Chi sono i due sacerdoti e la fedele dichiarati "Giusti tra le Nazioni"

Don Aldo Mei fu fucilato dalle SS per aver offerto rifugio ad alcuni ebrei, disertori del regime fascista e perseguitati politici. Don Egisto Salvatori e Stella Coppedé rischiarono la vita per aver dato ospitalità, in particolare, a due donne in fuga dalle persecuzioni, una delle quali poi diventò mamma
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June 24, 2026
Chi sono i due sacerdoti e la fedele dichiarati "Giusti tra le Nazioni"
Da destra, don Aldo Mei e don Egisto Salvatori / Toscana Oggi
La commissione per la designazione dei giusti ha deciso di conferire il titolo di "Giusto tra le nazioni" a due presbiteri e una fedele laica toscani. Toccante la storia di don Aldo Mei, originario di Ruota (Capannori), in provincia di Lucca, ordinato prete dall’arcivescovo Antonio Torrini il 29 giugno 1935 e qualche mese dopo nominato parroco di Fiano, frazione del comune di Pescaglia, sempre in provincia di Lucca. Il 2 agosto 1944, subito dopo aver celebrato la Messa, fu arrestato in chiesa dai tedeschi. Il comando del fascio di Pescaglia aveva ricevuto diverse lettere (per il vero tutte scritte da una sola persona) che lo accusavano di essere antifascista: durante il periodo della Resistenza, infatti, aveva spesso offerto rifugio a ebrei, disertori del regime fascista e perseguitati politici. Fu rinchiuso nella Pia Casa di Lucca, processato e condannato a morte. Tra le accuse del processo sommario anche quello di aver dato la Comunione ai partigiani e di essere in possesso di una radio (peraltro non funzionante). A nulla valse il tentativo in extremis di salvarlo dell’arcivescovo della sua diocesi: alle 22 del 4 agosto 1944, venne condotto da un plotone di esecuzione di SS sotto gli spalti delle mura di Lucca nei pressi di Porta Elisa: fu costretto a scavarsi la fossa e venne ucciso con 28 colpi di fucile. Prima di essere fucilato, volle, come Cristo, perdonare e benedire i suoi assassini. Scriverà nelle pagine vuote del suo breviario ai suoi genitori: «Babbo e mamma state tranquilli, sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti, solamente ho amato come mi è stato possibile. Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per l’amore, perché Dio è amore». Il commento dell’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti: «Questo tributo alla memoria di don Aldo ricorda a tutti noi che, anche nei momenti più difficili della storia, si può scegliere di non servire l’odio e di non nascondersi dietro l’indifferenza, ma di vincere il male con il bene, pagando di persona e suscitando un’umanità nuova, aperta alla fraternità universale».
Morirà invece di morte naturale don Egisto Salvatori, originario di Ripa (dove nacque il 19 agosto 1881), ordinato presbitero il 31 marzo 1906 e nominato poi parroco a Terrinca, frazione di Stazzema, in provincia di Lucca. Paese da cui si ritirerà a causa dei suoi acciacchi, per rendere la sua anima a Dio il 23 aprile 1962 (il lunedì dell’Angelo) nella borgata di Pozzi, presso Querceta. Anche Stella Coppedé era di Terrinca. La sua storia e quella di don Egisto è legata, in particolare, alla storia di una bambina nata in quegli anni, soprannominata "Lilli". Era il febbraio del 1944, quando, nel pieno della persecuzione antiebraica, due giovani donne ebree, Enrica Cremisi, incinta, e sua cognata Elda Funaro con i suoi due bambini, senza mezzi né protezione, si trasferirono a Terrinca. Presso la padrona di casa Stella Coppedè e nel parroco del paese, don Egisto Salvatori, appunto, trovarono umana solidarietà e protezione. Grazie a loro, nel giugno del ’44, Enrica poté dare alla luce, nell’ospedale di Seravezza, una bambina, Adriana, familiarmente chiamata “Lilli”. Un’operazione a cui contribuì anche una suora, nascondendo la bambina ed evitando che fosse riconosciuta come ebrea. Sempre grazie all’azione solidale di alcune donne del paese, come Riccarda Navarchi in Bazzichi, Lilli potè essere allattata. L’assessore comunale alla cultura di Stazzema Anna Guidi ricorda ancora con un pizzico di commozione quando, «nel 2018, Lilli da Israele tornò a Terrinca, accolta dal sindaco Verona e dall’intero paese, per ringraziare quell’atto di amore».
Una medaglia e un certificato d’onore saranno inviati all’Ambasciata dello Stato di Israele a Roma, che organizzerà una cerimonia in memoria dei tre. In futuro, i nomi di don Egisto Salvatori, don Aldo Mei e Stella Coppedé saranno incisi sul Muro d’Onore nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem, il Centro mondiale per la memoria dell'Olocalusto a Gerusalemme, con l’assicurazione che la loro eredità di coraggio e compassione sarà ricordata per sempre. La comunicazione è arrivata martedì 23 giugno, da Israele, firmata dal direttore del Dipartimento dei Giusti tra le Nazioni, dottor Joel Zisenwine. Nei mesi scorsi si sono tenute alcune giornate di studio a Lucca e a Pisa, curate da don Luca Bandiera, prete dell'arcidiocesi di Siracusa, promotore del progetto "Bene, gratitudine e memoria" tra chiese diocesane, comunità ebraiche italiane e volontario presso lo Yad Vashem di Gerusalemme.

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