Epatiti: in Italia la mortalità è in calo

L'Istituto superiore di sanità rilancia i messaggi di prevenzione: aderire agli screening e vaccinarsi. lnfatti l'infezione resta una minaccia: spesso silente, porta a sviluppare cirrosi e tumori al fegato
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July 28, 2026
Epatiti: in Italia la mortalità è in calo
Gli screening sono importanti nella lotta contro i virus dell'epatite/IMAGOECONOMICA
Le epatiti continuano a rappresentare una minaccia alla salute pubblica, anche se oggi rispetto alle forme virali si dispone di armi migliori in fase sia di prevenzione (vaccino contro l’epatite B), sia di trattamento (in particolare contro l’epatite C). Tuttavia l’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di eliminare l’epatite per il 2030 resta altamente impegnativo. In Italia nel 2025, fa sapere l’Istituto superiore di sanità (Iss), sono in calo i casi di epatite B e C, mentre sono cresciuti quelli di epatite A ed E. In occasione dell'odierna giornata mondiale delle epatiti sono stati diffusi dati in chiaroscuro nella lotta a queste infiammazioni del fegato, che – a parte le forme tossiche o autoimmuni – hanno perlopiù origine infettiva, anche se la modalità di trasmissione è differente nei cinque tipi prevalenti (A, B, C, D, E).
L’Iss rilancia le stime dell’Oms, che indica in 287 milioni il numero di persone che convive con epatite cronica da virus B (Hbv) o C (Hcv). Aggiungendo che quasi 2 milioni sono i nuovi casi ogni anno, accompagnati da 1,3 milioni di morti per patologie correlate all’infezione: cirrosi epatica e cancro del fegato. Si tratta, puntualizza l’Oms, del numero più alto tra i decessi per malattie infettive. In Italia sono cresciuti i casi di epatite A, il cui contagio è perlopiù per via alimentare (frutti di mare, anche se non manca l’origine sessuale), e quelli di epatite E (trasmessi per via alimentare, carne suina poco cotta, e orofecale). Diverso il caso delle forme B e C della malattia. Per la prima è disponibile un vaccino, obbligatorio in Italia dal 1991, che ha sensibilmente ridotto l’incidenza dell’infezione, che si tasmette attraverso il sangue e i liquidi corporei. Per l’epatite C negli ultimi 15 anni sono migliorate nettamente le terapie, con farmaci che sono in grado di eradicare il virus. Il virus dell’epatite D può trasmettersi, anch’esso per sangue e liquidi corporei, ma solo se è presente già il virus B, e spesso aggrava l’evoluzione clinica della malattia.
L’Iss sottolinea che circa dieci anni fa la mortalità correlata alle epatiti virali era quasi tre volte superiore a quella osservata oggi. «Oggi disponiamo di test semplici e terapie altamente efficaci; per questo è fondamentale aderire allo screening, eseguire il test almeno una volta nella vita – spiega una nota dell’Iss – e cogliere ogni occasione per una diagnosi precoce. La lotta alle epatiti deve essere considerata, a tutti gli effetti, una strategia di contrasto al cancro, attraverso la vaccinazione anti-Hbv, la diagnosi precoce e la cura dell’epatite C». Infatti il programma nazionale di screening, che ha già coinvolto oltre 3,1 milioni di persone, ha consentito di individuare più di 20mila infezioni da Hcv precedentemente non diagnosticate, di cui oltre 4.500 nella popolazione generale senza fattori di rischio noti.
«Le epatiti virali rappresentano ancora oggi un problema di salute pubblica di grande rilevanza – sottolinea Anna Teresa Palamara, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Iss – che il nostro Paese vuole affrontare con un Piano nazionale che include malattie e agenti patogeni accomunati da alcune delle modalità di trasmissione come epatiti, Hiv e infezioni sessualmente trasmesse. Piano che propone anche una serie di misure per migliorare l’efficienza dello screening e facilitare l’accesso alle cure, visto che la diagnosi delle epatiti virali è da sempre un elemento critico poiché la maggior parte delle persone non presenta sintomi evidenti ed effettua il test tardivamente, rischiando di sviluppare una malattia epatica avanzata». Il Piano, elaborato dal ministero della Salute in collaborazione con l’Iss, le Regioni, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti, è attualmente in approvazione da parte della conferenza Stato-Regioni. E l’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), con la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e l’associazione EpaC, lancia un appello a promuovere prevenzione, informazione, screening e accesso alle cure. Obiettivo, spiega Aisf, è raggiungere le persone che convivono con un’infezione senza saperlo (alcune forme possono restare per lungo tempo asintomatiche) e garantire un rapido collegamento tra diagnosi, presa in carico e trattamento.

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