Ci sono intuizioni teologiche meglio espresse nella forma letteraria che in quella filosofica. Ovvero, vi sono narratori che sanno cogliere l'essenza di alcuni passaggi su Dio quasi meglio di quanti ragionano su Dio per professione. Robert Schneider, scrittore austriaco, ce ne dร un assaggio in un romanzo, Kristus (Neri Pozza) dedicato a un predicatore anabattista, Jan di Beukels. Ascoltiamolo: ยซPosso maledire Dio dentro di me. Lui continuerร a esserci. Posso negare la sua esistenza insieme a tutti i sofisti di questo mondo. Lui continuerร a esserci. Quanto piรน decisamente lo nego, tanto piรน impetuoso รจ il suo sรฌ. Quanto piรน lo cerco con passione, tanto piรน crudele รจ il suo no. Lui non รจ nรฉ il bene nรฉ il male, nรฉ il giusto nรฉ l'ingiusto, nรฉ una domanda nรฉ una risposta. Lui รจ. Senza di me. E ha voluto me, ab aeterno. ร proprio in questo che consiste la sua inaudita, imperscrutabile, ineffabile grandezzaยป. Una visione ยซnegativaยป di Dio, l'idea che di lui nulla di umano si possa dire - siamo dalle parti di Dionigi l'Aeropagita. Ma resta questa affermazione cosรฌ stringente per la sensibilitร odierna che vuole eliminare il problema-Dio: Dio รจ, anche a toglierlo rispunterร sempre fuori. La storia dei totalitarismi รจ lรฌ a dimostrarlo: laddove Dio si nega, proprio lรฌ Dio si manifesta.
ยฉ RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire

