Don Aldo Mei, martire della Resistenza, è stato nominato "Giusto tra le Nazioni"
Il sacerdote lucchese fucilato dai nazisti nel 1944 è stato insignito del titolo dallo Yad Vashem di Gerusalemme. In riconoscimento «del coraggioso aiuto che ha prestato agli ebrei durante l'Olocausto». L'arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti: «Un tributo che ci ricorda di scegliere di non servire l'odio e di non nascondersi dietro l'indifferenza»

Lo Yad Vashem di Gerusalemme, l'Ente nazionale per la Memoria della Shoah, ha insignito don Aldo Mei, sacerdote lucchese martire della Resistenza, del titolo di “Giusto tra le Nazioni”. E a breve il suo nome sarà inciso sul Muro d'Onore nel Giardino dei Giusti. La comunicazione è arrivata la sera del 23 giugno direttamente da Israele ed è firmata dal direttore del Dipartimento dei Giusti tra le Nazioni, Joel Zisenwine. Nel settembre 2025, in preparazione a questo evento, si tennero due giornate a Lucca, a cura dell'Associazione Bene Gratitudine e Memoria. Ora è arrivata l'ufficialità. Nella lettera, indirizzata al nipote del sacerdote lucchese, ucciso dalle SS nel 1944, sugli spalti delle Mura di Lucca a Porta Elisa, c'è scritto: «La Commissione per la Designazione dei Giusti ha deciso di conferire il titolo di Giusto tra le Nazioni al suo defunto zio, Don Aldo Mei, in riconoscimento del coraggioso aiuto che ha prestato agli ebrei durante l'Olocausto, rischiando la propria vita».
L’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti ha appreso la «notizia con il cuore colmo di gioia e riconoscenza – ha detto -. A nome della Chiesa di Lucca, ringrazio lo Yad Vashem di Gerusalemme, che ha riconosciuto la carità di don Aldo e il bene da lui profuso nei confronti degli ebrei perseguitati durante l'orrore dell'Olocausto. Abbiamo sempre bisogno di tenere alta la lampada del bene, perché non sia dimenticato il valore assoluto della vita e della dignità di ogni persona». E ha aggiunto: «Questo tributo alla memoria di don Aldo - conclude Giletti - inoltre ricorda a tutti noi che, anche nei momenti più difficili della storia, si può scegliere di non servire l'odio e di non nascondersi dietro l'indifferenza, ma di vincere il male con il bene, pagando di persona e suscitando un'umanità nuova, aperta alla fraternità universale».
Chi è Aldo Mei: la sua storia
Aldo Mei è nato a Ruota, nel comune di Capannori (Lucca) ed è vissuto a Fiano di Pescaglia in provincia di Lucca. Entrato in seminario nell’ottobre del 1925 è stato ordinato prete dall’arcivescovo Antonio Torrini il 29 giugno 1935. Durante il periodo della Resistenza ha spesso offerto rifugio a ebrei, disertori del regime fascista e perseguitati politici. Nella sua vita si è prodigato anche per distribuire copie dell'Avvenire d'Italia, il quotidiano cattolico che insieme all'’Italia di Milano - per volere di papa Paolo VI - ha dato vita nel 1968 ad Avvenire. Il 2 agosto 1944 è stato arrestato dai nazisti nel corso di un rastrellamento, subito dopo aver celebrato la messa nella sua parrocchia. Fu rinchiuso nella Pia Casa di Lucca, processato con l’accusa di aver dato rifugio ad un ebreo e condannato a morte. A nulla valse il tentativo in extremis di salvarlo dell'arcivescovo di Lucca monsignor Antonio Torrini. Gli hanno impedito di incontrarlo e gli hanno negato anche gli ultimi sacramenti, nel tentativo di piegare la sua resistenza e di ottenere informazioni sui movimenti dei partigiani, provando ad estorcergliele anche con insulti e percosse.

Alle ore 22 del 4 agosto 1944, venne condotto da un plotone di esecuzione di SS sotto gli spalti delle Mura di Lucca nei pressi di Porta Elisa: fu costretto a scavarsi la fossa e venne ucciso con un colpo di pistola. Prima di essere fucilato, volle, come Cristo, perdonare e benedire i suoi assassini. Le ultime parole, che è riuscito a vergare sulle pagine bianche del breviario e sulla parte interna di una busta, indirizzate ai genitori e al ragazzo ebreo suo ospite, trasudano serenità e perdono: «Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per l’amore! Deus Charitas est e Dio non muore. Non muore l’amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono».
Il giorno successivo, ottenuto il permesso dal Comando tedesco, verso le 10,00, la salma è stata dissepolta, prelevata e traslata presso le suore Barbantini di Lucca. Ora riposa nella sua chiesa parrocchiale. In molti attendono che la sua morte venga riconosciuta come martirio e si possa così procedere alla sua beatificazione.
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