Sulla Luna, o nel passato
di Sofia
Partenze, ritorni, lati oscuri: il viaggio di ogni famiglia verso l'ignoto, come quello di Artemis II

Numero #14| 12.4.2026
Da qualche giorno c’è un cratere sulla Luna di nome Carroll. L’ha chiamato così Reid Wiseman, il comandante della missione Artemis II che ha riportato l’uomo in orbita attorno alla Luna, in memoria della moglie scomparsa nel 2020. Lei, Carroll, era un’infermiera, aveva 46 anni quando ha scoperto d’essere malata di cancro e ha fatto di tutto perché Reid non rinunciasse alla sua carriera come lui, invece, voleva fare per starle vicino e per occuparsi delle loro due bambine. La storia è diventata presto un collante tra i membri dell’equipaggio, tanto che al momento del “battesimo” del cratere i quattro si sono uniti in un abbraccio commovente, collegati con la Terra, dove la famiglia di Reid ha osservato un minuto di silenzio.
La Nasa ha un programma molto scrupoloso dedicato alle famiglie degli astronauti, che devono fare i conti con un’esperienza di separazione e di riavvicinamento decisamente fuori dall’ordinario. Mogli e mariti si sono conosciuti nel corso dei mesi, hanno partecipato a incontri e riunioni pensate per consentire loro di sostenersi durante la missione; ai figli, bambini e ragazzi, è stato permesso di osservare da vicino la navicella Orion e sono stati spiegati i diversi passaggi del viaggio, senza nascondere i suoi enormi rischi (anche quello, scongiurato venerdì notte, di non fare ritorno).
La verità di ogni esplorazione, d’altronde, è che anche quando ci si spinge lontanissimi, oltre i confini conosciuti, quello che resta fermo e che ci tiene ancorati è sempre ciò che amiamo. La famiglia, mettila così, è un po’ la nostra free-return trajectory: la rotta sicura che ci permette di allontanarci, di crescere, di esplorare il mondo, sapendo che c’è sempre un luogo verso cui tornare.
Che bello guardarlo da lontano, come abbiamo guardato la Terra nelle immagini straordinarie scattate da Artemis, accorgendoci che in fondo è stata proprio lei la vera protagonista del viaggio.
La Nasa ha un programma molto scrupoloso dedicato alle famiglie degli astronauti, che devono fare i conti con un’esperienza di separazione e di riavvicinamento decisamente fuori dall’ordinario. Mogli e mariti si sono conosciuti nel corso dei mesi, hanno partecipato a incontri e riunioni pensate per consentire loro di sostenersi durante la missione; ai figli, bambini e ragazzi, è stato permesso di osservare da vicino la navicella Orion e sono stati spiegati i diversi passaggi del viaggio, senza nascondere i suoi enormi rischi (anche quello, scongiurato venerdì notte, di non fare ritorno).
La verità di ogni esplorazione, d’altronde, è che anche quando ci si spinge lontanissimi, oltre i confini conosciuti, quello che resta fermo e che ci tiene ancorati è sempre ciò che amiamo. La famiglia, mettila così, è un po’ la nostra free-return trajectory: la rotta sicura che ci permette di allontanarci, di crescere, di esplorare il mondo, sapendo che c’è sempre un luogo verso cui tornare.
Che bello guardarlo da lontano, come abbiamo guardato la Terra nelle immagini straordinarie scattate da Artemis, accorgendoci che in fondo è stata proprio lei la vera protagonista del viaggio.
Adesso cominciamo.
Sulla Luna, o nel passato
C’è chi percorre centinaia di migliaia di chilometri nello spazio per tornare a casa. E c’è chi attraversa anni di domande e ricerche in archivi polverosi per ritrovare un nome. Le storie delle genealogiste Priscila Silva dos Santos e Giulia Depentor, che raccontiamo proprio oggi su Avvenire, appartengono a questa seconda categoria: due viaggi nel tempo, iniziati da bambine mettendo insieme i ricordi fragilissimi dei nonni e proseguiti tra i registri anagrafici e parrocchiali della nostra bella Italia.
Non si tratta di vicende isolate, anzi. Negli ultimi anni la ricerca genealogica delle proprie origini è diventata un fenomeno globale: milioni di persone cercano di ricostruire la propria storia familiare partendo dalla domanda delle domande, “Da dove vengo?”. Alla diffusione delle inchieste sui propri antenati hanno ovviamente contribuito le piattaforme digitali, che oggi rendono accessibili miliardi di documenti storici trasformando la genealogia da disciplina per specialisti a pratica diffusa, quasi domestica. Non solo nostalgia antiquaria: secondo gli esperti siamo davanti a un bisogno disperato di orientamento, che attraversa tutte le generazioni e le culture di appartenenza. Ti sorprende? Visti i tempi a noi no, affatto.
Il passo che vorremmo provare a compiere qui insieme, piuttosto, è capire come questo ritorno alle origini possa (o forse debba) riguardare anche l’educazione dei figli. Chi ha dedicato praticamente tutta la sua vita al tema è la psicologa americana Robyn Fivush che, in buona sostanza, è arrivata a queste conclusioni: i bambini e i ragazzi che conoscono la storia della propria famiglia, perché cresciuti nella costante narrazione di essa, sviluppano una maggiore consapevolezza del proprio sé e soprattutto una maggiore resilienza emotiva. Non diventano invulnerabili, per carità, ma più capaci di attraversare le difficoltà sì. Sapere, cioè, che prima di loro qualcuno ha affrontato guerre, migrazioni, malattie o crisi e ricostruzioni economiche li aiuta a collocare le proprie fatiche dentro una narrazione più ampia. Non sono soli: sono parte di una continuità.
La questione interpella direttamente la nostra vita familiare. Raccontare una storia – la fuga di un bisnonno, il lavoro di una nonna, la passione di uno zio – significa consegnare ai figli un ricordo e allo stesso tempo una bussola, ciò che nel tempo dell’accumulo di messaggi sulle chat e di fotografie digitali abbiamo invece quasi completamente smesso di fare. Abbiamo archivi più vasti che mai, disponiamo di milioni di dati e informazioni e immagini con un clic, ma troviamo sempre meno occasioni per trasmettere storie da una generazione all’altra. Prendendoci il tempo necessario – sacrosanto – di raccontarle noi, a parole. Non bastano i libri di scuola, tanto meno continuare a lamentarci che i nostri figli non leggono più. Serviamo, serviremmo, noi.
Negli ultimi anni si è parlato molto dei cosiddetti “viaggi delle radici”: a promuoverli in maniera sistematica, in Italia, è stato il ministero degli Esteri nell’ambito dell’Anno delle radici italiane nel mondo. Se non lo sapevi, s’è celebrato nel 2024 e ha prodotto non poche ricadute (complici i fondi del Pnrr dedicati): migliaia di discendenti di emigrati sono tornati nei borghi da cui sono partiti i loro antenati, unendo alla semplice vacanza anche la scusa (o il desiderio) di riconoscimento. A supportarli, un programma chiamato Italea, che abbiamo scoperto essere più di una semplice vetrina: il sito si è arricchito via via di proposte di itinerari, attività ed esperienze affatto banali, senz’altro utili ad attrarre orde di turisti stranieri nel nostro Paese, ma spesso inediti anche per noi italiani. Del portale in questione, ovviamente, ci interessa poco. In giorni molto difficili però, in cui anche la tua famiglia come tante altre nel nostro Paese sta facendo i conti con l’incertezza del futuro immediato, la possibilità che gli aerei non partano più, che viaggiare in macchina costi come imbarcarsi sull’Orion verso la Luna e che le vacanze diventino un lusso per pochi, l’idea di un ritorno alle origini potrebbe essere buona. L’idea di ritrovarsi, o di provarci almeno, in mezzo a tutto questo caos.
Ogni famiglia, in fondo, custodisce una propria traiettoria di ritorno. Qual è la tua?
Non si tratta di vicende isolate, anzi. Negli ultimi anni la ricerca genealogica delle proprie origini è diventata un fenomeno globale: milioni di persone cercano di ricostruire la propria storia familiare partendo dalla domanda delle domande, “Da dove vengo?”. Alla diffusione delle inchieste sui propri antenati hanno ovviamente contribuito le piattaforme digitali, che oggi rendono accessibili miliardi di documenti storici trasformando la genealogia da disciplina per specialisti a pratica diffusa, quasi domestica. Non solo nostalgia antiquaria: secondo gli esperti siamo davanti a un bisogno disperato di orientamento, che attraversa tutte le generazioni e le culture di appartenenza. Ti sorprende? Visti i tempi a noi no, affatto.
Il passo che vorremmo provare a compiere qui insieme, piuttosto, è capire come questo ritorno alle origini possa (o forse debba) riguardare anche l’educazione dei figli. Chi ha dedicato praticamente tutta la sua vita al tema è la psicologa americana Robyn Fivush che, in buona sostanza, è arrivata a queste conclusioni: i bambini e i ragazzi che conoscono la storia della propria famiglia, perché cresciuti nella costante narrazione di essa, sviluppano una maggiore consapevolezza del proprio sé e soprattutto una maggiore resilienza emotiva. Non diventano invulnerabili, per carità, ma più capaci di attraversare le difficoltà sì. Sapere, cioè, che prima di loro qualcuno ha affrontato guerre, migrazioni, malattie o crisi e ricostruzioni economiche li aiuta a collocare le proprie fatiche dentro una narrazione più ampia. Non sono soli: sono parte di una continuità.
La questione interpella direttamente la nostra vita familiare. Raccontare una storia – la fuga di un bisnonno, il lavoro di una nonna, la passione di uno zio – significa consegnare ai figli un ricordo e allo stesso tempo una bussola, ciò che nel tempo dell’accumulo di messaggi sulle chat e di fotografie digitali abbiamo invece quasi completamente smesso di fare. Abbiamo archivi più vasti che mai, disponiamo di milioni di dati e informazioni e immagini con un clic, ma troviamo sempre meno occasioni per trasmettere storie da una generazione all’altra. Prendendoci il tempo necessario – sacrosanto – di raccontarle noi, a parole. Non bastano i libri di scuola, tanto meno continuare a lamentarci che i nostri figli non leggono più. Serviamo, serviremmo, noi.
Negli ultimi anni si è parlato molto dei cosiddetti “viaggi delle radici”: a promuoverli in maniera sistematica, in Italia, è stato il ministero degli Esteri nell’ambito dell’Anno delle radici italiane nel mondo. Se non lo sapevi, s’è celebrato nel 2024 e ha prodotto non poche ricadute (complici i fondi del Pnrr dedicati): migliaia di discendenti di emigrati sono tornati nei borghi da cui sono partiti i loro antenati, unendo alla semplice vacanza anche la scusa (o il desiderio) di riconoscimento. A supportarli, un programma chiamato Italea, che abbiamo scoperto essere più di una semplice vetrina: il sito si è arricchito via via di proposte di itinerari, attività ed esperienze affatto banali, senz’altro utili ad attrarre orde di turisti stranieri nel nostro Paese, ma spesso inediti anche per noi italiani. Del portale in questione, ovviamente, ci interessa poco. In giorni molto difficili però, in cui anche la tua famiglia come tante altre nel nostro Paese sta facendo i conti con l’incertezza del futuro immediato, la possibilità che gli aerei non partano più, che viaggiare in macchina costi come imbarcarsi sull’Orion verso la Luna e che le vacanze diventino un lusso per pochi, l’idea di un ritorno alle origini potrebbe essere buona. L’idea di ritrovarsi, o di provarci almeno, in mezzo a tutto questo caos.
Ogni famiglia, in fondo, custodisce una propria traiettoria di ritorno. Qual è la tua?
🧰 La cassetta degli attrezzi
A metà tra la bussola e l'archivio
Le famiglie hanno sempre custodito nomi, storie e memorie. Cos’è cambiato nel corso del tempo?
• Dati: oltre 40 milioni di persone nel mondo hanno effettuato test genetici per ricostruire le proprie origini; le principali piattaforme genealogiche raccolgono oggi più di 30 miliardi di documenti storici digitalizzati; l'Italia è al centro del fenomeno, si stimano circa 80 milioni di discendenti di emigrati connazionali nel mondo, moltissimi dei quali interessati a ritrovare le proprie radici.
• Rischi: scoprire verità inattese può generare tensioni tra parenti; l’uso di test genetici espone dati sensibili; il passato può essere idealizzato o semplificato; storie familiari dolorose possono riattivare emozioni difficili da condividere.
• Opportunità: raccogliere racconti e documenti rafforza il dialogo tra generazioni; conoscere le proprie radici aiuta a costruire identità e continuità; visitare i luoghi degli antenati rende concreta la memoria.
Questo è il momento per fermarti a riflettere su quello che accade nella tua, di famiglia, sui “viaggi” che avete compiuto, sulle storie che condividete. Abbiamo articolato una riflessione ampia, prenditi del tempo per leggerla e per ragionarci su.
• Dati: oltre 40 milioni di persone nel mondo hanno effettuato test genetici per ricostruire le proprie origini; le principali piattaforme genealogiche raccolgono oggi più di 30 miliardi di documenti storici digitalizzati; l'Italia è al centro del fenomeno, si stimano circa 80 milioni di discendenti di emigrati connazionali nel mondo, moltissimi dei quali interessati a ritrovare le proprie radici.
• Rischi: scoprire verità inattese può generare tensioni tra parenti; l’uso di test genetici espone dati sensibili; il passato può essere idealizzato o semplificato; storie familiari dolorose possono riattivare emozioni difficili da condividere.
• Opportunità: raccogliere racconti e documenti rafforza il dialogo tra generazioni; conoscere le proprie radici aiuta a costruire identità e continuità; visitare i luoghi degli antenati rende concreta la memoria.
Questo è il momento per fermarti a riflettere su quello che accade nella tua, di famiglia, sui “viaggi” che avete compiuto, sulle storie che condividete. Abbiamo articolato una riflessione ampia, prenditi del tempo per leggerla e per ragionarci su.
🖋️ Scritto in piccolo
Lo spazio a misura di bambino
A proposito di storie. Chi avrebbe mai detto che tutta l’arte, la filosofia, la fisica e la letteratura abbiano avuto origine da piccole righe incise circa sessantamila anni fa dall’Homo sapiens sui gusci delle uova di struzzo… Quelle lineette parallele, sovrapposte, ordinate a formare semplici figure geometriche sono state studiate da un gruppo di archeologi e due di loro, Enza Elena Spinapolice e Valentina Decembrini, sono le protagoniste della nuova puntata di Bella Scoperta!, il podcast di Popotus che potete ascoltare sul sito di Avvenire e su tutte le principali piattaforme di streaming. Sul numero di Popotus uscito lo scorso giovedì, invece, tra le altre cose ci siamo occupati della nuova e preoccupante fissazione di tante bambine: la skincare. E se è vero che lavare la faccia con cura deve essere un’abitudine quotidiana, non è altrettanto vero che per detergere il viso si debba ricorrere a prodotti costosi e poco adatti a una pelle ancora fragile, in crescita. Non è solo una questione estetica: l’Antitrust ha aperto un’indagine su Sephora, la grande catena di cosmesi, proprio perché incoraggia l’acquisto di prodotti inadatti a chi è troppo giovane per usarli.
📱 Chi ti influencer?

Famiglie sui social e in Rete
Chi di storie ne racconta tante, tantissime, è Luigina. Che è la nonna di Davide, con cui nel piccolo paese del Piemonte dove vive realizza i video che l'hanno resa una star sui social network e che negli ultimi anni è diventata la nonna anche di migliaia di giovanissimi follower. L'abbiamo intervistata, scoprendo la formula (possibile) dell'intergenerazionalità.
⌛ Tempo al tempo
Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Che i nostri ragazzi siano più che mai disorientati e in cerca di una bussola, se fosse servita un'ulteriore conferma, l'ha ribadito il Rapporto giovani dell'Istituto Toniolo. Dentro all'analisi c'è un aspetto particolarmente sconfortante, che riguarda il loro modo di pensarsi in coppia, cioè in una relazione stabile: l'abbiamo approfondito su Avvenire con Andrea Ceredani.
• Non è un caso, d'altronde, se in Italia si fanno sempre meno figli, sempre più tardi. E la solitudine ha un ruolo decisivo in questo meccanismo, come spiega Massimo Calvi.
• E pensare che il matrimonio fa anche bene alla salute.
• Nel frattempo abbiamo un record: siamo i più longevi d'Europa. Con un ma...
• A proposito di vecchiaia e di storie da tramandare: merita d'essere letto il reportage del collega Riccardo Bruno, pubblicato sul Corriere della sera, dal cuore dell'Ogliastra (anche per scoprire, se non lo sai, cosa vuol dire s'aggiudu torrau).
• Di storie altrettanto belle, di viaggi delle radici e genealogie di famiglia, ne troverai a decine sul Portale Antenati del ministero della Cultura. Il sito è nato nel 2011 e nel corso degli anni ha raccolto una mole impressionante di immagini e di documenti, così da essere diventato anche una risorsa fondamentale per quanti intendano affrontare ricerche anagrafiche e familiari. Provare per credere!
• Dal racconto di una storia di famiglia può nascere anche una conversione. È quello che è successo a Piacenza, dove tra le 14 persone battezzate il sabato di Pasqua c'erano anche Loredana e Oreste, arrivati alla fede perché spinti dalla testimonianza della madre e del padre di una ragazza morta in un incidente a 20 anni, nel 2022. Lei si chiamava Elisa, il resto leggilo qui.
• Chi di figli ne ha avuti 10, in barba a tutte le statistiche, è il cantante Mario Biondi. Ha spiegato il perché alla nostra Angela Calvini in un'intervista a cuore aperto.
• Sempre sui figli, piccola grande curiosità: ma perché vanno matti per la tuta da ginnastica?
• Conoscerà suo padre solo attraverso le fotografie e i ricordi della madre la piccola Aviana Rose, perché lui è morto da 10 anni. Una vicenda che riapre prepotentemente il dibattito sui limiti etici della fecondazione assistita.
• A proposito di padri: l’associazione InFamiglia anche quest’anno ripropone la Dad Academy, un percorso di formazione riservato proprio ai papà. Quattro incontri, dal 23 aprile al 25 giugno, con Gigi de Palo e Annachiara Gambini, Barbara Tamborini Pellai, Massimo Calvi, fra Roberto Pasolini. Puoi partecipare (o segnalarlo a un papà che conosci).
• E sempre a proposito del ruolo e della presenza dei padri coi figli, in questo caso dopo una separazione: le cose dovrebbero cambiare.
• Non si arresta il dibattito sui social network e sulla necessità (o meno) che siano vietati agli adolescenti: a seguire le orme dell'Australia sarà presto anche la Grecia, mentre in Italia spuntano nuove proposte di legge. E poi ci sono i Patti digitali, per provare ad educare tutti insieme.
• Adesso ti proponiamo un video che ognuno di noi – non solo i ragazzi – dovrebbe guardare per capire davvero cosa significa stare sempre attaccati allo schermo dello smartphone e poi smettere: l'ha girato, accettando in prima persona di sottoporsi all'esperimento, il giornalista della Cnn Bill Weir.
• Libri e famiglia: il Forum delle Associazioni Familiari, in collaborazione con il Comune di Pontremoli e la Fondazione Città del Libro, ha annunciato la selezione dei 18 volumi che hanno superato la prima fase della V edizione del Premio Letterario “Pontremoli – Città del Libro e della Famiglia”. La cerimonia finale si terrà il 4 luglio, a Pontremoli, ma tu nel frattempo scorri i titoli e vedi se qualcuno può fare per te.
• Film e famiglia: visto che abbiamo parlato di viaggi nello spazio, devi assolutamente andare al cinema coi tuoi a guardare L'ultima missione – Project Hail Mary. E poi leggere che cosa ne abbiamo scritto.
• Infine, Chiesa e famiglia: dal 30 aprile al 3 maggio è in programma la XXVI Settimana nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare a Verona. Quest'anno sarà dedicata all'educazione affettiva e alle relazioni. Intanto scopri il programma, poi nei prossimi numeri di Sofia approfondiremo il tema.
• Tornando ai viaggi e alle vacanze, se resterai in Italia e magari punterai a Sud, perché non pensare al Molise? Tra le altre cose c'è Agnone, che ha una tradizione tutta particolare da raccontare.
• A Torino l'Exposed Photo Festival è invece un viaggio nel cuore della fotografia, dedicato al mettersi a nudo: 18 mostre dislocate in tutta la città, fino al 2 giugno.
• Quanto a una colonna sonora lunare, visto che nei giorni di Artemis ne sono state utilizzate tante, te ne proponiamo una che secondo noi non passa mai di moda.
Guerre, costi crescenti e bimbi sempre più fragili. Le adozioni hanno futuro?
Dopo il crollo degli ultimi anni i numeri dell'accoglienza dei minori dall'estero si sono stabilizzati, con l'Italia decisamente sopra la media europea. Ma le difficoltà aumentano, le famiglie fanno sempre più fatica e gli enti chiedono interventi al governo. Leggi.
Il nostro padre ignoto e il vocabolario dei figli
“Chill”, “cringe”, “fra”: un viaggio (molto avventuroso) dentro al gergo degli adolescenti di oggi. Vai alla tredicesima puntata.
Il passato? Si cammina (con tappa ad Aquileia)
Nell'antica città del Friuli Venezia Giulia una manifestazione che valorizza le tradizioni e guarda al presente. Scopri.
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La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
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— La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Massimo Dezzani, Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia, Chiara Vitali
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