta nella vicenda (anche lei deteneva delle quote della società), ma mantenendo le altre deleghe.
La vicenda rischia di avere anche strascichi legali. Il primo aprile, infatti, Miriam Caroccia dovrà comparire davanti ai pm di piazzale Clodio in qualità di persona sottoposta a indagini. Secondo gli inquirenti, insieme al padre Mauro avrebbe commesso i reati di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, aggravati dall'aver favorito l'associazione mafiosa facente capo al boss Michele Senese. I due, padre e figlia, sono indagati perché avrebbero reinvestito «i proventi delle attività illecite del clan in modo tale da ostacolare la possibilità di accertamento della loro provenienza delittuosa», nella società "Le 5 forchette", gestore del ristorante "Bisteccherie d'Italia". Delmastro ne fu socio insieme ad altri esponenti di FdI e a Miriam Caroccia, salvo poi cedere le quote.
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