Perché ci sentiamo tutti un po' soli?

In questo episodio del podcast “Dentro l’Avvenire“ esploriamo la solitudine urbana, esperienza personale e collettiva, tra cause, conseguenze e alternative
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August 27, 2026
Non esiste un posto migliore di un altro in cui sentirsi soli. Le città sono fatte di vicinanze continue. Gente sul tram, negli uffici, nei bar, nei supermercati, nei condomini. Ma la solitudine con la quantità c’entra ben poco. Ha più a che fare con la qualità dei legami che riusciamo a costruire e a mantenere.  La solitudine urbana è anche una questione di luoghi perché se per costruire un legame servono tempo e frequentazione, servono anche dei posti in cui incontrarsi.
Quando siamo giovani esistono luoghi che ci obbligano, quasi senza che ce ne accorgiamo, a passare moltissime ore insieme ad altre persone: la scuola, l’università, lo sport. Crescendo, molti di questi spazi spariscono. Per molto tempo abbiamo costruito una parte della nostra identità anche attraverso luoghi e organizzazioni collettive: sindacati, associazioni, partiti, comunità religiose. Forse siamo solo alla ricerca di appartenenze abbastanza grandi che non riguardino soltanto noi, delle identità che siano in grado di dare un senso al mondo che viviamo.
In questo episodio del nostro podcast “Dentro l’Avvenire“ abbiamo esplorato il fenomeno della solitudine urbana, esperienza personale e collettiva, tra cause, conseguenze e possibili soluzioni alternative. Costanza Oliva ha raccolto la testimonianza di Francesco Salonia, cofondatore di Better Together, associazione no profit nata proprio per combattere la solitudine urbana e le analisi di Patrizia Catellani docente di Psicologia sociale all'Università Cattolica di Milano e dove dirige lo Psylab dell’Università Cattolica, uno dei centri coinvolti in Lonely-EU, un progetto europeo che studia cosa succede a una società quando molte persone si sentono sole.

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