L'Italia delle Case di comunità: dove sono pronte, dove no (e chi ci troveremo dentro)
di Alessia Guerrieri, Roma
Oggi la scadenza fissata dal Pnrr per queste strutture: delle 1.350 previste inizialmente ne sono aperte 781. Al Nord percentuali di completamento molto superiori. Bene la Sardegna. C'è l'accordo coi medici, ma mancano all'appello migliaia di specialisti e di infermieri

L’accordo con le Regioni e le sigle sindacali dei medici di base ha risolto una delle questioni che preoccupava di più, quella del personale della Case di comunità. Certo che oggi comunque, alla scadenza fissata dal Pnrr per l’entrata in funzione di queste strutture sul territorio nazionale, l’obiettivo non è stato raggiunto in tutte le Regioni. Nonostante l’istituzione nelle ultime settimane di task force regionali per dare un impulso a questi ambulatori di prossimità ideati con il compito di portare i servizi più vicini al cittadino, decongestionando in più i Pronto soccorso. Il Pnrr prevedeva 1.350 Case della comunità, poi ridotte a 1.038 con la rimodulazione del 2023. La programmazione concordata con il ministero della Salute è però salita a 1.715 strutture. La quota extra-Pnrr è stata infatti coperta con Fondi di coesione, Fondo opere indifferibili e risorse regionali o provinciali. L’ultima rilevazione Agenas, resa nota a marzo 2026, conta 781 Case di comunità con almeno un servizio attivo. Ma solo 204 hanno presenza medica conforme al Dm 77/2022 e 216 presenza infermieristica: da qui la stima di oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri a tempo pieno mancanti. Un quadro che nelle ultime settimane ha fatto prima saltare il decreto legge per la riforma della medicina territoriale messo in piedi dal ministro della Salute Orazio Schillaci e poi correre ai ripari per scongiurare non solo la perdita dei fondi europei ma anche, e soprattutto, problemi organizzativi per la medicina di base.
Meno di una settimana fa, il 26 giugno, è arrivato il via libera in Conferenza Stato-Regioni dell’accordo collettivo per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale per la loro presenza nelle Case della Comunità. Per i medici già incaricati a tempo indeterminato, che non abbiano accettato il completamento dell’impegno settimanale, viene introdotto l’obbligo di svolgere fino a 6 ore settimanali nelle Case della comunità. Un’attività dovrà essere resa dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 20, presso le sedi indicate dall’Azienda. Il compenso omnicomprensivo è fissato a 38,72 euro per ogni ora di attività. Un punto, questo, che aveva creato non pochi problemi, poi risolto in una riunione straordinaria il 23 giugno sera tra Regioni e sindacati di categoria Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e Fmt (Federazione medici territoriali). Ad oggi, però, la situazione dell’operatività delle Case della comunità non è così omogenea in Italia - dove in totale risultano operative poco più del 70%- ma con il Nord che viaggia con una percentuale di completamento maggiore e il Sud che arranca, soprattutto in alcune regioni. In Valle d’Aosta sono pienamente operative tutte e quattro le strutture previste. In Piemonte, dove la programmazione prevede 91 Case di comunità (di cui 82 finanziate con i fondi Pnrr) , 78 sono operative e altre 4 lo saranno entro agosto. In Liguria sono tutte regolarmente funzionanti le 32 Case di comunità previste. In Trentino sono aperte 11 delle 14 strutture stabilite, mentre in Alto Adige sono funzionanti 7 su 7 Case di comunità previste. In Emilia si viaggia sull’80% delle strutture realizzate delle 60 previste. In Toscana la situazione è migliore con 54 Case già operative che a giorni diventeranno 70 ed entro la fine dell’anno si toccherà 80 strutture. In Umbria sono previste 25 Case di Comunità (in 23 città) e tutte risultano operative. Nelle Marche il piano prevede 36 strutture totali, ma ad oggi sono aperte 29, prevalentemente con servizi ambulatoriali. Nel Lazio i lavori sono stati completati in 115 Case su 122 previste ed il target minimo è stato comunque raggiunto visto che prevedeva il completamento di 107 strutture. In Abruzzo la situazione è quasi in dirittura d’arrivo, visto che sono regolarmente aperte 41 delle 43 strutture previste. In Molise sono 9 le Case previste e i lavori per la maggior parte si dovrebbero concludere in questi giorni. Ma dalla Regione assicurano che saranno immediatamente operative, dato che già si dispone del personale necessario.
Scendendo più a Sud la questione si complica. In Campania, ad esempio, ad oggi sono 98 le strutture attive anche se la previsione iniziale era di quasi il doppio, per la precisione 171. In Puglia ad oggi le strutture operative sono 42 e presto dovrebbero salire a 78. In Basilicata va meglio, con 15 Case della comunità funzionanti su 17. In Calabria al momento è stato deliberato il completamento dei lavori di 48 Case di comunità sulle 60 pianificate. In Sicilia ne risultano attive 54 su 146 previste, mentre altre 27 risultano conclusi i cantieri e attendono l’attivazione. In particolare in provincia di Palermo ne risultano operative 35. Di gran lunga più rosea la situazione in Sardegna in cui erano previste 50 strutture e ad oggi ne sono operative addirittura 59, superando quindi il target del Pnrr.
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