La storia Gino e Rossana, il “per sempre” spezzato dalla morte. «Ma la nostra missione continua a toccare i cuori»
di Rosanna Borzillo, Napoli
La testimonianza della coppia nata nelle Dieci Parole e vissuta fino all’ultima prova: un seme di speranza che, a cinque anni dalla scomparsa di lui, continua attraverso l’impegno della moglie

«Pensavo che con la morte di Gino fosse finito anche il nostro servizio ecclesiale. Poi ho capito che non era così: dovevo continuare ciò che avevamo iniziato insieme». A cinque anni dalla morte del marito, Rossana Avolio, 55 anni, continua a raccontare la storia di un matrimonio diventato missione evangelizzatrice. Gino Ciccarelli muore il 24 maggio 2021, a 55 anni, dopo tredici mesi vissuti con un tumore già in metastasi. Ma la sua storia non comincia dal letto della malattia. Inizia molto prima, quando incontra Rossana da ragazzo. Dieci anni di fidanzamento e poi il matrimonio. Nascono Paolo, Bruno e Matteo. «Sono stata io quasi a trascinarlo alla fede», racconta Rossana sorridendo. Nel 1993 entrano nel percorso delle Dieci Parole, ideato da don Fabio Rosini, e scoprono un cristianesimo fondato sull’incontro con Dio Padre. Dopo gli anni di formazione iniziano ad annunciare il Vangelo nelle comunità e nelle parrocchie. Diventano anche insegnanti del metodo Billings, accompagnando per oltre vent’anni numerose coppie nella riscoperta della vocazione matrimoniale. Nel 2002 una catechesi sulla Croce segna profondamente Gino: «Tu vali il sangue di Cristo». È un annuncio che gli rimarrà dentro e che diventerà la chiave con cui affronterà la malattia. «Quella catechesi gli ha permesso di entrare nella sofferenza sapendo di avere un Padre che lo amava», racconta Rossana. Prima ancora di essere un evangelizzatore, Gino rendeva concreto il Vangelo nella quotidianità. Consulente assicurativo, era conosciuto dai colleghi come «l’armonizzatore», perché cercava sempre di ricomporre tensioni e conflitti. Solo dopo la sua morte molti scopriranno la discrezione della sua carità: aiutava economicamente colleghi in difficoltà, accompagnava chi non aveva i soldi per la benzina e apriva la propria casa a chi rischiava di perdere tutto. Una donna Rom, vedendo il manifesto funebre, pianse dicendo: «E adesso chi mi chiederà più: “Come stai? Tutto bene?”». Ogni mattina Gino si fermava a salutarla e ad ascoltarla. Nel 2020 arriva la diagnosi. A fra Giuseppe Maria di Gesù, servo generale dei Frati Minori Rinnovati, che lo accompagna spiritualmente fino alla morte, Gino confida: «Come uomo ho paura, ma come cristiano sono pronto». E aggiunge: «Spero solo che il cancro non mi strappi Gesù dal cuore». Nei tredici mesi di malattia accade qualcosa di inatteso. Chi entra nella sua casa per sostenerlo spesso ne esce consolato. «Dal letto ha fatto più catechesi che in vent’anni di Dieci Parole», dice Rossana. Anche in ospedale la sua fede diventa annuncio. A Pasqua del 2021, ricoverato in un reparto Covid, desidera ricevere la Comunione. Un’infermiera, autorizzata eccezionalmente a portargli l’Eucaristia, esce dalla stanza con gli occhi pieni di lacrime, dopo essersi fermata a pregare con lui. «Gesù anche quella notte di Pasqua era entrato a porte chiuse», dirà fra Giuseppe. La malattia è anche il tempo in cui il matrimonio tra Gino e Rossana mostra tutta la sua profondità. Tre giorni prima della morte Rossana gli legge il Vangelo del dialogo tra Gesù e Pietro: «Mi ami?». Pensando che non possa sentirla gli domanda: «Se il Signore ti chiedesse: “Gino, tu mi ami?”, cosa risponderesti?». Lui apre gli occhi: «Ripetimelo tre volte». Dopo la terza domanda risponde: «Certo, Signore, che ti amo. Come avrei potuto sopportare tutto questo se non nel tuo nome?». Gino muore il 24 maggio 2021. Fin dalle prime ore una lunga folla silenziosa si raccoglie sotto la sua abitazione a Giugliano. Tutti tengono una candela accesa. Per ore una processione spontanea attraversa le strade adiacenti per rendergli l’ultimo saluto. Il funerale, come lui aveva desiderato, diventa un annuncio di fede. Il Vangelo proclamato è quello della vite e dei tralci, lo stesso scelto per il loro matrimonio: «Rimanete in me e io in voi». Nonostante le restrizioni ancora in vigore per la pandemia, la chiesa si riempie ben oltre la capienza consentita e moltissime persone restano anche all’esterno pur di partecipare alla celebrazione. Dopo la morte del marito, Rossana pensa di fermarsi. Poi comprende che quella storia non è un ricordo da custodire, ma una missione da continuare. Riprende gli incontri con gruppi e comunità, raccontando ciò che lei e Gino hanno vissuto insieme. Continua anche il gruppo nato durante la malattia di Gino, che ogni giorno alle tre prega la Coroncina della Divina Misericordia, diventata oggi intercessione per tanti ammalati. Cinque anni dopo, quella testimonianza continua a portare frutto. La loro non è soltanto la storia di un uomo che ha vissuto cristianamente la malattia, ma quella di una coppia che ha annunciato il Vangelo con tutta la propria esistenza. Ed è proprio questa unità di vita, di fede e di missione che ancora oggi continua a parlare a tante persone.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 




