lunedì 6 ottobre 2014
Malaffare e tumori: la regione, commissariata dal 1997, è al collasso. Nell’area di Crotone l’Istituto superiore di sanità rileva picchi di mortalità. (Pino Ciociola)
L'ALLARME Caos discariche: porte aperte ai clan| DOSSIER
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Mare e montagna a tratti maestosi. Colori forti. Coste da cartolina. Ma, in Calabria, anche allarme sociale e preoccupazione. A Crotone hanno lasciato profonde ferite settant’anni di produzione elettrolitica dello zinco (nello stabilimento dell’ex-Pertusola) e acido fosforico (in quello dell’ex-Montedison), senza dimenticare l’amianto, per colpa del quale a 424 operai l’Inail ha dovuto riconoscere la malattia “professionale”. Dati ufficiali non c’è verso di trovarne, ma qui i medici sono concordi sull’aumento delle morti per patologie tumorali: «I numeri sono superiori a quelli nazionali e i tumori riguardano soprattutto il colon per gli uomini e il seno per le donne», fa sapere la sezione crotonese della Federazione italiana di medicina generale.La sensazione è che la Calabria si trovi sotto una specie di assedio. Solo tra febbraio e marzo scorsi «il litorale di Fuscaldo, nella zona Valle Santa Maria, è stato invaso da microdiscariche di materiale edile, rottami ferrosi e sanitari – annota il Rapporto di Legambiente –, mentre a Paola i rifiuti erano sparsi per quasi un chilometro». A Spezzano Albanese, «in trenta giorni sono stati sequestrati più di 120mila metri quadrati di terreni invasi da rifiuti». A Nocera Terinese sempre lo scorso febbraio la Finanza ha scoperto «l’assegnazione di incarichi d’urgenza per evitare le procedure d’appalto», così gli ultimi due sindaci sono stati denunciati, insieme a un imprenditore che «stoccava abusivamente rifiuti speciali e pericolosi in un terreno di sua proprietà».Strade strette accarezzano quasi le spiagge. «Fa male sapere lo scempio fatto della nostra terra, quanti e come l’abbiano violentata», spiega una donna che preferisce mantenere l’anonimato. Nessuno, neanche lei, qui ha dimenticato come la Procura sei anni fa si mosse e sequestrò diciotto zone fra Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro (strade, piazze, scuole e il cortile della Questura e le banchine del porto), dopo un’indagine che sfociò nel processo "Black mountains" e quarantacinque imputati, poi prosciolti dalle accuse di «disastro ambientale» e «avvelenamento di acque» perché «il fatto non sussiste», che non ebbero problemi neppure con «lo smaltimento illegale di rifiuti tossici» per la prescrizione del reato (contestato a diciotto di loro). La Procura ricorse contro la sentenza (per «inosservanza ed erronea applicazione della legge penale» e addirittura per «contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione»), ma la Cassazione liquidò la storia giudicando inammissibile il ricorso.Secondo l’accusa le montagne di scorie vetrose nerastre (da cui il nome dell’inchiesta, "Montagne nere") prodotte dai forni della Pertusola sarebbero state mescolate con sabbia e altro e usate come materiale edile. Le perizie commissionate dalla Procura nel 1999 raccontarono anche di discariche non autorizzate riempite con 350mila tonnellate di rifiuti pericolosi e «veleni nelle falde acquifere». A proposito, la Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti annota che da queste parti c’è «grave inquinamento ambientale determinato dalla “ferrite di zinco” prodotta dello stabilimento ex-Pertusola”, dalla “fibretta di amianto in polvere” usata negli stabilimenti “ex-Montedison” di Crotone» e «dalla “fosforite” derivante dalla produzione di fertilizzanti».Camminare su queste strade accende una sorta d’inquietudine. «È chiaro che l’allarme sociale non possa che essere forte», spiega Carmine Talarico, che di Crotone è stato sindaco e presidente della Provincia. Racconta come lungo il fiume Esaro (lungo una ventina di chilometri e che attraversa una parte di Crotone) siano stati scoperti «quasi duecento scarichi abusivi», per questo vennero presentate «diverse denunce, ma nessuno fece nulla» e «tre mesi fa nelle sue acque vi fu una morìa di pesci». Racconta come la strada Irto di Capo Colonna sia «stata rifatta sette volte perché frana in continuazione a causa della subsidenza, fenomeno di abbassamento lento e progressivo del terreno dovuto all’estrazione del metano...».
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