«L'azzardo è una pietra d'inciampo. No al bavaglio sui dati»

L'allarme del nuovo presidente della Caritas italiana e della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, monsignor Benoni Ambarus dopo l'incontro a porte chiuse con associazioni ed esperti: «Le notizie sul consumo di "gioco" non vengono condivise e intanto i danni per la salute aumentano»
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September 29, 2026
«L'azzardo è una pietra d'inciampo. No al bavaglio sui dati»
«Siamo molto preoccupati per l’azzardo, una delle piaghe più significative e purulente della società, che schianta le famiglie e offende la dignità delle persone». È la durissima analisi emersa dall’incontro a porte chiuse promosso dal nuovo presidente della Caritas italiana e della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, monsignor Benoni Ambarus, per tutti don Ben, arcivescovo di Matera.
Un incontro al quale hanno partecipato il direttore della Caritas italiana, don Marco Pagniello, i presidenti della Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II”, Luciano Gualzetti e della Caritas di Roma e della Fondazione antiusura Salus Pupuli Romani, Giustino Trincia, il portavoce della Campagna “Mettiamoci in gioco”, don Armando Zappolini, la responsabile dei Progetti strategici, Caterina Boca, e altri esperti della Caritas.
Un incontro “urgente” per analizzare la situazione ed elaborare proposte, perché come ci ha spiegato don Ben «manca la consapevolezza di questa situazione sia nelle istituzioni che nell’opinione pubblica, invece l’azzardo è uno scandalo, una pietra d’inciampo e non si può fare finta di niente». Anche perché «nei centri d’ascolto della Caritas sta fortemente crescendo la richiesta di aiuto di giocatori e, soprattutto, delle loro famiglie».
L’analisi è partita da alcuni punti ritenuti molto importanti. In primo luogo «un bavaglio informativo sulla situazione. Non vengono condivisi dal Governo i dati completi sul consumo di azzardo, in particolare quelli dell’online e quelli locali. E questo è un elemento di inquietudine e indignazione».
Vi è poi “la schizofrenia” di uno Stato che da un lato incassa più di 11 miliardi dall’affare dell’azzardo ma poi ne spende molto di più per curare i giocatori patologici, controllare il mercato e combattere l’illegalità, soprattutto gli interessi sempre maggiori delle mafie. Una “schizofrenia” confermata dal continuo aumento dell’offerta di azzardo. Come il nuovo “gioco” partito proprio ieri dopo l’annuncio in pompa magna un mese fa. Si tratta di Win for Italia Team, nuovo gioco numerico gestito da Sisal e legato ai progetti olimpici italiani. “Per te, un primo premio sempre milionario. Per lo sport, un sostegno sempre concreto”, è lo slogan, stampato sulle ricevute delle giocate. Per partecipare bisogna scegliere sei numeri da 1 a 40. Le categorie di premio sono cinque e si vince indovinando almeno due numeri. In questo caso la vincita fissa è di 2 euro, pari al prezzo della “giocata”. Le probabilità di centrare il “6” è di 1 su 3.838.380.1L'azzardo 
La particolarità è la destinazione al Coni del 26,5% della raccolta. «Con la scusa di finanziare lo sport, che fa bene alla salute, si incentiva l’azzardo che invece la danneggia», è la critica espressa nell’incontro in Caritas. E un’altra contraddizione «è la decisione di destinare il 5% alle Regioni per curare l’azzardopatia, invece di combattere il sistema». Una «vera genialata», ironizza il vescovo. «Un piatto di lenticchie per ammorbidire le legislazioni regionali fortemente restrittive sulle modalità di azzardo». E la conferma che ormai il tema viene trattato solo in termini economici, è un’altra importante osservazione: «L’eliminazione dell’Osservatorio presso il ministero della Salute e la concentrazione del controllo su tutto il sistema in mano solo al ministero dell’Economia». Intanto, «l’industria dell’azzardo si offre come agente di welfare. E questo richiede a tutti una maggiore lucidità, anche alla Chiesa. Serve un “codice etico” delle offerte che riceviamo». E si fanno alcuni esempi come «la benedizione dei locali dell’azzardo e la sponsorizzazione delle feste patronali». Non basta, infatti, quello che finora si è fatto per contrastare l’azzardo.
Dall’incontro è emersa la domanda su “cosa fare di nuovo”. In particolare «è necessaria una valorizzazione reciproca di tutte le iniziative. Bisogna serrare le fila, unire le forze per un’azione maggiore». In primo luogo per una corretta comunicazione anche perché «l’argomento è stato cancellato dal mondo dell’informazione. Passa solo quella fortemente ingannevole delle modalità di vincita, come quella recente sul superenalotto. Ma tutto il resto viene oscurato». Invece c’è bisogno di una corretta informazione «in particolare sulle pressioni per eliminare il divieto di pubblicità dell’azzardo in parte già superato con alcuni trucchi, come possiamo vedere sulle maglie di quasi tutte le squadre di calcio sia di Serie A che di serie B». Saranno così promossi una serie di convegni delle Caritas regionali e iniziative che diano continuità agli interventi. Ma questo è solo il primo passo. Perché «questo è un atto di giustizia sociale».
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