giovedì 15 gennaio 2004
E'molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev'essere sempre. In uno dei drammi "borghesi" di Pirandello, Il piacere dell'onestà, il protagonista Maurizio Setti introduce questa distinzione tra eroi e galantuomini. Essa ci permette una riflessione semplice ma necessaria. Non è nel gesto clamoroso che si misura la statura morale autentica di una persona: l'atto di eroismo, infatti, può nascere anche da un'emozione, da un'esaltazione, da un coraggio non meditato e si esaurisce in quel gesto supremo. Certo, esso è pur sempre un segno di ardimento, di libertà, di testimonianza, ma riceve il suo valore genuino se è coerente con un'intera esistenza. Ed è qui che si configura la vera moralità, anzi, il più generoso e impegnativo compito, quello della costanza e della fedeltà continua. Un genitore che ogni giorno adempie alla propria vocazione nelle piccole e umili incombenze, un cristiano che è sempre coerente con la propria fede pagandone il prezzo quotidiano anche a proprio discapito materiale, la persona che si consacra alla sua missione ogni giorno senza «suonare la tromba davanti a sé», tutti costoro testimoniano la grandezza della loro anima e incarnano quello che potremmo chiamare "eroismo quotidiano", fatto di piccole cose. Ai nostri giorni, nei quali impera solo ciò che fa notizia sensazionale, si dimenticano tutti questi "galantuomini" che permettono alla società di essere più giusta e umana e non si celebra una virtù che sembra ormai relegata in un passato polveroso, la perseveranza. Eppure Gesù ci ammoniva: «Con la perseveranza salverete le vostre anime» (Luca 21, 19).
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