mercoledì 28 maggio 2003
Gli uomini sono sempre contro la ragione quando la ragione è contro di loro. Appena vedo qualche testo costruito a raccolta di detti, è facile capire che esso cada sotto il mio interesse perché mi può essere d'aiuto ad aggiungere un'altra giornata di vita al "Mattutino". Così, trovo un'edizione delle Note, massime e pensieri del filosofo illuminista francese Claude-Adrien Helvétius (1715-1771) del quale ho solo un vago ricordo liceale (so che era uno dei collaboratori della famosa Encyclopédie). È naturale che non poche di queste "massime" riguardino la ragione e i sensi. Ne incrocio una che mi pare brillante ed eccola introdotta nella nostra riflessione quotidiana. Bisogna essere sinceri: le cose stanno proprio così. Per molti la ragione è solo aver ragione. Tutto ciò che non entra nel perimetro delle loro convinzioni e convenienze diventa automaticamente assurdo. È, questa, una considerazione quasi scontata. Alla radice c'è sempre la superbia o l'egoismo. Per questa via si umilia la verità, non si ascoltano le ragioni degli altri, si diventa persino fanatici e si corre il rischio di credere alle menzogne elaborate per giustificare il proprio punto di vista e di vantaggio. Il teologo e martire Dietrich Bonhoeffer diceva che «l'inizio dell'amore per il prossimo sta nell'imparare ad ascoltare le sue ragioni». Solo così si riesce a vedere che la ragione è "oggettiva", è unica ma con molte facce e non deve essere adattata o manipolata secondo gli interessi. Altrimenti diventa vero l'amaro sarcasmo di Mefistofele nel Faust di Goethe: «Spesso l'uomo usa la ragione soltanto per vivere più bestia di ogni bestia».
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