Crans-Montana, identificate tre vittime italiane: Tamburi, Barosi e Galeppini. Morta anche Chiara Costanzo
di Paolo Ferrario e Chiara Unguendoli
Lo riferisce l'ambasciatore d'Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Altri tre risultano dispersi

Dopo giorni di angoscia, sono state ufficialmente identificate nella serata di sabato le prime tre vittime italiane della tragedia di Capodanno al Constellation di Crans Montana: sono i sedicenni Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini. Mentre per una quarta sedicenne, la milanese Chiara Costanzo, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha reso noto la morte esprimendo in un post le sue condoglianze. Sale poi da 13 a 14 il numero dei connazionali feriti nel rogo, di cui nove sono già stati rimpatriati, tutti ricoverati all'ospedale Niguarda di Milano.
«Esprimo il profondo cordoglio di tutta la Lombardia e la mia personale vicinanza alla mamma e al papà di Chiara Costanzo, ai fratelli, agli amici e ai compagni di scuola: un dolore immenso per una giovane vita spezzata troppo presto», ha scritto sui social il governatore lombardo. «Chiara - prosegue Fontana - 16enne studentessa eccellente del liceo scientifico Moreschi di Milano, era capitata per caso in quel locale di Crans-Montana insieme agli amici, perché negli altri non avevano trovato posto. Appassionata di ginnastica acrobatica, generosa e solare, diffondeva buonumore ovunque: una ragazza d'oro, apprezzata da tutti. Riposa in pace».
Tutta Bologna piange Giovanni Tamburi. Il filo esilissimo di speranza per la sorte del sedicenne liceale del “Righi”, si è spezzato quando il suo nome è stato, appunto, associato a una delle prime tre vittime italiane identificate ufficialmente. «Di fronte al Mistero delle tenebre vediamo il lustro della dolce luce del Natale di Dio che manda suo Figlio perché la nostra sofferenza, ingiusta e incredibile, sia sempre accompagnata dalla Sua vicinanza», dichiara l'arcivescovo, cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Dalla Curia di Bologna fanno, inoltre, sapere che «l'Arcivescovo sta pregando per il giovane Giovanni, per la sua mamma, per la sua famiglia».
E il dolore della città e della diocesi che aveva invitato tutti a pregare per lui si è unito a quello, immenso, della famiglia di questo «ragazzo simpatico, educato, allegro – come lo ha ricordato don Vincenzo Passarelli, il sacerdote che lo ha avuto per due anni nell’Ora di Religione allo Scientifico –. Nelle mie lezioni è sempre stato molto partecipe. Poneva domande serie e importanti mettendosi in gioco, con interventi belli e profondi, che dimostrano le profonde domande esistenziali che si poneva». Nelle ore della speranza per un miracolo, la Chiesa di Bologna aveva espresso «vicinanza alla madre e alla famiglia», sottolineando che «l’arcivescovo Matteo Zuppi prega» per Giovanni. Una vicinanza piena di commozione e di affetto che è diventata l’abbraccio di tutta la diocesi attraverso il suo pastore. Un altro sacerdote che conosceva bene Giovanni è monsignor Stefano Ottani, parroco dei Santi Bartolomeo e Gaetano e già vicario generale per la Sinodalità, che l’ha seguito in parrocchia. «Mi trovo in questi giorni in Terra Santa con il Pellegrinaggio di Comunione e Pace – spiega – e insieme agli altri pellegrini bolognesi preghiamo per il mio giovane parrocchiano e la sua famiglia. La lontananza geografica mi fa sentire ancora più forte l’angoscia della sua famiglia e in particolare della madre, che era molto partecipe e contenta della crescita di Giovanni in parrocchia, soprattutto nel catechismo».
Cordoglio anche del sindaco Matteo Lepore: «Bologna si stringe nel dolore attorno alla famiglia del giovane Giovanni Tamburi e alle famiglie delle altre vittime. Non ci sono parole per una catastrofe come questa e tante giovani vite spezzate».
Anche i compagni di scuola ricordano Giovanni Tamburi. «Ci impegneremo al massimo per far sì che Giovanni non venga dimenticato nella nostra scuola. In questo momento difficile è importante rimanere uniti come studenti e far sentire l'importanza di ognuno di noi», si legge su Instagram. in un messaggio del liceo Righi di Bologna.
Al momento, rimangono dunque da identificare altri due italiani classificati come dispersi. Su di loro si sta concentrando l'angoscia delle famiglie che non conoscono il destino dei loro cari. Angoscia che si sta trasformando in rabbia per i tempi con cui le autorità svizzera stanno procedendo al riconoscimento dei corpi trovati nel disco bar. In totale i feriti risultano essere 121, di cui 5 non identificati e 40 i deceduti. Di questi i primi otto ufficialmente identificati sono svizzeri. Si tratta di quattro ragazze di 24, 22, 21 e 16 anni e di due ragazzi di quattro ragazzzi di 21, due di 18 e uno di 16 anni. I loro corpi sono già stati restituiti alle famiglie.
«Le procedure di identificazione andranno avanti e si concluderanno in gran parte tra sabato e domenica, mentre l'identificazione di alcune vittime richiederà più tempo», ha assicurato l'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. Un bilancio pesantissimo di un incidente su cui sta indagando la procura generale del Cantone Vallese che ha aperto un'indagine penale contro i due proprietari francesi del locale, Jacques e Jessica Moretti.
Nel frattempo, proseguono senza sosta i rimpatri dei feriti italiani: sabato da Losanna l'elicottero dalla protezione civile della Valle d'Aosta ha trasportato all'ospedale Niguarda di Milano la quindicenne Sofia, studentessa del liceo Virgilio di Milano, rimasta gravemente ustionata. Nel pomeriggio è giunta sempre nel nosocomio milanese da Zurigo in condizioni critiche anche la sua compagna di classe Francesca.
Grande l'impegno delle istituzioni italiane a Crans-Montana, ma anche in varie regioni. Nella stazione svizzera il consolato generale di Ginevra ha istituito al centro congressi Le Régent un'unità di crisi, in collegamento con la Farnesina e dove sta operando da giovedì mattina l'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado.
Inoltre, il Dipartimento nazionale della Protezione civile è presente con un team operativo e con sanitari, che visitano i feriti italiani ricoverati in diverse strutture, e con psicologi dell'emergenza provenienti dalla Valle d'Aosta e dalla Lombardia. E si fa pressante la preoccupazione anche nelle comunità di provenienza dei giovani coinvolti nella tragedia.
Le risposte potranno arrivare dagli esami del Dna, con le comparazioni che vengono fatte anche con il Dna dei feriti non ancora identificati che si trovano ricoverati. E c'è anche il dramma di una classe di liceo, la terza D del Virgilio di Milano che in questi giorni vive momenti di angoscia per i quattro studenti rimasti feriti nell'incendio: Francesca e Sofia, già rimpatriate e Leonardo e Kean.
Quella di Crans-Montana è una tragedia che ha colpito come vittime principali i giovani. Ma che ha anche visto straordinari atti eroici di molti ragazzi che sono corsi in aiuto dei feriti, nei primi istanti dell'incendio. Eroi coraggiosi, come Gianni Campolo, 19enne, di Ginevra, di origini italiane, che si è subito precipitato al Constel con il padre Paolo ed ha aiutato ad evacuare i feriti. Da lui arriva un grido di rabbia per l'assenza di una porta di sicurezza che potesse favorire il deflusso delle tante persone rinchiusi nel locale: «Se ci fosse stata un'altra via di uscita aperta - ha detto con emozione- ci sarebbero stati meno morti»
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