Bracciante straniero ucciso a Taranto, c'è la pista della baby gang

Sacko Bakari era originario del Mali e aveva 35 anni. L'omicidio, forse al termine di una lite, è accaduto all'alba di domenica
May 11, 2026
Una lite scoppiata all'alba di ieri nella zona di Porta Napoli-porto mercantile, a Taranto, poi degenerata e sfociata in omicidio. Questi i primi elementi fissati dalla polizia sulla morte del 35enne di origine maliana, Sacko Bakari. L'omicidio è avvenuto in città vecchia in piazza Fontana, attigua all'area di Porta Napoli. Il 35enne sarebbe stato colpito all'addome con un cacciavite. Mortali i colpi che gli sono stati inferti. La vittima è Sacko Bakari, risultava regolare sul territorio italiano e non aveva precedenti di polizia. La Squadra mobile, con il coordinamento del pm Francesca Paola Ranieri, è al lavoro per ricostruire dinamica e movente e risalire all'autore del delitto. Si stanno cercando elementi utili anche dalla visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Le indagini si concentrano su un gruppo di giovani del posto, forse minorenni, che dopo l'aggressione si sarebbero allontanati rapidamente dalla zona.
"Un giovane lavoratore ucciso mentre aspettava di andare in campagna a guadagnare pochi soldi. Non uno straniero, ma un uomo con un nome e cognome, un lavoratore, incensurato, irreprensibile, che pagava tasse, affitto, e che manteneva la sua famiglia. Ucciso senza motivo". Lo ha sottolineato l'associazione Babele in un post su Facebook in cui condivide la foto di Sako Bakari, La vittima era impiegata come bracciante agricolo e si apprestava a raggiungere il posto di lavoro quando ha avuto una lite con alcuni ragazzi che lo avrebbero aggredito e colpito al petto con un oggetto acuminato. "Ci auguriamo che i responsabili - conclude Babele - siano individuati al più presto. Ci uniamo al dolore della famiglia e degli amici". Per il presidente del Consiglio comunale di Taranto, Gianni Liviano, "la tragica uccisione di Bakari Sako ci colpisce profondamente e scuote la coscienza della nostra comunità". "Sento il dovere - dice - di esprimere una ferma condanna verso ogni forma di violenza, odio, sopraffazione e disprezzo della vita umana. Nessuna periferia sociale, nessun disagio, nessuna rabbia può trasformarsi in giustificazione della violenza. La comunità che vogliamo costruire è un'altra cosa. È una comunità fondata sul rispetto della persona, sulla solidarietà, sull'accoglienza e sulla convivenza civile". 

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