«Hanno vinto la paura con l’amore»: beati i sacerdoti martiri di Monte Sole

di Chiara Unguendoli, Bologna
Migliaia di persone nella Basilica di San Petronio, a Bologna, per la beatificazione di don Ubaldo Marchioni, prete diocesano, don Elia Comini, salesiano, e padre Martino Capelli, dehoniano. Le parole di Semeraro e Zuppi
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September 30, 2026
Un momento della beatificazione dei martiri di Monte Sole / BRAGAGLIA-MINNICELLI
Un momento della beatificazione dei martiri di Monte Sole a Bologna / BRAGAGLIA-MINNICELLI
Un lungo e commosso applauso si è alzato dalle migliaia di persone che affollavano, domenica scorsa, l’immensa Basilica di San Petronio, a Bologna, quando accanto all’altare si sono alzati gli stendardi con i volti dei tre nuovi beati: don Ubaldo Marchioni, prete diocesano, don Elia Comini, salesiano, e padre Martino Capelli, dehoniano, uccisi «in odium fidei» a Monte Sole nell’autunno del 1944. Volti giovani (quando sono morti, don Ubaldo aveva 26 anni; don Elia, il più “anziano”, 34 e padre Martino, 32), ma consapevoli del proprio compito di pastori, che li portò a condividere la sorte dei loro parrocchiani, trucidati come loro dai nazisti. Per questo, subito prima, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi e delegato del Papa, dopo la richiesta a nome della diocesi da parte del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, aveva letto la lettera apostolica di Leone XIV nella quale i tre venivano beatificati come martiri. Essi si vanno ad aggiungere a don Giovanni Fornasini, beatificato anche lui come martire nel 2021, a comporre il gruppo dei sacerdoti martiri di Monte Sole.
E proprio a quella beatificazione, pure presieduta da lui, si è rifatto Semeraro nella sua omelia: «Furono – ha detto – uomini rimasti saldi mentre tutto sembrava crollare. Celebrando il loro martirio, noi annunciamo la loro partecipazione alla morte del Signore, ma proclamiamo anche la verità della sua risurrezione». «Il segreto dei martiri non è l’eroismo, ma l’amore che si svuota di sé – ha proseguito –. Come Cristo non trattenne nulla per sé, così don Ubaldo, don Elia e padre Martino non trattennero neppure la propria vita. Avrebbero potuto fuggire. Nei giorni terribili dei rastrellamenti la via della salvezza era ancora aperta. Molti, mossi da sincero affetto, li esortavano a mettersi in salvo. Sarebbe stata una scelta umanamente comprensibile. Ma proprio in quel bivio essi riconobbero un’altra voce: “Le mie pecore ascoltano la mia voce; io le conosco ed esse mi seguono”. E compresero che la voce del Buon Pastore non li chiamava lontano dal pericolo, ma accanto al loro popolo. Il gregge era impaurito, disperso, indifeso; e il vero pastore non abbandona le pecore quando arrivano i lupi. Per questo rimasero. Rinunciarono liberamente alla propria sicurezza, per condividere fino in fondo la sorte dei fratelli loro affidati. Qui si manifesta la bellezza della loro santità».
Oltre 150 i concelebranti della Messa di beatificazione: tra gli altri, oltre a Zuppi, padre Carlos Luis Suárez Codorniú, superiore generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani), e don Fabio Attard, rettor maggiore dei Salesiani. Le biografie dei tre sono state lette, per don Marchioni, dal bolognese don Simone Nannetti, coordinatore del Comitato per la beatificazione, per don Comini dal postulatore della sua causa, don Pierluigi Cameroni, e per padre Capelli da padre Ramón Domínguez Fraile, postulatore generale dei Dehoniani.
Zuppi da parte sua, dopo avere espresso la gratitudine per la beatificazione della Chiesa di Bologna e della diocesi di Bergamo, dove era nato padre Capelli, ha ricordato e ringraziato l’opera della Piccola Famiglia dell’Annunziata, fondata da don Giuseppe Dossetti, che dagli anni ’80 per volontà del cardinale Giacomo Biffi conserva la memoria della vita, dell’opera e del sacrifico dei preti martiri e delle loro comunità. «Essi vinsero la paura con l’amore – ha ricordato – perché erano innamorati di Gesù e della loro gente. E per noi sono un segno, un invito a creare comunità forti, che si facciano “artigiane di pace” e non siano “neutrali” di fronte al male, ma si schierino sempre accanto alle vittime e alle loro sofferenze».
Dopo lo svelamento delle immagini dei beati, sono state esposte le loro reliquie: per il beato Marchioni, la Bibbia e una penna a lui appartenute; per il beato Comini, il diario personale; mentre la reliquia del beato Capelli è uno scritto personale di affidamento alla Madre di Dio. Nella celebrazione, poi, è stata utilizzata la cosiddetta “Pisside di Monte Sole”, quella che fu trovata accanto al corpo carbonizzato di don Marchioni, ucciso ai piedi dell’altare della chiesa di Casaglia di Caprara, e che certamente aveva con sé quando gli spararono: la pisside, infatti, è ammaccata e forata da proiettili. Una testimonianza ulteriore di quel martirio che, ha sottolineato Zuppi, «unì i pastori e loro comunità».

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