Severino lascia la presidenza della Scuola nazionale dell'amministrazione
L'ex ministro lascia l'incarico che svolgeva dal 2021 a titolo gratuito e che le era stato confermato lo scorso novembre dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

Si apre un buco a Palazzo Chigi. Paola Severino si è dimessa da presidente della Scuola nazionale dell’amministrazione. L’organismo, innestato presso la Presidenza del Consiglio, svolge il compito poco visibile, ma cruciale, di selezionare e formare i dirigenti apicali della Pubblica amministrazione centrale. I grand commis, i civil servant, i super-burocrati, coloro che fanno muovere per davvero, ben più di ministri e sottosegretari, la complessa macchina del potere a Roma e nelle Regioni. Severino, legale di fama, accademica di rilievo internazionale ed ex ministro della Giustizia durante il governo Monti, aveva iniziato il suo secondo mandato quadriennale il 6 novembre 2025, con nomina di Giorgia Meloni su proposta del ministro Zangrillo. Lascia dopo otto mesi. Il primo mandato le era stato conferito da Mario Draghi il 23 settembre 2021, su proposta dell’allora ministro Brunetta.
L’addio di Severino arriva a pochi giorni dalla scadenza del mandato del segretario generale della Scuola, Riccardo Sisti, nominato da Brunetta il 6 luglio 2022 (nel 2021, quando Severino si è insediata, tale incarico non esisteva). Nonostante le circostanze siano avvolte da discrezione e silenzio, l’addio di Severino e il mandato in scadenza di Sisti sembrano essere collegati. L’ex ministra della Giustizia svolgeva l’incarico a titolo gratuito e aveva piena fiducia nell’operato di Sisti. Difficile carpire altro. Qualcuno azzarda che i nomi dei possibili successori non offrissero a Severino le medesime garanzie offerte da Sisti. Medesimo riserbo da fonti governative vicine al dossier, che fanno notare soltanto come Severino fosse informata, quando ha accettato la seconda nomina, del possibile defenestramento di Sisti e della conferma, invece, del vicepresidente Remo Morzenti Pellegrini.
Insomma è una storia che lascia diversi punti di domanda. Per questo motivo la stessa Severino, ieri pomeriggio, quando ha capito che la notizia stava per uscire, ha inviato alle agenzie di stampa una propria nota: l’ex ministra motiva la scelta con «intervenute circostanze personali». Le dimissioni sono state presentate «con grande rammarico» e sono legate al «cumularsi di numerosi impegni» che impedivano di «continuare a garantire lo svolgimento dell’incarico di presidente con la qualità, la continuità e la piena dedizione che la Scuola richiede». Da Severino arrivano anche i ringraziamenti al Governo e la rivendicazione dei risultati ottenuti in particolare con «la stabilizzazione della cadenza annuale del corso-concorso», il vero canale di selezione dei principali dirigenti pubblici su scala nazionale e regionale.
Con una nota pubblica che cerca di spegnere sul nascere le polemiche, i contorni politici della vicenda possono essere solo desunti. Per il Governo si tratta di digerire le dimissioni di un profilo autorevole come quello di Paola Severino. E a prescindere dalle versioni ufficiali e ufficiose che saranno fornite sulle dimissioni e sulla posizione di Sisti, sarà difficile scansare il sospetto o l’accusa di voler aver un maggiore controllo sulla Sna.
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